CESE: un'economia a basse emissioni di carbonio per rilanciare l’occupazione

CESE: un'economia a basse emissioni di carbonio per rilanciare l’occupazione

Secondo il Comitato Economico e Sociale Europeo per realizzare la transizione verso un’Europa efficiente nell’uso delle risorse si deve prevedere una significativa espansione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica e l’introduzione di strumenti di mercato come le imposte ambientali, eliminando al contempo ogni sovvenzione alle fonti di energia dannose per l’ambiente.

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In occasione dell’entrata in vigore della Legge n. 23/2014 “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita” (GU n. 59 del 12 marzo 2014) che contiene uno specifico articolo (15) dedicato alla “Fiscalità energetica e ambientale”, riteniamo opportuno segnalare in merito il contenuto del Parere espresso dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organo consultivo che fornisce consulenza ed esprime pareri per le maggiori istituzioni dell’UE (Commissione, Consiglio e Parlamento) in occasione della sua ultima sessione mensile (25-26 marzo 2014).

Il “parere d’iniziativa”, adottato con 123 voti a favore, 2 contrari e 6 astensioni, su “Strumenti di mercato per un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse”, obiettivo che è stato fissato con l’iniziativa faro della Strategia Europa 2020 per un’ “Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, adottata dalla Commissione UE il 20 settembre 2011.

Per realizzare questa transizione, secondo il CESE, è indispensabile che gli strumenti disponibili a livello dell’UE e degli Stati membri siano mirati a stabilire un prezzo per le attività economiche che inquinano l'ambiente, in linea con il principio "chi inquina paga", al fine di rivelare il costo reale della produzione e del consumo e di premiare l'efficienza sotto il profilo delle risorse e i comportamenti sostenibili. Si dovrà, quindi, prevedere una significativa espansione delle energie rinnovabili accompagnata da una sostanziale riduzione del carbone e un più rapido progresso sarà possibile operando uno spostamento dall'imposizione sul lavoro verso la tassazione dell'utilizzo delle risorse. Di conseguenza, tale riforma può correggere le disfunzioni del mercato, rafforzare l'efficienza economica, contribuire a sviluppare nuove industrie che forniscono posti di lavoro sostenibili e a livello locale, creare un ambiente chiaro e prevedibile per gli investimenti ecoinnovativi.
Secondo la Tabella di marcia di un’ “Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, ricorda il CESE, entro il 2012 gli Stati membri avrebbero dovuto individuare le principali sovvenzioni dannose per l'ambiente, conformemente alle metodologie stabilite, e preparare piani e calendari per eliminare progressivamente le sovvenzioni e riferire in proposito, nel quadro nei rispettivi programmi di riforma nazionali, viceversa “L'attuazione di queste misure è stata insufficiente”.
"Oggi, nell'UE, l'utilizzo di strumenti di mercato non è abbastanza uniforme e coerente - ha affermato Martin Siecker, relatore del parere del CESE - Gli Stati membri non sfruttano appieno le opportunità che il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio offre in termini di innovazione e ammodernamento dell'industria, nonché di rilancio dell'occupazione".
La riforma della fiscalità ambientale dovrebbe diventare un elemento integrante e permanente del semestre europeo. Si dovrebbe puntare principalmente sull'adozione di prezzi del carbonio adeguati nell'UE, a un livello concordato su scala internazionale, e un'enfasi particolare andrebbe posta sull'incentivazione dell'efficienza energetica.

Oltre al tema della fiscalità ambientale, che per il CESE dovrebbe diventare un elemento permanente e integrante del semestre europeo, un altro punto “caldo” analizzato nel parere espresso dal CESE è stato quello energetico.
In seguito all'attuale crisi finanziaria ed economica, le tariffe dell'energia si ritrovano al centro dell'attenzione dato il loro impatto sui costi energetici sostenuti dalle famiglie nel contesto dell'austerità e sulla competitività industriale. L'importanza degli strumenti di mercato risiede nel fatto che essi possono sia far progredire il passaggio a un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio sia sostenere la ripresa economica. Le politiche ambientali e climatiche non dovrebbero essere considerate come un elemento che pesa negativamente sulla ripresa dalla crisi di bilancio, economica e sociale ma piuttosto come parte della soluzione.
Per via della crisi finanziaria ed economica, le tariffe dell'energia sono diventate un tema scottante, e l'energia è vista come un ostacolo alla ripresa invece che come una parte della soluzione. Nulla di più sbagliato - ha concluso il co-relatore Lutz Ribbe - Infatti, l'utilizzo di strumenti di mercato per far progredire il passaggio a un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio non solo darà vita a un'economia più verde, ma sosterrà anche la ripresa economica”.

Attualmente, l’Europa importa gas e petrolio per oltre 500 miliardi di euro, in parte da regioni instabili sotto il profilo politico o da aree con cui sono possibili contenziosi politici, come ha testimoniato la recente crisi Ucraina e le tensioni con la Russia da cui proviene la maggior parte del gas utilizzato dall’UE.
Sostituire le importazioni di combustibile con energie a bassa emissione di carbonio prodotte nell’UE - si legge nel parere - rafforzerebbe la resilienza dell’economia europea e contribuirebbe a mantenere le catene del valore in Europa”.
I settori dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili, potrebbero da soli creare 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020, si sottolinea nel parere, affermando anche che è inaccettabile che attività che risultano, senza alcuna giustificazione, dannose per l'ambiente siano ancora sovvenzionate nell'UE, sia tramite i bilanci pubblici sia sotto forma di "costi esterni", che non sono internalizzati nei prezzi dei prodotti. Tale pratica distorce le condizioni di concorrenza per la produzione di energia, poiché le fonti di energia dannose, come i combustibili fossili e l'energia nucleare, ricevono più sovvenzioni dell'energia pulita.

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