Dal Rapporto FAO un invito a tener conto di questa alternativa per la prospettiva futura di sicurezza alimentare umana e del bestiame.

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Nei giorni scorsi i media hanno dato grande diffusione al Rapporto della FAO “Edible Insects: a future prospects for food and feed security”: (Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e dei mangimi animali), presentato nel corso della Conferenza Internazionale su “Le Foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione”, svoltasi a Roma presso la sede della FAO dal 13 al 15 maggio 2013 che ha sottolineato come le foreste e i prodotti agroforestali siano fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo.

Per lo più si è trattato di commenti ironici o nel migliore dei casi di articoli dalle connotazioni folkloristiche, in grado di attrarre l’attenzione del lettore e dell’ascoltatore per la “provocazione” di cibarsi di insetti in futuro, abitudine alimentare che a noi occidentali fa storcere il naso.

In realtà le cose non stanno così. Innanzitutto, sono ormai alcuni anni che esponenti della FAO formulano l’opportunità che in futuro si possa utilizzare questa fonte proteica, ma quel che più preme all’Organizzazione è il pericolo che il cambiamento degli stili di vita, e di conseguenti abitudini alimentari, da parte dei Paesi in via di sviluppo possa risultare insostenibile in un Pianeta di 9 miliardi di individui al 2050. Di qui la sottolineatura delle proprietà alimentari contenute negli insetti in grado di sostituire altri alimenti per la cui produzione aumentano il degrado ambientale e i cambiamenti climatici. Se poi aumentasse il numero delle persone che se ne cibano, sarebbe anche meglio.

Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti - ha spiegato Eva Muller, Direttrice della Divisione Politica economica e dei prodotti forestali della FAO - Quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale”.

Si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno 2 miliardi di persone e la raccolta di insetti e il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.

Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta e di questi   oltre 1.900 specie sono già consumate. A livello globale, i più consumati sono: i coleotteri (31%); i bruchi (18%), le api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti insetti sono ricchi di proteine e grassi buoni, e di calcio, ferro e zinco. Mentre la carne bovina ha un contenuto di ferro di 6 mg per 100 g di peso secco, il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco, a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono.

Poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano l’energia degli alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne. Non solo, gli insetti producono molte meno emissioni che contaminano l’ambiente, come metano, ammoniaca, gas serra e letame. Infatti, gli insetti possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti, aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso cattivi odori.

Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei Paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per quanto riguarda l’allevamento di insetti in canali di scarico. Inoltre, è ormai ampiamente accettato dagli scienziati che gli insetti sono così diversi dai mammiferi dal punto di vista biologico che è assai improbabile possano trasmettere malattie agli esseri umani.

Il settore privato è pronto ad investire nell'allevamento degli insetti - ha detto Paul Vantomme, coautore delle 200 pagine del Rapporto svolto in collaborazione con l’Università di Wageningen (Paesi Bassi) - Abbiamo enormi opportunità davanti a noi, ma finché non vi sarà chiarezza per quanto concerne la sfera giuridica, nessuna impresa importante è disposta a correre il rischio di investire risorse quando le leggi rimangono poco chiare addirittura ostacolano lo sviluppo di questo nuovo settore”.