Catturati 2 dei principali ricercati per reati ambientali

Catturati 2 dei principali ricercati per reati ambientali

Dopo la diffusione della Lista “Most Wanted” con le foto segnaletiche dei 9 principali ricercati per reati ambientali, grazie alla collaborazione del pubblico l’Interpol è riuscita a catturare 2 pericolosi trafficanti di avorio derivante da caccia illegale di fauna selvatica.

operation infra terra

L’Interpol aveva lanciato il 6 ottobre 2014 l’Operazione INFRA (International Fugitive Round Up and Arrest) Terra, con l’obiettivo di catturare e consegnare alla giustizia 139 cittadini di 36 Paesi membri aderenti all’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale, accusati di reati contro l’ambiente, che vanno dal bracconaggio al commercio di specie protette e avorio, dalla deforestazione illegale alla pesca fraudolenta, dal commercio illecito e smaltimento di rifiuti pericolosi.
A tal fine, l’Interpol ha chiesto, per la prima volta, la collaborazione del pubblico affinché fornisca informazioni utili per rintracciare i 9 criminali ambientali più pericolosiMost Wanted”, pubblicandone le foto.
Tra questi, in cima alla lista c’è l’italiano Adriano Iacobone accusato, tra gli altri numerosi crimini, di trasporto e scarico illegali di rifiuti tossici, e di avvelenamento di corsi d’acqua.

Anche il più piccolo dettaglio, ritenuto insignificante, ha la possibilità, incrociato con altri elementi già in possesso della polizia, di aprire uno spiraglio per la cattura del criminale - ha affermato Ioannis Kokkinis dell’unità investigativa Criminal Intelligence Officer Fugitive che sta coordinando il Programma - A volte, una nuova segnalazione apporta nuovo slancio ad un’indagine, fornendo quell’indizio che mancava per individuare individui che avevano eluso per anni la giustizia”.

Gli investigatori si riuniscono periodicamente presso la Segreteria Generale dell’Interpol a Lione (Francia) per condividere direttamente le informazioni sui ricercati, con il supporto operativo di partner che si dedicano alla prevenzione dei crimini ambientali, come International Consortium on Combating Wildlife Crime (ICCWC), Wildcat Foundation, Commissione UE, U.S. Agency for International Development (USAID) e l’Agenzia per la Cooperazione e lo Sviluppo della Norvegia.

Secondo l’Interpol, la criminalità ambientale è un grave e crescente problema internazionale che non è limitata dai confini nazionali ed è in continua crescita poiché, a fronte di alti profitti, ci sono scarsi rischi di essere colti in flagranza di reato e di avere dure condanne.
Conclusione a cui è pervenuto anche Eurojust, l’organismo dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria, che nel suo primo Rapporto sui Crimini Ambientali, presentato il 21 novembre 2014 a Bruxelles, ha sottolineato come i crimini ambientali siano scarsamente perseguiti dalle autorità dei Paesi membri, nonostante il giro di affari che si muove attorno agli ecoreati sia notevole e in grado di alimentare ulteriori forme di criminalità.

Da quanto emerso dai dati diffusi alla Conferenza Mondiale sul Commercio Illegale della Fauna Selvatica, svoltasi a Londra il 12-13 febbraio 2014, solo il commercio illegale di fauna e flora selvatica e relativi prodotti frutta all’industria “criminale” più di 19 miliardi di dollari ogni anno, minacciando l'esistenza futura delle varie specie, devastando le comunità già vulnerabili, spingendo alla corruzione e minando gli sforzi per ridurre la povertà. Vi è, inoltre, il rischio che siano proprio gruppi insurrezionali o terroristi a trarre beneficio da tale commercio, minando lo stato di diritto internazionale e le economie di molti Paesi africani.
Questi reati sono solo la punta dell’iceberg dei crimini ambientali che secondo un rapporto curato da Interpol e UNEP potrebbero valere tra i 70 e i 213 miliardi di dollari all’anno - ha sottolineato Stefano Carvelli, a capo dell’unità Fugitive Investigative Support dell’Interpol - La cattura di questi latitanti contribuirà allo smantellamento dei gruppi transnazionali di criminalità organizzata che si sono rivolti allo sfruttamento ambientale per un business professionale con ricavi ingenti”.

Proprio a seguito di segnalazioni intervenute dopo la diffusione delle fotografie dei “Most Wanted”, l’Interpol ha arrestato il 22 dicembre 2014 a Dar es Salaam (Tanzania) il keniota Feisal Mohamed Ali, sospettato di essere a capo di un’organizzazione per il bracconaggio di elefanti e rinoceronti e del contrabbando di zanne e corni, e il 2 dicembre 2014 era stata la volta di Ben Simasiku a cadere nelle mani della polizia nello Zambia, accusato degli stessi reati.
Fino a poco tempo fa, i reati ambientali non erano considerati reati in molti Paesi - ha dichiarato Andreas Andreou, Criminal Intelligence Officer dell’unità Environmental Security dell’Interpol - Con il passare degli anni, però, ci si è resi conto che la criminalità ambientale è una grave minaccia all’interno delle nostre società”.

Al riguardo, segnaliamo ai lettori che Legambiente e Libera hanno promosso una petizione on line per chiedere al Senato di approvare celermente, dopo che la Camera ha già svolto il suo compito, la legge sui delitti ambientali nel Codice penale.

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