Si chiamano “hot spot” e sono le aree più colpite dal cambiamento climatico del nostro Pianeta con gravi conseguenze su agricoltura e disponibilità idrica. È quanto emerge dallo studio dei ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima e dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR.

cambiamenti climatici

Gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno sentire ormai sempre di più. Però non tutte le zone del globo ne sono colpite alla stessa maniera: ci sono aree più coinvolte di altre che rischiano gravi conseguenze su agricoltura e risorse idriche.

Marco Turco, Elisa Palazzi e Jost von Hardenberg dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC-CNR) di Torino e Antonello Provenzale, direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse (IGG-CNR) di Pisa hanno rappresentato in una mappa tutti gli “hot spots”, ovvero i punti caldi della Terra, dove il surriscaldamento globale sta pesando di più sugli ecosistemi, sulle coltivazioni, sulla disponibilità di risorse idriche, nonché sul rischio idrogeologico. I risultati raccolti sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Geophysical Research Letters” ad opera dell’American Geophysical Union (l’organizzazione non profit di geofisica che racchiude oltre 144 paesi del mondo).

I ricercatori hanno preso in considerazione alcuni parametri (tra cui temperatura media, precipitazione, variabilità inter-annuale di temperatura media e precipitazione, frequenza di stagioni con temperatura e precipitazione media più alta delle massime nel trentennio precedente, frequenza di stagioni con precipitazione media minore della minima media stagionale nel trentennio precedente), e i cambiamenti registrati hanno fornito conferme empiriche sull’esistenza di zone più sensibili ai mutamenti del clima, che si stanno riscaldando più rapidamente di altre, con variazioni considerevoli nei valori medi e nella variabilità di temperatura e precipitazioni durante l’anno.

Il nostro lavoro, basato sull’analisi di archivi pubblici di dati di temperatura e precipitazioni degli ultimi sessant’anni (1951-2010), ha dimostrato che le regioni più sensibili ai cambiamenti risultano essere in Amazzonia, nel Sahel, nelle aree tropicali dell’Africa occidentale, in Indonesia e nella parte orientale dell’Asia centrale - ha dichiarato Provenzale - In tutte queste aree sono stati riscontrati cambiamenti congiunti in molti dei parametri climatici considerati, confermando che queste specifiche zone sono soggette a modifiche delle condizioni climatiche complessive. In generale, tuttavia, quasi tutte le regioni del mondo mostrano cambiamenti importanti in almeno alcuni parametri climatici. Nel bacino del Mediterraneo, in particolare, la temperatura media estiva è cresciuta di circa un grado negli ultimi cinquant’anni, parallelamente all’aumento del rischio di onde di calore estive”.

Gli hot spot identificati sono in accordo con quelli evidenziati dalle proiezioni fornite dai modelli del clima globale, dei quali quindi si conferma la validità - ha concluso Provenzale - Ciò indica che il cambiamento climatico non è una mera ipotesi futura, ma un processo già in corso. L’identificazione delle regioni più sensibili dovrebbe stimolare lo sviluppo di strategie internazionali di mitigazione dei rischi e di adattamento specificamente pensate, anche in vista della prossima COP21, la 21esima sessione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Parigi a dicembre prossimo”.