La Rivista Conservation Biology ha diffuso online, prima della pubblicazione cartacea, uno Studio che rivela come la richiesta in crescita di capi di abbigliamento in cashmere metta in grosse difficoltà la sopravvivenza di grandi mammiferi autoctoni dell’Asia centrale, la maggior parte dei quali inclusi nella Red List della IUNC (Joel Berger, Bayarbaaatar  Buuveibaaatar e Charudutt Mishra: “Globalization of the Cashmere Market and the Decline of Large Mammals in Central Asia”).

Lepardo-delle-nevi

Lo Studio condotto da ricercatori universitari e di fondazioni per la conservazione della fauna selvatica in 7 aree di studio in Mongolia, India e nel Tibet cinese, ha appurato che attualmente la biomassa a disposizione degli ungulati selvatici si è ridotta al 5%, contro il 95% utilizzata dagli animali allevati. In particolare, la diffusione triplicata nell’ultimo ventennio della capra domestica (capra hircus) da cui si ricava la lana cashmere che l’industria della moda occidentale utilizza sempre più nella confezione di lussuosi capi di abbigliamento, avrebbe grossi impatti sugli habitat di altri ungulati che vedono restringersi in maniera preoccupante i pascoli a disposizione. 

Sono in tal modo a rischio: l’antilope saiga (Saiga tartarica) e quella tibetana (Pantholops hodgsoni); la pecora bharal (Pseudois nayaur); il cammello battriano (Camelus bactrianus); lo yak selvatico (Bos mutus); l’asino khulan (Equus hemionus); l’emione kiang (Equus kiang); il pony mongolo (Equus Przewalski). La riduzione di queste specie, mette indirettamente in pericolo la sussistenza dei loro predatori, tra cui si segnala il leopardo delle nevi (Panthera uncia), anche per le uccisioni perpetrate dai pastori nell’intento di salvaguardare i loro greggi dagli attacchi dei felini che non trovano più le loro naturali prede.

Secondo gli autori, l’industria multimiliardaria del cashmere crea motivazioni economiche che legano le preferenze di moda occidentali per il cashmere all’ uso di suolo in Asia centrale. Questa predilezione per l'abbigliamento alla moda, a sua volta, incoraggia pastori ad aumentare la i capi allevati, incidendo sulla sopravvivenza di grandi mammiferi in via di estinzione, in questi aridi remoti ecosistemi. 

La produzione di cashmere è una questione umana complicata - ammette Charudutt Mishra, uno degli autori dello Studio - Comprensibilmente i pastori indigeni stanno cercando di migliorare le loro condizioni di vita, ma i loro guadagni a breve termine rischiano di compromettere per sempre gli ecosistemi locali”.

Secondo Mishra e gli altri due autori, le specie iconiche delle montagne e delle steppe dell’Asia centrale diventeranno vittime della moda se non si interviene a livello globale e a scala locale, per cui suggeriscono di introdurre nei capi di vestiario in cashmere una etichetta “verde” (green label) per aumentare la consapevolezza del problema fra i consumatori.

Uno degli obiettivi è di mettere in collegamento alcune delle comunità locali che producono cashmere e gli acquirenti del mercato internazionale - concludono gli autori - Vogliamo cercare di affrontare tutte le relative problematiche, sviluppando un programma per rendere i pascoli più sostenibili e possibile la convivenza tra animali domestici e selvatici”.