Catturare l'energia delle plastiche non riciclabili

Catturare l'energia delle plastiche non riciclabili

Negli USA dalle plastiche non riciclabili il fabbisogno energetico annuo di 5,2 milioni di famiglie

plastiche non riciclabili

L’American Chemistry Council (ACC), organismo rappresentativo delle principali aziende statunitensi del settore della chimica, il cui obiettivo è l’applicazione della scienza chimica per offrire prodotti e servizi innovativi per migliorarne le prestazioni ambientali, sanitarie e in termini di sicurezza, ha diffuso il 12 ottobre 2011 uno Studio, condotto dal Dipartimento di Ingegneria della Terra (Earth Engineering Center) della Columbia University, dove si evidenzia che se le plastiche non riciclabili che finiscono nelle discariche degli Stati dell’Unione fossero convertite in energia, con le tecniche attualmente disponibili, si potrebbe alimentare annualmente 6 milioni di auto o coprire il fabbisogno energetico di 5,2 milioni di famiglie. 

“Anche dopo l’uso, la plastica continua ad essere una risorsa preziosa - ha affermato Steve Russell, vice Presidente della Divisione Plastiche dell’American Chemistry Council che ha patrocinato lo Studio - Per quanto possibile, le plastiche devono essere riciclate, ma qualora non fossero riciclabili, c’è ancora una grande opportunità per recuperare questa fonte abbondante di energia per alimentare le nostre case, auto ed imprese”.
Lo studio stima che se tutti i materiali scartati di plastiche non riciclabili negli Stati Uniti venissero avviati a recupero energetico si potrebbero produrre 52 milioni di MWh di energia elettrica. Allo stesso modo, con i rifiuti solidi urbani prodotti e sottratti alle discariche si ricaverebbero 162 milioni di MWh.

“Dal momento che gli Stati Uniti sono alla ricerca di fonti energetiche alternative, questi tipi di studi risultano fondamentali per facilitare l’individuazione di fonti non tradizionali di energia da parte dei responsabili politici”, ha osservato Nickolas J. Themelis, Direttore del Centro di Ingegneria della Terra presso la Columbia University e principale autore della Ricerca.

Anche se le materie plastiche negli Stati Uniti sono realizzate principalmente utilizzando gas naturale, un numero crescente di tecnologie innovative, già in corso di attuazione su scala commerciale in Europa, Canada e Asia, sono effettivamente in grado di trasformare le plastiche non riciclate in petrolio greggio, elettricità e altri combustibili.

“Le materie plastiche hanno un valore energetico significativamente più alto rispetto al carbone - ha dichiarato il Prof. Marco J. Castaldi, Direttore associato dell’EEC e co-autore dello Studio - Catturare il valore energetico delle plastiche non riciclate costituisce una buona pratica perché contribuisce alla sicurezza energetica del Paese, riducendo nel contempo al minimo gli impatti sull’ambiente”.

Lo Studio “Energy and Economic Value of Non-Recycled Plastics (NRP) and Municipal Solid Wastes (MSW) that are Currently Landfilled in the Fifty States”, riassume le informazioni sulle plastiche non riciclate e sulla quantità di rifiuti solidi urbani in ciascuno dei 50 Stati, quantificandone l’energia potenziale e il valore economico che potrebbero essere recuperati. Lo Studio ha esaminato esclusivamente rifiuti solidi urbani, la quantità effettiva di materiali recuperabili negli Stati Uniti e i valori di energia ad essi associati, dicono gli autori, sono probabilmente maggiori di quelli inclusi nell’ambito di applicazione di questo studio.

Ecco di seguito le principali conclusioni dello Studio:
- Nonostante gli sforzi di molte comunità locali solo il 6,5% delle plastiche prodotte negli USA viene riciclato, il 7,7% viene bruciato con recupero di energia e il restante 85,8% finisce in discarica, pari ad una stima (2008) di 28,8 milioni di tonnellate.
- L’energia chimica contenuta in questo materiale è pari a 807.000 miliardi di Btu (l’unità Btu è definita come la quantità di calore necessario per innalzare la temperatura di 1 °F = 0,556 °C ad una pressione costante di 1 atmosfera di un 1 libbra = 0,454 kg di acqua allo stato liquido). Questa quantità di energia è pari a:
- 36,7 milioni di tonnellate di carbone,
o
- a 139 milioni di barili di petrolio,
o
- a 783 miliardi di m3 di gas naturale.

• Se tutte le plastiche non riciclate che sono attualmente smaltite nelle discariche fossero state separate alla fonte e convertite tramite pirolisi in olio combustibile, produrrebbero circa 87 milioni di barili di petrolio all’anno, sufficienti per alimentare 6 milioni di automobili.
• Se tutta la plastica non riciclata (NRP) che viene conferita in discarica ogni anno fosse separata alla fonte e usata come combustibile in centrali elettriche progettate appositamente, l’elettricità prodotta sarebbe di 52 milioni di MWh, sufficiente per la fornitura di 5,2 milioni di abitazioni. Tutto ciò ridurrebbe anche il consumo di carbone negli USA di circa 34 milioni di tonnellate.
• Ipoteticamente, se il 100% dei rifiuti solidi urbani (MSW) conferiti in discarica fosse deviato dalla discarica alle nuove centrali elettriche WTE, il consumo di carbone si ridurrebbe di 108 milioni di tonnellate e si produrrebbe 162 milioni di MWh di elettricità, sufficienti per il fabbisogno annuo di 16,2 milioni di abitazioni.

Lo studio, inoltre, ha esaminato l’effetto della capacità dei nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti (WTE) nella riduzione del consumo di carbone negli Stati che ora ne importano in grandi quantità. Come sopra accennato, una tonnellata di rifiuti solidi urbani usata come combustibile nei nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti, produrrebbe l’energia equivalente a 0,4 tonnellate di carbone. Conseguentemente, lo spostamento del 25% dei RSU attualmente conferiti in discarica nei nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti, eviterebbe l’estrazione di 27 milioni di tonnellate di carbone e 270 milioni di tonnellate di terreno di copertura; mentre con lo spostamento del 100% dei RSU attualmente conferito in discarica nei nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti, si ridurrebbe l’estrazione di carbone di 108 milioni di tonnellate, quasi il 10% del consumo negli USA.

Infine, aumentando la capacità di recupero energetico da rifiuti, si ridurrebbe l’impatto di CO2 nella gestione dei rifiuti negli USA. Per esempio, lo spostamento del 25% di biomasse miste e plastica non riciclata dei RSU dalla discarica ai nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti, produrrebbe una riduzione di CO2 dai 35 ai 70 milioni di tonnellate, a seconda del grado di cattura della discarica nelle discariche presenti.

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