I Paesi dell’UE devono adottare misure e politiche per prevenire o minimizzare i danni

climate adapt

I cambiamenti climatici sono ormai evidenti in tutto il mondo ed anche in Europa le istituzioni politiche amministrative, economiche e scientifiche devono ormai confrontarsi con i relativi effetti e rischi attuali e futuri, associati a innalzamento delle temperature, variazioni delle precipitazioni, scioglimento di ghiacciai, ghiaccio e neve, innalzamento del livello dei mari, fenomeni sempre più frequenti e intensi di siccità e inondazione. Anticipare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e adottare misure adeguate per prevenire o minimizzare i danni che ne possono derivare vuol dire operare azioni di adattamento. In molti casi, un’azione tempestiva può tradursi in un risparmio di denaro, poiché i costi del fallimento delle misure di adattamento sono probabilmente molto alti. 

Perciò, la Commissione europea ha realizzato uno strumento web interattivo, disponibile on line sul sito dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA): http://climate-adapt.eea.europa.eu.

Il sito si rivolge in particolare ai decisori politici e ai diversi professionisti, ingegneri, progettisti, amministratori, in modo che possano apprendere dall’esperienza di altri a far fronte a sfide analoghe, per esportare a loro volta azioni di adattamento altrove.
Climate ADAPT Platform (CLIMATE-ADAPT) è, infatti, la piattaforma digitale più completa per reperire informazioni sugli impatti, le criticità e le modalità di adattamento ai cambiamenti climatici in Europa.

“I cambiamenti climatici sono adesso una realtà anche in Europa - ha commentato il Direttore esecutivo dell’AEA, Jacqueline McGlade - Questo nuovo sito web raccoglie le numerose ed estese fonti d’informazione sull’argomento, per fornire le conoscenze di base essenziali e informare le persone sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Esistono molte opportunità per i Paesi membri, le aree transnazionali, le regioni, le province e i comuni per apprendere gli uni dagli altri e. già in questa fase, intraprendere misure rilevanti e adeguate. Dobbiamo realizzare progressi sostanziali nella condivisione delle migliori pratiche e delle informazioni sulle pratiche da evitare. Il nuovo strumento interattivo renderà più efficaci tali sforzi”.

CLIMATE-ADAPT, messa a punto con il sostegno della comunità scientifica e politica europea, aiuterà gli utenti ad acquisire, divulgare e integrare informazioni in materia di:
• cambiamenti climatici attesi in Europa;
• vulnerabilità, attuale e futura, di regioni, paesi e settori;
• informazioni su attività e strategie di adattamento a livello nazionale, regionale e transnazionale;
• studi di casi e possibili opzioni future in materia di adattamento;
• strumenti online a sostegno della pianificazione di interventi di adattamento;
• progetti di ricerca attinenti all’adattamento, documenti orientativi, rapporti, fonti di informazione, link, notizie e manifestazioni.

L’impatto dei cambiamenti climatici avrà un riflesso crescente su mezzi di sostentamento, produzione alimentare, approvvigionamento energetico, infrastrutture e ecosistemi: in altri termini, sull’intera società.
La società Munich Re ha stimato che le elevate temperature registrate nell’estate 2003 - e l’effetto combinato di siccità, stress da calura e incendi - hanno causato nell’Unione europea perdite per circa 10 miliardi di euro nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e della silvicoltura.

Dallo studio PESETA (Projection of economic impacts of climate change in sectors of the European Union based on bottom-up analysis) del Centro Comune di Ricerca dell’UE è emerso che, in assenza di adattamento ai cambiamenti climatici e ipotizzando che condizioni climatiche previste nel 2080 si verifichino ora, i danni per l’economia dell’UE sarebbero compresi tra 20 e 65 miliardi di euro, a seconda dell’aumento della temperatura in Europa (da 2,5 °C a 5,4 °C). Si tratta di rischi che ci impongono di agire subito per fare in modo che la nostra società sia in grado di adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici, di mitigarne gli effetti negativi e di coglierne quelli positivi. I benefici economici delle azioni di adattamento sono sempre più evidenti: attualmente il danno economico che l’UE subisce a causa delle inondazioni è di 6,4 miliardi di euro all’anno, ma, secondo il progetto ClimateCost del VII Programma quadro per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, tale cifra è destinata a moltiplicarsi entro il 2050. Le misure di adattamento potrebbero evitare tali danni con costi proporzionalmente molto ridotti.

Per prendere le necessarie decisioni sulle modalità ottimali di adattamento dobbiamo disporre di dati affidabili sui probabili impatti dei cambiamenti climatici, sugli aspetti socio-economici associati e sui costi e i benefici delle varie soluzioni di adattamento. Il Libro bianco sull’adattamento della Commissione UE ha sottolineato che la mancanza di conoscenze costituisce l’ostacolo principale all’elaborazione di interventi efficaci di adattamento ai cambiamenti climatici (cfr: “Adattamento ai cambiamenti climatici: verso un Quadro d’Azione Europeo”, in Regioni&Ambiente, n.5 maggio 2009, pag. 6).
La piattaforma contribuirà alla formulazione di una strategia unionale organica di adattamento ai cambiamenti climatici che la Commissione intende presentare all’inizio del 2013 con l’obiettivo di coadiuvare gli Stati membri, le organizzazioni transnazionali e gli operatori locali con adeguate azioni a livello di Unione europea.

Esempi di adattamento in varie parti d’Europa

• L’Artico si trova di fronte ad un aumento della temperatura ben superiore a quello medio globale e ad una diminuzione della copertura estiva di ghiaccio sul mare con rischi per la fauna selvatica. C’è la possibilità che nella regione vengano effettuate ulteriori trivellazioni per il petrolio ed esplorazioni per il gas, ma devono esser presi in considerazione gli impatti ambientali. I Paesi che si affacciano sull’Artico stanno prendendo in considerazione di adeguare la loro industria ittica per seguire le specie ittiche in movimento verso nord.

• Nel Nord Europa le azioni di adattamento possono indirizzarsi verso una minor copertura di manto nevoso e di ghiaccio su laghi e fiumi con conseguente aumento della portata d’acqua in inverno e primavera. I piani di adattamento debbono mettere a fuoco la gestione dei rischi da alluvioni, l’aumento potenziale di energia idroelettrica, la crescita maggiore delle foreste, il minor consumo energetico per il riscaldamento e il possibile aumento del turismo estivo.

• Nel Nord-ovest Europeo si rischia l’aumento di inondazioni costiere in aree basse e densamente popolate. Questi rischi possono essere affrontati con sistemi di difesa costiera e misure come il ripascimento con sabbia. Tra le altre azioni di adattamento, si deve dare più spazio ai fiumi per scongiurare i rischi di alluvione, devono essere riviste le norme edilizie, si deve modificare la gestione delle aree naturali protette e attuare piani sanitari per far fronte alle ondate di calore.

• L’Europa centrale e orientale deve affrontare l’adattamento a condizioni estreme di temperatura con precipitazioni estive ridotte, di aumento del rischio di siccità, di incremento della domanda di energia in estate e di una maggiore intensità e frequenza delle piene in inverno e primavera.

• I Paesi alpini si trovano ad affrontare la perdita di massa dei ghiacciai, la riduzione di copertura nevosa, lo scioglimento del permafrost e il minor quantitativo di precipitazioni nevose, con conseguenti potenziali aumenti di frequenza e intensità delle alluvioni e frane. I settori prioritari per le azioni di adattamento includono il turismo (riduzione delle attività sciistiche in inverno), il settore idroelettrico (minore disponibilità di acqua) e la protezione della natura (per spostamento verso maggiori altitudini di habitat vegetazionali e di perdita di biodiversità conseguente).

• I Paesi dell’Europa meridionale stanno affrontando crescenti rischi di siccità e la diminuzione della disponibilità d’acqua mentre c’è una crescente domanda da parte del settore agricolo, turistico e domestico. Questi Paesi devono anche approntare piani che tengano conto della diminuzione delle rese agricole, della perdita di biodiversità, degli incendi boschivi e delle ondate di calore che incidono sulla salute umana, della minor disponibilità di acqua per l’energia idroelettrica e delle alte temperature estive che incideranno sul turismo.