La Dichiarazione congiunta delle principali ONG ambientaliste europee indica alla Commissione UE i 10 punti da tener presenti nella revisione in atto delle Direttive sui rifiuti, al fine di impostare un percorso verso l’obiettivo di un’Europa efficiente nell’uso delle risorse, in grado di ridurre gli impatti ambientali e di creare nuovi posti di lavoro.

indicators waste policy

A livello europeo è in corso la revisione degli obiettivi di 3 importanti Direttive relative ai rifiuti:
- la Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE);
- la Direttiva sulle discariche (1999/31/CE);
- la Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (1996/62/CE).
Oltre a rispondere alle clausole di revisione previste dalle stesse Direttive succitate, c’è l’impellente necessità di adeguarle agli indirizzi delineati nella “Roadmap on Resource Efficiency” e nel “7° Programma di Azione Ambientale”.

Uno Studio, rilasciato di recente dall’European Environmental Bureau (EEB), la più grande coalizione europea delle organizzazioni ambientaliste di base (per l’Italia ne fanno parte, Legambiente, FAI, Pro Natura), ha indicato che una ambiziosa revisione della legislazione sulla gestione dei rifiuti apporterebbe nell’UE benefici economici e ambientali notevoli, tra cui il taglio di emissioni di gas ad effetto serra di oltre 415 milioni di tonnellate di CO2 eq. e la creazione di 860.000 posti di lavoro, ovvero l’assunzione di 1 ogni 6 giovani europei che sono attualmente disoccupati.

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Nei giorni scorsi l’EBB e le altre ONG ambientaliste europee più importanti (Greenpeace, Friends of the Earth, ecc.) hanno presentato una Dichiarazione congiunta (“Bring Waste Full Circle: how to Implement the Circular Economy”) in cui, sottolineando l’opportunità della revisione delle politiche sui rifiuti per impostare un percorso verso l’efficienza delle risorse, si indicano i 10 step che l’Unione europea dovrebbe adottare per raggiungere gli obiettivi prefissati.
L’UE dipende dalle importazioni per la maggior parte dei materiali pregiati, eppure questi finiscono per lo più nelle discariche o negli inceneritori - ha affermato Piotr Barczak, Policy Officer per i rifiuti dell’EEB - Questa soluzione costituisce non soltanto un’occasione mancata, ma è pura follia”.

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Citando poi la 1a Giornata Europea dedicata alla raccolta dei rifiuti abbandonati (Clean Up Day) svoltasi il 10 maggio 2014, Barczak ha aggiunto che “Queste iniziative ci mostrano la portata del problema che stiamo affrontando. Ma il vero modo per combattere la diffusione dei rifiuti è di non generarli. E ciò può accadere solo se l’Unione europea sarà sufficientemente ambiziosa nella revisione della politica dei rifiuti che includa misure rigorose di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio”.

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Di seguito i 10 Punti della Dichiarazione.

1. Definire un obiettivo vincolante UE di riduzione dei materiali basato sull’indicatore di Consumo Totale di Materia [ndr: l’indicatore TMC serve per conteggiare i flussi di materiali prelevati dall’ambiente naturale (input) che vengono trasformati in una miriade di modi differenti (raffinati, lavorati, bruciati ecc.) e vengono infine accumulati in stock di beni manufatti (edifici, infrastrutture, beni durevoli, ecc.) o restituiti al sistema naturale in forme modificate (output)].
2. Definire un obiettivo residuale di rifiuti zero (i rifiuti che non vengono ri-usati o riciclati) al 2025.
3. Introdurre obiettivi vincolanti di prevenzione dei rifiuti urbani, commerciali e industriali sia a livello europeo che nazionale.
4. Impostare la preparazione per obiettivi di riutilizzo di rifiuti solidi urbani e di imballaggio, con obiettivi per - almeno - tessili e mobili, basato sul peso del materiale pro-capite rimesso sul mercato definito dai centri di ri-uso, che non devono essere confusi con quelli del riciclaggio.
5. Aumentare gli obiettivi di riciclaggio ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani, utilizzando una sola metodologia armonizzata di riferimento per tutti gli Stati membri, in base ai dati sul riciclaggio. Definire un obiettivo all’80% per il riciclo degli imballaggi e di almeno il 75% di quelli in plastica.
6. Definire un obiettivo di riduzione vincolante di almeno il 50% della quantità di rifiuti in mare, con una sua esplicita definizione da includere nella legislazione sui rifiuti, riconoscendone i gravi impatti negativi sull'ambiente marino.
7. Introdurre l’obbligatorietà della raccolta differenziata dei rifiuti entro il 2020, in particolare per i rifiuti organici delle residenze domestiche e del settore ospedaliero, come pure della raccolta separata dei materiali tra cui carta, cartone, metalli e tessuti.
8. Promuovere strumenti economici che sostengano la piena attuazione della gerarchia dei rifiuti, come la responsabilità estesa al produttore, schemi di “paghi per quello che conferisci” ed eventualmente introdurre tasse per il consumo di risorse.
9. Non progettare prodotti mono-uso, non riciclabili e quelli con materiali tossici, come le microplastiche e le plastiche oxo-degradabili.
10. Vietare la discarica e l’incenerimento entro il 2020 per tutti i rifiuti riciclabili e compostabili. Vietare di finanziare con fondi strutturali e di coesione gli inceneritori e le discariche.

Su molti di questi punti non si dovrebbero trovare ostacoli da parte della Commissione UE, stante le affermazioni della Direzione Generale Ambiente che abbiamo commentato in un precedente post.