Cattura richiami vivi: “parere motivato” all’Italia

Cattura richiami vivi: “parere motivato” all’Italia

Oscurato dai media per la contemporanea Sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l’Italia per la legislazione nazionale sui contratti di lavoro a tempo determinato nella scuola non conforme alla relativa normativa quadro UE, il “parere motivato” (2° grado della procedura di infrazione) inviato dalla Commissione UE al nostro Paese in merito alla questione della cattura di uccelli a fini di richiamo, pratica vietata dalla Direttiva Uccelli, se non in deroga, dimostra la necessità di legiferare in modo chiaro e definitivo sulla querelle che si trascina da anni.

caccia

Con l’insediamento della nuova Commissione UE presieduta da Jean-Claude Juncker sono riprese anche le decisioni sulle procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri per inadempienze previste dalla normativa europea.
Pertanto, il 26 novembre 2014 la Commissione ha adottato il Pacchetto mensile di infrazioni con 205 decisioni, tra cui 32 pareri motivati e 6 deferimenti alla Corte di giustizia europea, che sono le fasi più gravi delle relative procedure.
Anche in questo mese, l’Italia ha ricevuto in materia ambientaleun parere motivato” che non ha avuto larga eco perché l’attenzione mediatica, giustamente, era tutta rivolta alla pubblicazione nello stesso giorno della Sentenza della Corte di giustizia che ha condannato l’Italia per la legislazione nazionale sui contratti di lavoro a tempo determinato nella scuola non conforme alla relativa normativa quadro UE, e che avrà pesanti ripercussioni economiche perché gli insegnanti precari potranno richiedere la loro stabilizzazione e risarcimenti a cui lo Stato italiano si vedrà costretto ad intraprendere, pena le conseguenti multe milionarie che gli verrebbero comminate, ma solo dopo che la Commissione adisse nuovamente alla Corte (It’s a long way!).

Il “parere motivato”, anticamera del deferimento alla Corte di giustizia, rivolto in questo mese all’Italia, si riferisce alla cattura di uccelli a fini di richiamo, argomento di cui ci siamo occupati in occasione dell’approvazione della Legge europea 2013, allorché il Governo italiano, nonostante la Commissione UE gli avesse indirizzato una “messa in mora” (la prima fase della procedura di infrazione), per una pratica vietata dalla Direttiva Uccelli, ma concessa da alcune Regioni senza la sussistenza dei requisiti, aveva “istituito” le deroghe, dando parere sfavorevole all’emendamento presentato da Parlamentari, che ne chiedeva l’abolizione.

Più tardi, in occasione della Conversione in Legge n. 116 del Decreto “Competitività”, convertito nella Legge n. 116 dell’11 agosto 2014, all’art. 16 si ritorna sulla questione e si specifica che “L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione ai fini di richiamo può essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”, rinviando a un successivo Dpcm la definizione dei criteri per le autorizzazioni e per l’impiego misurato e la definizione delle quantità.

Ora, la Commissione UE sollecita il nostro Paese “a porre fine all’utilizzo su larga scala di metodi di cattura non selettiva di uccelli selvatici, come appunto le reti vietate dalla direttiva uccelli. In alcune regioni italiane per molti anni è stata autorizzata ed effettuata la cattura con le reti di certe specie di uccelli (Columba Palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus, Alauda arvensis) destinati ad essere impiegati come richiami vivi. A febbraio 2014 la Commissione ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora invitandola a interrompere questo metodo vietato di cattura degli uccelli e concludendo che le condizioni per applicare deroghe non erano soddisfatte".
"Poiché l’Italia non ha posto rimedio alle violazioni del diritto dell’UE derivanti da autorizzazioni concesse in modo illegittimo dalle Regioni e ancora in vigore, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. L’Italia dispone di due mesi per adottare tutte le misure necessarie per garantire la conformità e se non ottempererà a tale obbligo la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea”.

Plaudono le Associazioni ambientaliste e protezionistiche che avevano chiesto di riscrivere la legge, formulando in modo chiaro il divieto di cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo.
Questo nuovo, duro e inevitabile passo dell'Europa contro l'Italia sul tema dei richiami vivi è anche il frutto dell'inefficacia o comunque della debolezza dei provvedimenti normativi recentemente approvati in Parlamento, che, sebbene più stringenti che in passato, non sono in grado di vietare con chiarezza e perentorietà le catture degli uccelli selvatici - ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, Presidente della LIPU - Ora, servirà probabilmente un nuovo intervento di legge, che vieti esplicitamente le catture in modo da impedire alla fonte ogni tentativo di deroga regionale, come quello attivato dalla Regione Lombardia, che si è fatta beffe di Governo ed Europa pur di accontentare gli uccellatori e i loro supporter parlamentari. Ma ora non si ricorra più ad alibi non si perda altro tempo e si scriva fine, una volta per tutte, all'orribile storia dei richiami vivi”.

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