L’annuale Indice predisposto da Germanwatch e CAN Europe per valutare le emissioni di CO2 da combustibili fossili, ad eccezione delle emissioni del settore dei trasporti marittimi, e le politiche climatiche dei 58 Paesi maggiori emettitori, colloca la Germania in forte discesa, dietro l’Italia, compromettendo la posizione di leadership dell’UE, mentre la Cina evidenzia una continua ascesa positiva.

CCPI 2014 Overall Results World Map

Durante la Conferenza UNFCCC di Varsavia (11-22 Novembre 2013) è stata rilasciata la nuova edizione del Climate Change Performance Index (CCPI) che confronta le prestazioni per il clima di 58 Paesi industrializzati e in via di sviluppo che sono responsabili di più del 90% della produzione globale di emissioni correlate alla produzione e consumo di energia, dal momento che, a causa della mancanza di dati affidabili su temi quali la deforestazione e l’uso dei suoli, l’Indice si concentra sulle emissioni del settore energetico.
Redatto da Germanwatch (Organizzazione non governativa con sede a Bonn che si prefigge di promuovere l’equità globale e la salvaguardia dei mezzi di sussistenza) e Climate Action Network Europe (Rete che riunisce 140 organizzazioni di 25 Paesi, con l’obiettivo di arrestare gli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici) il CCPI viene calcolato attraverso un indice complessivo a cui concorrono 3 diversi parametri:

- i livelli di emissione dell’anno preso in considerazione sulla base dei dati forniti dall’International Energy Agency (gli ultimi si riferiscono al 2011) concorrono al 30% del peso complessivo;

- il trend delle emissioni derivanti da tali dati contribuisce per il 50%;

- la valutazione delle politiche climatiche, basate su un sondaggio tra oltre 200 esperti climatici dei Paesi interessati, incide per il 20%.

Pertanto, la struttura dell’Indice è tale che la graduatoria che ne deriva premia soprattutto i Paesi che dimostrano l’effettiva volontà di cambiamento.

Anche quest’anno, come negli anni precedenti, i primi 3 posti non sono stati assegnati ad alcun Paese, perché nessuno è stato in grado di mettere in campo le politiche in grado di contribuire seriamente a vincere la sfida climatica e a mantenere il riscaldamento globale entro i +2 °C.
I risultati mostrano che le emissioni mondiali hanno raggiunto un nuovo picco a livello globale, ma “Inaspettatamente, per la prima volta il nostro indice offre anche una fotografia che induce ad una prudente speranza - ha affermato Jan Burck, uno degli autori dell’Indice - Si può osservare che sussistono segnali positivi verso un rallentamento dell’aumento globale delle emissioni di CO2 e un certo disaccoppiamento tra crescita delle emissioni e crescita del PIL. Tant’è che la Cina, il più grande emettitore del mondo, ha migliorato la sua performance nella protezione del clima”.
 
La Cina, che ha rappresentato nel periodo 2002-2012 i 4/5 della crescita annua delle emissioni di CO2, con i massicci investimenti nelle rinnovabili e nell’aumento dell’efficienza energetica, continua a salire nella classifica dove ora si attesta al 46° posto (punti 52,41). Con la volontà delle autorità cinesi di voler seriamente contrastare l’inquinamento atmosferico che sta soffocando la capitale Pechino e numerose altre città popolose, si utilizza di più il gas naturale, l’energia eolica e quella solare, riducendo al contempo l’uso del carbone del quale, comunque, continua ad essere il più grande consumatore mondiale.
Secondo il Direttore di Germanwatch Christoph Bals, “C’è una reale possibilità e opportunità che in questo decennio si registri il picco delle emissioni, per poi mantenersi stabile”.

CCPI 4 Index EU Member Countries

Rimane prima, tra i Paesi in classifica, con il 4° posto (75,23) la Danimarca che continua, tuttavia, a migliorare leggermente il suo punteggio in tutti i settori rispetto all’anno precedente.
A seguire c’è la Gran Bretagna (69,66) che balza dal 10° al 5° posto, grazie a una riduzione delle emissioni del 15% negli ultimi cinque anni e ai suoi continui miglioramenti nell’efficienza energetica.
Al 6° posto (68,38%) si colloca il Portogallo (in precedenza 7°) in virtù sia delle riduzioni causate dalla recessione economica sia degli investimenti nella green economy, anche se negli ultimi mesi dal Governo sono giunti segnali contraddittori.
Seguono, quindi, Svezia (68,1) e Svizzera (66,17), entrambe in calo, mentre Malta (66,05) e Francia (65,9) fanno un notevole balzo nella classifica rispetto allo scorso anno.
Anche l’Italia mostra un miglioramento, passando dal 21° al 18°, riuscendo a ridurre le emissioni grazie al contributo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, mentre continua a collocarsi agli ultimi posti per quanto concerne le politiche climatiche.
Al riguardo, il Direttore dell’Ufficio europeo di Legambiente, Associazione che ha rappresentato il nostro Paese all’interno di CAN Europe, Mauro Albrizio ha osservato che “La grande sfida che ha di fronte l’Italia è quella di riuscire a mettere in campo un'ambiziosa politica climatica in grado di rendere strutturali le significative riduzioni delle emissioni dovute alla recessione economica di questi ultimi anni e superare la doppia crisi economica e climatica investendo nella green economy come sta facendo il Portogallo”.

Il dato più rilevante che emerge dal CCPI 2014 è che, per la prima volta, la Germania ha abbandonato la top ten: dall’8° posto dell’anno scorso, si ritrova quest’anno dietro l’Italia, al 19° posto, il più grande arretramento che si sia mai registrato da quando si compila l’Indice.
La ragione principale è dovuta alla sua opposizione alle politiche climatiche ed ambientali dell’Unione europea e al suo crescente utilizzo del carbone - ha affermato Wendel Trio, Direttore di CAN Europe - L'Unione europea e i suoi Stati membri, anche se attualmente si collocano nei primi posti della classifica, non possono rilassarsi e devono aumentare i loro impegni al 2020, assicurando nel contempo che venga adottato un ambizioso obiettivo post-2020. Una tale scelta potrebbe aiutare il mondo ad aumentare l'azione nonostante le azioni lesive di Australia, Canada e Giappone”.
Principale alleato della Germania nell’ostacolare le politiche più ambiziose per contrastare il global warming, la Polonia rimane uno dei peggiori Paesi d’Europa, nonostante sia risalito dal 46° al 45° posto, grazie ad un andamento leggermente positivo nella riduzione delle emissioni e nell’utilizzo di fonti rinnovabili.
Appena sopra, stabili al 43° posto gli USA, mentre gli altri grandi emettitori mondiali: Russia e Australia perdono ulteriori posizioni (rispettivamente al 56° e 57° posto); Canada rimane stabile al 58°.
Hanno i peggiori rating: Iran (59° posto), Kazakhstan (60°) e Arabia Saudita (61°).