Nella sfida per abbattere l’inquinamento, tagliare la CO2 e affrontare la crisi energetica, lo spazio potrebbe diventare presto la “nuova frontiera” per la Cina. Alcuni scienziati stanno progettando un mega impianto fotovoltaico a pannelli ultraleggeri 12 volte più grande di piazza Tienanmen da lanciare in orbita a 36.000 km sopra la Terra.

fotovoltaico spazio

La Cina pensa allo spazio come ultima frontiera per combattere lo smog, affrontare la crisi energetica e aumentare le energie rinnovabili. Non è fantascienza, ma il nuovo progetto molto ambizioso ideato da alcuni scienziati cinesi che prevede la costruzione di un super impianto fotovoltaico da lanciare in orbita, a 36.000 km sopra la Terra (perché a tale distanza è possibile sfruttare al massimo tutta l’energia solare), per contrastare l’inquinamento derivante essenzialmente dall’attività antropica.

Le proporzioni di questo impianto saranno mastodontiche: 12 volte più grande di Piazza Tienanmen a Pechino e quasi due volte il Central Park di New York.

A riferirlo è l’Accademia cinese delle Scienze (CAS), che rivela sul proprio sito on line che è dagli anni Settanta che si fanno ricerche per realizzare una super stazione anti-inquinamento nello spazio in grado di fornire energia solare al Pianeta, bloccando così l’enorme immissione nell’atmosfera di gas serra che favoriscono l’aumento della temperatura, minacciando la nostra sopravvivenza. E finalmente lo studio è stato completato.

Ma come farà l’energia prodotta dalla super stazione ad arrivare sulla Terra? L’elettricità verrà convertita in microonde o laser e trasmessa ad un collettore situato sulla superficie terrestre. In questo modo si potranno abbattere inquinamento ed emissioni di CO2 derivanti dai processi energetici legati ai combustibili fossili. Per gli appassionati, il meccanismo è esattamente simile a quello descritto dallo scrittore di fantascienza Isaac Asimov nel racconto “Reason” del 1941 che fa parte dell’antologia Io, Robot.

Una stazione spaziale solare redditizia dovrebbe avere una superficie di pannelli di 5 o 6 km quadrati - spiega Wang Xiji, 93 anni, membro del CAS e dell’Accademia Internazionale di Astronautica - senza il ciclo terrestre giorno-notte, l’energia sarebbe raccolta il 99% del tempo. Il mondo si bloccherà quando i combustibili fossili non potranno più sostenere lo sviluppo. Per questo dobbiamo portare nello spazio la tecnologia solare prima di allora”.

Produrre energia dallo spazio piace anche a Duan Baoyan dell’Accademia cinese di Ingegneria (CAE), secondo cui i pannelli spaziali possono generare una potenza dieci volte superiore a quelli sulla terra per unità di superficie, risolvendo così la crisi energetica.

Secondo un rapporto già presentato nel 2010 da alcuni scienziati e ingegneri spaziali del CAS, la Cina ha messo in cantiere la costruzione di una centrale solare sperimentale nello spazio entro il 2030 e una centrale commercialmente attiva entro il 2050. “Una centrale commercialmente valida, però, dovrebbe pesare più di 10mila tonnellate e pochi razzi sopportano un carico di oltre 100 tonnellate - ha continuato Wang che 40 anni fa ha progettato il primo razzo cinese - Ecco perché è necessario l’utilizzo di pannelli solari sottili e leggeri con un peso inferiore a 200 grammi per metro quadrato. Una centrale solare spaziale redditizia potrà esserci quando l’efficienza della potenza di trasmissione senza fili raggiungerà circa il 50%. Quando l’energia solare dallo spazio diventerà la nostra energia primaria, la gente non dovrà più preoccuparsi dello smog e dell’effetto serra”.