Clima: ghiacciai in rapido scioglimento

Clima: ghiacciai in rapido scioglimento

Lo scioglimento dei ghiacciai non è stato mai così veloce negli ultimi 120 anni. Tra il 2000 e il 2010 si sono assottigliati di uno spessore tra i 50 centimetri e il metro ogni anno: un ritmo due-tre volte superiore rispetto alla media registrata nel XX secolo. A lanciare l’allarme il World Glacier Monitoring Service dell’Università di Zurigo.

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Gli effetti del global warming continuano ad allarmare gli esperti. Secondo uno studio del World Glacier Monitoring Service dell’Università di Zurigo lo scioglimento dei ghiacciai registrato negli ultimi 120 anni non è mai stato così veloce come oggi. Tra il 2000 e il 2010 si sono assottigliati di uno spessore che varia tra i 50 centimetri e il metro ogni anno: un ritmo preoccupante quasi tre volte maggiore rispetto alla media registrata del fenomeno nel XX secolo.

La ricerca si basa su precisi e dettagliati riscontri satellitari effettuati in decine di migliaia di ghiacciai nel mondo e aggregati per dati annuali, ma anche su ricostruzioni fatte a partire da antichi documenti scritti e illustrati. La banca dati contiene più di 5.000 misurazioni dei cambiamenti di volume e di massa dei ghiacciai dal 1850 ad oggi, e più di 42.000 variazioni di osservazioni e ricostruzioni che risalgono al XVI secolo.

Secondo gli scienziati il tasso di scioglimento dei ghiacciai è senza precedenti su scala globale, almeno per il periodo preso in esame, e rischia di mettere in serio pericolo la salute dell’ambiente.

I ricercatori hanno registrato un rapido avanzamento del disgelo e casi allarmanti di ritiro in Groenlandia, Antartide occidentale (dove una zona detta Wais avrebbe già toccato il punto di non ritorno ed è al collasso), nelle montagne costiere canadesi, in Alaska, ma anche in Europa e nel massiccio dell’Himalaya ed hanno osservato alcuni ghiacciai prendere velocità in discesa. Uno studio del ghiacciaio Jakobshavn in Groenlandia, secondo i satelliti e le misurazioni sulla terra, mostra come il “fiume” di ghiaccio si sta ora spostando al ritmo di 46 metri al giorno, a 17 chilometri l’anno. Una media che è il doppio della velocità registrata nel 2003, che a sua volta era due volte di più della velocità misurata nel 1997.

Il massiccio scioglimento rilevato negli ultimi due decenni ha provocato un forte squilibrio dei ghiacciai in molte aree del globo - ha dichiarato il direttore del World Glacier Monitoring Service, Michael Zemp - Essi continueranno a perdere ghiaccio, anche se il clima rimarrà stabile. È significativo quanto registrato sul ghiaccio più vecchio che negli anni ’80 costituiva il 26% del totale e nel 2014 è arrivato al 10%”.

Nonostante alcune momentanee inversioni, gli effetti di tale processo potrebbero portare a un notevole aumento dell’innalzamento dei mari e alla dilatazione termica dell’acqua causata dal riscaldamento globale. C’è chi afferma che entro la fine del secolo il mare salirà di oltre un metro. Sui tempi e sui modi in cui tale innalzamento si svilupperà il dibattito resta aperto, ma senza essere catastrofisti è chiaro che gli scenari nei prossimi decenni paiono tutt’altro che rassicuranti. Già nel prossimo secolo molte grandi città marine potrebbero sparire dalla cartina geografica. Insomma, il problema non è se ciò accadrà, ma quando. Non è un caso che sul global warming è stata posta la massima attenzione da parte del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con un piano che punta a ridurre le emissioni inquinanti e sviluppare le green activities.

Deliri catastrofistici a parte, è certo che il mondo deve fare tutto il possibile per diminuire l’inquinamento e rispettare di più l’ambiente, scegliendo metodi di vita meno consumistici e più armoniosi con la natura, alcuni dei quali si vanno già imponendo in molte realtà europee. Altrimenti, il vero motivo delle possibili e future guerre non sarà il “solito” petrolio, ma le fonti di acqua.
 

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