Secondo il Servizio Geologico statunitense, l’iniezione in profondità delle acque reflue utilizzate per l’attività estrattiva nota come fracking sarebbe causa “occasionale” dei terremoti “indotti” che si registrano con maggior frequenza negli Stati dove è più diffusa tale tecnica.

fracking

Nel corso dell’annuale Convegno della Seismological Society of America (Pasadena, 21-23 aprile 2015, l’United States Geological Survey (USGS), un’organizzazione scientifica indipendente che si dedica allo studio del territorio americano, alle sue risorse naturali e ai rischi naturali che lo minacciano, ha rilasciato il Rapporto “Incorporating Induced Seismicity in the 2014 United States National Seismic Hazard Model - Results of 2014 Workshop and Sensitivity Studies” in cui si afferma in maniera esplicita che esiste un nesso, seppur “occasionale”, tra le attività di estrazione di petrolio e gas con il metodo della fratturazione idraulica (fracking) e forti aumenti di attività sismica in alcuni Stati centro-orientali degli USA dove tale pratica ha avuto negli ultimi anni una notevole diffusione.

Si è trattato della più ampia ricerca finora condotta dall’USGS sul fenomeno dei cosiddetti terremoti indotti dalle attività umane, in particolare dalla tecnica estrattiva che per liberare gli idrocarburi presenti nelle rocce scistose viene iniettata al alta pressione acqua arricchita di solventi chimici, i cui reflui sono a loro volta smaltiti attraverso l’immissione in profondi pozzi nelle viscere della terra.
Questo nuovo rapporto descrive per la prima volta come i terremoti indotti dall’iniezione possono essere mappati sulle carte di pericolosità sismica - ha dichiarato Mark Petersen, Direttore del Modeling Project sulla Pericolosità Sismica Nazionale dell’USGS e principale autore dello studio - Questi terremoti si verificano ad un tasso superiore rispetto al passato e costituiscono un rischio maggiore per le persone che vivono nelle vicinanze. L’USGS sta sviluppando metodi che affrontano le sfide della valutazione dei rischi sismici in queste aree, al fine di supportare le decisioni che aiutino le comunità a mantenersi sicure rispetto ai terremoti”.

Gli scienziati dell’USGS hanno identificato 17 aree all'interno di 8 Stati (Alabama, Arkansas, Colorado, Kansas, New Mexico, Ohio, Oklahoma e Texas) dove dal 2000 sono stati sperimentati alti livelli di sismicità, con un sostanziale incremento dal 2009 ad oggi.
Di questi Stati, certamente il più colpito risulta essere l’Oklahoma dove se in precedenza si registravano uno o due terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 all’anno, ora ce ne sono uno o due al giorno. Nel 2014, infatti, vi si sono registrati 585 terremoti di almeno magnitudo 3.0, ben più di quelli che avvengono in uno Stato conosciuto per essere a grande rischio sismico qual è la California.
Tant’è che il giorno precedente la diffusione del Rapporto, il Governatore dello Stato, la Repubblicana Mary Fallin, dopo avere a lungo minimizzato il collegamento tra le attività dell’industria petrolifera e gasiera, il settore economico più importante dello Stato, ha dovuto ammettere la connessione tra i fenomeni sismici e le operazioni di smaltimento delle acque reflue dalle attività di fracking, dichiarando che lo Stato doveva attivarsi, dando il via libera all’apertura di un sito web da parte del Dipartimento Energia e Ambiente che fornisce una serie di utili informazioni con le prove e gli studi che hanno condotto a tale conclusione, comprensivo di una mappa interattiva che segnala i luoghi colpiti dai terremoti e dove sono presenti i pozzi attivi per lo smaltimento delle acque reflue.
 

mappa luoghi colpiti dai terremoti


Le mappe di pericolosità sismica “naturale” dell’USGS delle varie zone dell’Unione sono utilizzate dagli urbanisti, dagli assicuratori, dalla protezione civile per il rischio entro 50 anni di vita media degli edifici negli USA, ma ora questi risultati sulla sismicità “indotta”, secondo quanto affermato dall’USGS, “potrebbero far variare questo lasso di tempo, presupponendo decisioni politiche e commerciali ben più rapide e veloci”.
Nello studio si sottolinea pure che in quelle zone dove l’iniezione in profondità delle acque reflue è stata bloccata, come nell’Arkansas centrale nel 2011, la frequenza dei terremoti si è quasi azzerata.
Di certo, solo nel 2011 in Oklahoma ci fu un terremoto “indotto” particolarmente forte (anche se solo ora lo si riconosce come tale) di magnitudo 5.6. La situazione, comunque potrebbe peggiorare: “Non dico che in Oklahoma ci sarà una scossa di magnitudo 7.0 - ha concluso Petersen - ma credo che non si possa escludere”.

In Italia, dopo la pubblicazione la scorsa primavera del Rapporto della Commissione “ICHESE”, incaricata di valutare le possibili relazioni tra le attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto del 2012 in Emilia-Romagna, la Regione aveva sospeso le nuove concessioni per fare ulteriori approfondimenti.
Ora, dopo i nuovi studi condotti con il Programma Laboratorio Cavone, attivato da MiSE e Assominerarie, per cui “non vi sono ragioni fisiche per ritenere che le attività del Cavone abbiano innescato la sequenza sismica”, la Regione Emilia-Romagna si appresterebbe a ritornare sui suoi passi, dando il via a 20 nuove concessioni.