CETA: un “trattato d’oro” per il Pianeta o per le grandi imprese?

CETA: un “trattato d’oro” per il Pianeta o per le grandi imprese?

Il Parlamento europeo tira diritto sull'Accordo di libero scambio tra Canada e UE, nonostante un nuovo studio di Transport & Environment e ClientEarth, diffuso prima della votazione del Parlamento UE sulla proposta (respinta) di sottoporre alla Corte di Giustizia europea la compatibilità del CETA con i Trattati europei, abbia indicato che non contiene adeguate misure di salvaguardia dell'ambiente, di non incoraggiare la transizione verso le energie rinnovabili e di non fare riferimento alle misure di mitigazione del clima richiamate nell'Accordo di Parigi.

Il controverso Accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea (CETA), considerato il "fratello gemello" del TTIP con gli Stati uniti, attualmente "congelato" in attesa delle decisioni del neo-Presidente Trump che aveva dichiarato durante la campagna elettorale di bloccarlo, ha fatto un altro passo avanti con il voto del 23 novembre 2016 del Parlamento europeo a Strasburgo. La proposta che la Corte di Giustizia europea si esprimesse sulla sua compatibilità con i Trattati dell'UE è stata bocciata con 419 voti contrari e 258 favorevoli, dopo che una richiesta di dibattito in aula era stata egualmente respinta.

L'UE e il Canada avevano firmato il 30 ottobre 2016 il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), dopo circa 8 anni di colloqui in segreto e dopo aver superato lo scoglio della Vallonia, la regione francofona del Belgio, che si era opposta alla firma del trattato da parte del Governo federale, ma poi aveva ceduto dietro rassicurazioni che le norme a protezione dei consumatori e dell'ambiente e la giurisdizione indipendente sulle controversie commerciali sarebbero state salvaguardate.

L'Accordo prevede la realizzazione di un'area di libero scambio tra Canada ed Unione europea, quindi l'abbattimento di dazi e barriere doganali, con l'annullamento di oltre il 99% delle tariffe che sono attualmente applicate negli scambi, con un aumento degli stessi che, secondo l'UE, aumenterebbero di 12 miliardi di euro l'anno.
Dopo l'approvazione a del Parlamento europeo, l'Accordo verrà analizzato dai Parlamenti nazionali, perché per l'approvazione definitiva serve la ratifica di tutti gli Stati membri dell'UE.

Un nuovo Studio diffuso da Transport & Environment, Associazione che riunisce le ONG europee che operano nel settore dei trasporti e dell'ambiente, e ClientEarth, ONG specializzata in diritto ambientale che fornisce assistenza ai cittadini per le sfide in tribunale in casi di danni all'ambiente, mette in discussione le annunciate promesse di salvaguardia dell'ambiente e di incoraggiamento alla transizione verso le energie rinnovabili e di non imporre le adeguate misure di mitigazione del clima richiamate nell'Accordo di Parigi.
"Il
CETA è spesso spacciato come un gold standard per tutti i futuri accordi commerciali dell'UE, tuttavia le clausole di salvaguardia ambientale sono molto basse - ha affermato Cecile Toubeau, Direttore della Divisione per una migliore regolamentazione commerciale di T&E - I deputati dei Parlamenti nazionali devono esigere di più da un Accordo commerciale che è stato negoziato in segreto. Per poter essere connotato come un trattato ideale deve avere un capitolo ambientale giuridicamente vincolante che preveda sanzioni in caso di inosservanza".

Lo Studio individua le parti "deboli" del CETA, tra cui:

- il sistema giudiziario per la protezione degli investimenti che dovrebbe sostituire l'attuale meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS) andrebbe rimosso perché non sussiste alcun valido motivo di introdurre un sistema parallelo di giustizia per gli investitori che mina lo stato di diritto;
- il capitolo ambiente dovrebbe essere reso vincolante, con meccanismi di accesso alla giustizia al di là degli impegni già assunti;
- le normative sulla cooperazione dovrebbero servire a promuovere e migliorare le politiche sociali e ambientali, invece che concentrarsi solo sulle controversie di carattere commerciale e dovrebbero avere un carattere volontario e non essere assoggettate a meccanismi di controversie tra gli Stati;
- il capitolo relativo alla regolamentazione nazionale dovrebbe essere più attento alle autorizzazioni ambientali e alle procedure dei permessi e prevedere eccezioni più ampie per i processi decisionali in materia ambientale;
- una clausola di presunzione di innocenza dovrebbe essere aggiunta per rafforzare i diritti delle parti attraverso regolamentazioni sul consumo e sulle esportazioni in modo da proteggere le condizioni ambientali e sociali all'estero;
- dovrebbe essere inserito l'impegno delle parti a rispettare quanto previsto con l'Accordo di Parigi per la promozione di una transizione verso un'economia decarbonizzata e sostenibile sia per il settore dei trasporti che per quello energetico;

- le riduzioni delle tariffe dovrebbero essere differenziate in base a caratteristiche ambientali, come per esempio il passaggio graduale ai trasporti con mezzi elettrici.

"Il CETA non è un Accordo progressista - ha sottolineato Laurens Ankersmit, Avvocato esperto in commercio e ambiente di ClientEarth - Per la prima volta nelle relazioni tra UE e Canada, l'intera Europa sarà esposta a richieste risarcitorie da parte di investitori canadesi prima di dare inizio ad un procedimento di risoluzione delle controversie dei tribunali di investimento. Inoltre, alcune disposizioni deboli sugli impegni ambientali smascherano mascherare che questo Accordo sarà utile per le imprese, non per il Pianeta".

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