Bastano piccoli gesti quotidiani per modificare stili di vita insostenibili e fare un uso intelligente delle risorse del pianeta.

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Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni? Stiamo parlando del sacchetto di plastica che, spesso, ci viene dato “gratuitamente”, ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo in termini di consumo di risorse, di energia, di costi economici ed ambientali dovuti alla sua dispersione nell'ambiente, ad oggi incontrollabile. E che dire dei tanti altri imballaggi o articoli monouso che tutti i giorni riempiono la nostra spazzatura ma che potremmo benissimo eliminare o ridurre drasticamente?

Da questa semplice idea, nasce nel 2009 l’iniziativa PORTA LA SPORTA, un progetto di educazione e sensibilizzazione ambientale promosso dall'Associazione Comuni Virtuosi che attraverso il suo claim apparentemente minimale promuove un impegno serio e diffonde un messaggio importante: sono i piccoli gesti compiuti quotidianamente da tanti individui che possono fare la differenza, trasmettendo nuovi valori, modelli e stili di vita alternativi a quelli consumistici, causa di sprechi enormi che stanno portando il nostro pianeta al collasso ambientale.

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Alla promotrice dell’iniziativa Silvia Ricci abbiamo rivolto alcune domande sul percorso compiuto sino ad oggi dal progetto, i risultati ottenuti e le nuove iniziative in corso.

Come nasce l’idea di Porta la Sporta?
“Rapporti e studi della comunità scientifica internazionale che fotografano lo stato di salute del pianeta stanno suonando l'allarme ormai da tempo. Consumiamo troppo e preleviamo in maniera eccessiva e incontrollata ogni genere di risorse, restituendo scarti solidi, liquidi e gassosi in quantità tali da non poter più essere metabolizzati dai sistemi naturali. Anche quando utilizziamo risorse come le foreste, i prodotti agricoli o i pesci degli oceani non pensiamo mai che queste sono rinnovabili solo a patto che vengano prelevate in una percentuale rispettosa dei loro tempi di rigenerazione. Tutto questo delinea un quadro di crisi economica ed ambientale che sembra impossibile da superare. Eppure, non bisogna arrendersi. Al contrario, possiamo trasformare questa crisi in un'incredibile opportunità di miglioramento se saremo in grado di uscire dagli schemi attuali rispondendo con grande capacità di adattamento, con nuovi progetti economici e sociali, con nuovi comportamenti consapevoli così da dare una possibilità di futuro sulla terra anche alle prossime generazioni. La lentezza delle risposte dei governi rispetto alla velocità dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale ci deve spingere a metterci in gioco tutti, individualmente, come decisori politici, aziendali, cittadini. La consapevolezza e la maturità ambientale dei cittadini è un presupposto imprescindibile per spingere anche la politica di alto livello a fare le scelte giuste nei consessi internazionali. Partendo da questi presupposti è nata l’idea di Porta la Sporta, che si basa su un concetto semplice ma concreto: provocare la sensibilizzazione e organizzarsi per tempo”.

Qual è stato il percorso compiuto dal progetto fino ad oggi?
“La campagna Porta la Sporta è l'unica realtà che dal marzo 2009 ha lavorato intensamente a livello nazionale e in modo mirato per preparare l'opinione pubblica al divieto dei sacchetti di plastica di cui si parlava già dal 2007. Attraverso un'attività di comunicazione capillare ha promosso presso enti locali, associazioni di varia natura e aziende, tra cui la grande distribuzione, un ‘pacchetto’ mirato alla riduzione del sacchetto monouso. Con il supporto del suo sito ha fatto informazione sul danno ambientale derivato dalla plastica, ma anche sulla necessità di andare oltre ad un consumo ‘usa e getta’ per evitare che, invece di ridurre drasticamente l’uso di plastica, si possa passare, a parità di consumo, a produrre altro ‘usa e getta’ da risorse di origine vegetale. La biodegradabilità dei materiali non annulla l'impatto ambientale complessivo dell'imballaggio e non può costituire un alibi per continuare a fare spreco di risorse invece di considerare altre modalità di erogazione e distribuzione dei prodotti: dal sistema del vuoto a rendere a metodi di erogazione alla spina o all'ideazione e messa in commercio di una nuova generazione di prodotti concentrati dove l'acqua la mette il consumatore a casa”.

Qual è l’obiettivo primario della campagna?
“Quello di promuovere un cambiamento verso stili di vita e di consumo meno impattanti, ripensando i gesti quotidiani. Si è scelto di partire dal sacchetto di plastica in quanto emblema del nostro consumismo per provocare un ripensamento sull'uso improprio della plastica nell'usa e getta e sull'assurdità di sprecare energia e risorse preziose per soddisfare comodità momentanee e compromettere il futuro delle generazioni a venire. Allo stesso tempo la campagna, in sinergia con le associazioni partner, propone ai protagonisti della filiera alimentare, dai produttori ai distributori, di velocizzare un processo di cambiamento che metta i consumatori in condizione di acquistare a livello capillare prodotti a basso impatto ambientale e di imballaggio o prodotti sfusi. Con questa richiesta, che verrà sempre più esplicitata sollecitando la ri-progettazione del packaging di prodotti di uso comune, la campagna si fa portavoce delle innumerevoli sollecitazioni ricevute da cittadini, movimenti spontanei e amministrazioni comunali che intendono andare verso una gestione rifiuti zero o meglio di riciclo totale. La campagna mette a disposizione e offre consulenza gratuita in una specifica pagina del sito denominata ENTRA IN AZIONE che contiene suggerimenti su come attivarsi per ridurre il peso dei rifiuti come cittadino consumatore, come operatore del piccolo commercio, come insegna della Distribuzione Organizzata e come Amministrazione Comunale o Associazione locale. Per questi ultimi soggetti citati - ma non solo - è stato creato un vademecum di azioni di prevenzione per i rifiuti mirato agli imballaggi e altri articoli usa e getta realizzabile a livello locale”.

Tra le ultime iniziative nazionali promosse ci sono anche le scuole?
“Sì, insieme ai comuni. Sfida all'ultima sporta per i comuni e Sfida all'ultima sporta nelle scuole, promosse dall'Associazione dei Comuni Virtuosi, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e dell'Anci, hanno preso il via tra novembre e dicembre 2012 ed hanno il compito di assegnare tra sei mesi (questa la durata prevista delle iniziative) a chi ha ridotto ‘sul serio’ il consumo di shopper un premio in denaro. Alla prima partecipano 14 enti locali, che hanno raggiunto non meno del 60% di raccolta differenziata nel 2011 e una popolazione compresa tra gli 8000 e i 17000 abitanti, per un totale complessivo di 170.000 cittadini. La competizione, che offre ai comuni un pretesto divertente per coinvolgere tutta la comunità locale incentivandola a fare a meno dell'usa e getta a favore del riutilizzo, impiega come indicatore per misurare le performance dei partecipanti il consumo di sacchetti usa e getta che, nonostante il decreto legge, restano pur sempre l'opzione più gettonata nei mercati rionali e nei negozi. Il comune che, nell'arco di sei mesi, sarà più capace di ridurre il consumo dei sacchetti monouso, a livello pro-capite, otterrà un premio in denaro pari a 20.000 euro da destinare alla scuola locale. L’altra sfida, invece, rivolta alle scuole coinvolge oltre 10.000 ragazzi degli istituti scolastici di 24 comuni ma anche gli insegnanti e i genitori, ed anche qui viene incentivato l'acquisto senza sacchetto monouso: vince il premio in denaro pari a 3.000 euro la squadra che raccoglie a livello nazionale il maggiore numero di scontrini di supermercato senza addebito di usa e getta su base pro-capite. Tra le altre iniziative ricordo anche Meno plastica per tutti che si pone come principale obiettivo la riduzione dell'impatto ambientale dei prodotti usa e getta, in particolare gli imballaggi in plastica e Mettila in rete nel tuo supermercato che invita a non utilizzare nel settore self-service ortofrutta le solite bustine di plastica, ma di sostituirle con il sistema all’antica del retino in cotone riutilizzabile e lavabile”.