“Carta di Livorno”: le proposte per lo sviluppo della Blue Economy attraverso la Strategia Marina

“Carta di Livorno”: le proposte per lo sviluppo della Blue Economy attraverso la Strategia Marina

Si è chiuso con l’adozione della Carta, il Convegno “Il Mare: la sostenibilità come motore di sviluppo”, svoltosi a Livorno (14-15 novembre 2014) e organizzato dal Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del semestre italiano di Presidenza UE, nel corso del quale è stata riconosciuta la centralità del mare come fattore di sviluppo e crescita.
Il Sottosegretario all’Ambiente, On. Sonia Velo che ha fortemente voluto questo evento ha raccolto e sintetizzato nell’intervento conclusivo le esigenze emerse.

velo galletti

Aperto dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, il Convegno di Livorno dedicato a “Il Mare: la sostenibilità come motore di sviluppo” si è chiuso con l’intervento del Sottosegretario all’Ambiente, On. Sonia Velo che ha riassunto le esigenze emerse nel corso dei due giorni di lavoro durante i quali oltre 400 persone, in rappresentanza di 20 Università, 50 Enti e Istituzioni, 20 Istituti scientifici e di ricerca, 60 Associazioni e rappresentanti delle categorie e più di 50 tra operatori e aziende di settore, si sono confrontate sulle opportunità che la Direttiva Quadro Strategia Marina può offrire in termini di crescita e lavoro, e che sono state raccolte in quella che è già stata definita la “Carta di Livorno”.

Ecco di seguito i 4 punti su cui si concentra la Carta, quali indicate nel suo intervento conclusivo dal Sottosegretario all’Ambiente che ha voluto fortemente rimettere al centro dell'attenzione pubblica la “risorsa mare” durante il semestre italiano di Presidenza dell’Unione europea.

1. Governance unitaria a livello nazionale. “Occorre dotarsi di elevati livelli di coordinamento istituzionale e sinergie sui temi del mare anche in Italia per rendere più forti ed incisive le iniziative nazionali in chiave di sostenibilità - ha sottolineato Sonia Velo - Ciò contribuirà a rafforzare il ruolo del nostro Paese nelle cornici comunitarie e internazionali”.

2. Connessione terra-mare. “È necessario promuovere responsabilità e partecipazione delle comunità costiere, come già previsto dal Protocollo sulla Gestione Integrata sulla fascia costiera della Convenzione di Barcellona” ha proseguito la rappresentante del Governo, che ha citato alcuni esempi da cui partire: la Carta di partenariato dei Comuni del Santuario Pelagos; l’Accordo Ramoge per la tutela del mare e delle coste fra Italia, Francia e Principato di Monaco; la Strategia Adriatico-Ionica come piattaforma innovativa per razionalizzare le politiche di settore.

3. Armonizzazione ed efficacia dei controlli in mare e lungo le coste, “Al fine di ottenere standard unitari e livelli di controllo scientifico ed operativo adeguati".

4. Implementazione di iniziative di comunicazione e partecipazione, “A partire dalla Strategia Marina di tutti gli attori coinvolti”.

Entro la fine dell’anno - ha concluso il Sottosegretario Velo - saranno resi operativi i Programmi di Monitoraggio grazie alle 15 regioni costiere ed alle loro Agenzie per la Protezione Ambientale, con le quali abbiamo appena concluso un accordo che sarà sottoscritto a breve, destinando vere e concrete risorse finanziarie”.

Nel corso del Convegno sono stati diffusi i numeri che sottolineano l’importante ruolo economico che il Mare svolge per l’Italia.

Imprese
Sono 180 mila le imprese dell'economia del mare censite alla fine del 2013, pari al 3% del totale imprenditoriale del Paese.
Il settore del turismo marino è l'ambito dove si concentra la maggior parte delle imprese della blue economy in virtù del fatto che il 40% delle imprese dell'economia del mare ė costituito da quelle che operano nel settore della ristorazione e dei servizi di alloggio. Si tratta di circa 72.000 imprese in Italia.
Seguono il settore della filiera ittica (pesca, lavorazione e commercio del pesce) con 34.000 imprese (il 18,9%), la filiera della cantieristica navale con 28.000 imprese (il 15,7%) e il settore delle attività sportive e ricreative con 28.000 attività (il 15,7%).
Un ruolo importante lo assume la movimentazione marittima di merci e persone che conta 11.000 imprese, pari al 6,1% del totale imprenditoriale della blue economy.
Quasi 6.000 imprese (il 3,3%) invece, operano nel settore della ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.
Per quanto riguarda l’incidenza delle imprese della blue economy sull’economia dei territori, la graduatoria regionale vede ai primi posti la Liguria (8,7%), la Sardegna (5,3%) e il Lazio (5%), mentre quella provinciale vede in testa Rimini (12,7%), Livorno (12,1%) e La Spezia (11,4%).

Economia, occupazione e valore aggiunto
Nel 2013 l'economia del mare ha prodotto un valore aggiunto di oltre 41 miliardi di euro, pari al 3% dell'economia.
Si tratta di una forza produttiva spinta da un bacino di forza lavoro che conta 800.000 occupati, il 3,3% dell'occupazione complessiva del Paese.
Quasi un terzo del reddito prodotto dalla blue economy (il 31,2%) è ascrivibile al settore dei servizi di alloggio e ristorazione con un valore aggiunto di circa 13 miliardi di euro e 300.000 occupati.
Il secondo settore, che contribuisce per un quinto al totale del reddito prodotto dalla blue economy (il 18,4%) è quello legato alle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, grazie a un valore aggiunto di 7,6 miliardi di euro e a 123.000 occupati.
Importante, inoltre, il settore dei trasporti marittimi, con un valore aggiunto prodotto di circa 7 miliardi di euro (16,7%) a cui si associano ben 90.000 lavoratori.
L’incidenza del valore aggiunto sulle economie locali, vede ai primi posti per valori assoluti le province di Roma (5,8 miliardi di euro), Genova (3 miliardi) e Napoli (2,5 miliardi), mentre per quanto riguarda l’incidenza percentuale sul totale dell’economia provinciale, spiccano Livorno (15,9%), Trieste (15,6%) e Olbia-Tempio (13,8%).

La forza moltiplicativa dell’economia del mare
L'economia del mare non si limita alle sole attività economiche, ma tiene conto anche delle tante attività che vengono innescate indirettamente. Esiste una sorta di moltiplicatore per cui ogni euro prodotto da un'attività della blue economy se ne attivano altri sul resto dell'economia, generati da tutte quelle attività che contribuiscono alla sua realizzazione, secondo una logica di filiera.
Nel 2013 i 41,5 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti dalle attività dell'economia del mare hanno attivato quasi 80 miliardi di euro di valore aggiunto sul resto dell'economia, per un ammontare produttivo complessivo di circa 119 miliardi di euro, pari all’8,5% del totale prodotto dall’intera economia nazionale.
In altre parole, per ogni euro prodotto dalla blue economy se ne attivano sul resto dell’economia altri 1,9.
I settori con la più elevata capacità moltiplicativa sono quello della movimentazione di merci e passeggeri via mare, dove ogni euro prodotto riesce ad attivarne sul resto dell’economia altri 2,9.
Seguono la cantieristica con 2,4 euro attivati per ogni euro prodotto, le attività sportive e ricreative con 2,1 euro e i servizi di ristorazione e alloggio, dove ogni euro prodotto riesce ad attivarne 2.
Per quanto riguarda l’incidenza del valore aggiunto prodotto e attivato nelle economie territoriali, la graduatoria vede in prima posizione la macro ripartizione Sud e Isole con il 10,9% di incidenza, seguita dal Centro (10,3%), il Nord-Est (con il 7,8%) ed il Nord-Ovest (6,1%). A livello regionale spicca la Liguria (43,5% di incidenza sul totale) e il Friuli Venezia-Giulia (18,3%).

Green economy
Più di un quinto delle imprese dell’economia del mare (precisamente il 21,4%) ha investito nel triennio 2010-2012 e/o ha programmato di investire nel 2013 in prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale, con una maggiore incidenza nella filiera ittica (il 33,8% delle imprese), nella cantieristica (28,4%), e nell’industria delle estrazioni marine (27,6%).
Anche l’analisi per macro ripartizione geografica attesta l’impegno di oltre un quinto delle imprese ad effettuare gli investimenti considerati: Nord-Est (23,3% delle imprese), Sud e Isole (21,1%), Nord-Ovest (20,8%) e Centro (20,8%).
Per quanto riguarda la destinazione degli investimenti in prodotti e tecnologie green nel periodo 2010-2012, l’esame dei dati indica una decisa propensione alla riduzione dei consumi (79,9% delle imprese), seguita da interventi sul processo produttivo (14,6%) e sul prodotto/servizio (5,5%).

Blue Growth
I dati percentuali sull’occupazione, analizzati nell’ambito del perimetro definito per la Blue Growth (selezione di attività economiche identificate in ambito europeo) in Italia (dati 2012), mostrano un ruolo decisivo del turismo costiero (66,9%), seguito dal settore pesca e lavorazione del pesce (8,3%) e dal trasporto marittimo a lungo (7,4%) e a corto raggio (5,5%).
Il ruolo decisivo della Blue Growth sull’occupazione si può riscontrare nell’analisi della variazione percentuale dal 2000 al 2012 che attesta un +46,2% rispetto al 7,7% della media del totale economia nazionale.

Categoria: Sostenibilità; sottocategoria: Economia

Tags: 14-15 novembre 2014, Convegno Mare come motore di sviluppo, MATTM, Galletti, Sottosegretario On. Sonia Velo, adozione Carta di Livorno, i 4 pilastri, Governance unitaria a livello nazionale, Connessione terra-mare, Armonizzazione ed efficacia dei controlli in mare e lungo le coste, Implementazione di iniziative di comunicazione e partecipazione, Green economy, Blue Growth, Direttiva Strategia Marina

 

“Carta di Livorno”: le proposte per lo sviluppo della Blue Economy attraverso la Strategia Marina.

 

Si è chiuso con l’adozione della Carta, il Convegno “Il Mare: la sostenibilità come motore di sviluppo”, svoltosi a Livorno (14-15 novembre 2014) e organizzato dal Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del semestre italiano di Presidenza UE, nel corso del quale è stata riconosciuta la centralità del mare come fattore di sviluppo e crescita.
Il Sottosegretario all’Ambiente, On. Sonia Velo che ha fortemente voluto questo evento ha raccolto e sintetizzato nell’intervento conclusivo le esigenze emerse.

 

Aperto dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, il Convegno di Livorno dedicato a “Il Mare: la sostenibilità come motore di sviluppo”(link: http://www.regionieambiente.it/sostenibilita/economia/1616-il-mare-come-motore-di-sviluppo.html) si è chiuso con l’intervento del Sottosegretario all’Ambiente, On. Sonia Velo che ha riassunto le esigenze emerse nel corso dei due giorni di lavoro durante i quali oltre 400 persone, in rappresentanza di 20 Università, 50 Enti e Istituzioni, 20 Istituti scientifici e di ricerca, 60 Associazioni e rappresentanti delle categorie e più di 50 tra operatori e aziende di settore, si sono confrontate sulle opportunità che la Direttiva Quadro Strategia Marina può offrire in termini di crescita e lavoro, e che sono state raccolte in quella che è già stata definita la “Carta di Livorno”.

 

Ecco di seguito i 4 punti su cui si concentra la Carta, quali indicate nel suo intervento conclusivo dal Sottosegretario all’Ambiente che ha voluto fortemente rimettere al centro dell'attenzione pubblica la “risorsa mare” durante il semestre italiano di Presidenza dell’Unione europea.

 

1. Governance unitaria a livello nazionale. “Occorre dotarsi di elevati livelli di coordinamento istituzionale e sinergie sui temi del mare anche in Italia per rendere più forti ed incisive le iniziative nazionali in chiave di sostenibilità - ha sottolineato Sonia Velo - Ciò contribuirà a rafforzare il ruolo del nostro Paese nelle cornici comunitarie e internazionali”.

 

2. Connessione terra-mare. “È necessario promuovere responsabilità e partecipazione delle comunità costiere, come già previsto dal Protocollo sulla Gestione Integrata sulla fascia costiera della Convenzione di Barcellona ha proseguito la rappresentante del Governo, che ha citato alcuni esempi da cui partire: la Carta di partenariato dei Comuni del Santuario Pelagos; l’Accordo Ramoge per la tutela del mare e delle coste fra Italia, Francia e Principato di Monaco; la Strategia Adriatico-Ionica come piattaforma innovativa per razionalizzare le politiche di settore.

 

3. Armonizzazione ed efficacia dei controlli in mare e lungo le coste, “Al fine di ottenere standard unitari e livelli di controllo scientifico ed operativo adeguati".

 

4. Implementazione di iniziative di comunicazione e partecipazione, “A partire dalla Strategia Marina di tutti gli attori coinvolti”.

 

Entro la fine dell’anno - ha concluso il Sottosegretario Velo - saranno resi operativi i Programmi di Monitoraggio grazie alle 15 regioni costiere ed alle loro Agenzie per la Protezione Ambientale, con le quali abbiamo appena concluso un accordo che sarà sottoscritto a breve, destinando vere e concrete risorse finanziarie”.

 

Nel corso del Convegno sono stati diffusi i numeri che sottolineano l’importante ruolo economico che il Mare svolge per l’Italia.

 

Imprese
Sono 180 mila le imprese dell'economia del mare censite alla fine del 2013, pari al 3% del totale imprenditoriale del Paese.
Il settore del turismo marino è l'ambito dove si concentra la maggior parte delle imprese della blue economy in virtù del fatto che il 40% delle imprese dell'economia del mare ė costituito da quelle che operano nel settore della ristorazione e dei servizi di alloggio. Si tratta di circa 72.000 imprese in Italia.

Seguono il settore della filiera ittica (pesca, lavorazione e commercio del pesce) con 34.000 imprese (il 18,9%), la filiera della cantieristica navale con 28.000 imprese (il 15,7%) e il settore delle attività sportive e ricreative con il 28.000 attività (il 15,7%).

Un ruolo importante lo assume la movimentazione marittima di merci e persone che conta 11.000 imprese, pari al 6,1% del totale imprenditoriale della blue economy.

Quasi 6.000 imprese (il 3,3%) invece, operano nel settore della ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.

Per quanto riguarda l’incidenza delle imprese della blue economy sull’economia dei territori, la graduatoria regionale vede ai primi posti la Liguria (8,7%), la Sardegna (5,3%) e il Lazio (5%), mentre quella provinciale vede in testa Rimini (12,7%), Livorno (12,1%) e La Spezia (11,4%).

 

Economia, occupazione e valore aggiunto
Nel 2013 l'economia del mare ha prodotto un valore aggiunto di oltre 41 miliardi di euro, pari al 3% dell'economia.

Si tratta di una forza produttiva spinta da un bacino di forza lavoro che conta 800.000 occupati, il 3,3% dell'occupazione complessiva del Paese.

Quasi un terzo del reddito prodotto dalla blue economy (il 31,2%) è ascrivibile al settore dei servizi di alloggio e ristorazione con un valore aggiunto di circa 13 miliardi di euro e 300.000 occupati.

Il secondo settore, che contribuisce per un quinto al totale del reddito prodotto dalla blue economy (il 18,4%) è quello legato alle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, grazie a un valore aggiunto di 7,6 miliardi di euro e a 123.000 occupati.

Importante, inoltre, il settore dei trasporti marittimi, con un valore aggiunto prodotto di circa 7 miliardi di euro (16,7%) a cui si associano ben 90.000 lavoratori.

L’incidenza del valore aggiunto sulle economie locali, vede ai primi posti per valori assoluti le province di Roma (5,8 miliardi di euro), Genova (3 miliardi) e Napoli (2,5 miliardi), mentre per quanto riguarda l’incidenza percentuale sul totale dell’economia provinciale, spiccano Livorno (15,9%), Trieste (15,6%) e Olbia-Tempio (13,8%).

 

La forza moltiplicativa dell’economia del mare
L'economia del mare non si limita alle sole attività economiche, ma tiene conto anche delle tante attività che vengono innescate indirettamente. Esiste una sorta di moltiplicatore per cui ogni euro prodotto da un'attività della blue economy se ne attivano altri sul resto dell'economia, generati da tutte quelle attività che contribuiscono alla sua realizzazione, secondo una logica di filiera.

Nel 2013 i 41,5 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti dalle attività dell'economia del mare hanno attivato quasi 80 miliardi di euro di valore aggiunto sul resto dell'economia, per un ammontare produttivo complessivo di circa 119 miliardi di euro, pari all’8,5% del totale prodotto dall’intera economia nazionale.

In altre parole, per ogni euro prodotto dalla blue economy se ne attivano sul resto dell’economia altri 1,9.

I settori con la più elevata capacità moltiplicativa sono quello della movimentazione di merci e passeggeri via mare, dove ogni euro prodotto riesce ad attivarne sul resto dell’economia altri 2,9.

Seguono la cantieristica con 2,4 euro attivati per ogni euro prodotto, le attività sportive e ricreative con 2,1 euro e i servizi di ristorazione e alloggio, dove ogni euro prodotto riesce ad attivarne 2.

Per quanto riguarda l’incidenza del valore aggiunto prodotto e attivato nelle economie territoriali, la graduatoria vede in prima posizione la macro ripartizione Sud e Isole con il 10,9% di incidenza, seguita dal Centro (10,3%), il Nord-Est (con il 7,8%) ed il Nord-Ovest (6,1%). A livello regionale spicca la Liguria (43,5% di incidenza sul totale) e il Friuli Venezia-Giulia (18,3%).

 

Green economy
Più di un quinto delle imprese dell’economia del mare (precisamente il 21,4%) ha investito nel triennio 2010-2012 e/o ha programmato di investire nel 2013 in prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale, con una maggiore incidenza nella filiera ittica (il 33,8% delle imprese), nella cantieristica (28,4%), e nell’industria delle estrazioni marine (27,6%).

Anche l’analisi per macro ripartizione geografica attesta l’impegno di oltre un quinto delle imprese ad effettuare gli investimenti considerati: Nord-Est (23,3% delle imprese), Sud e Isole (21,1%), Nord-Ovest (20,8%) e Centro (20,8%).

Per quanto riguarda la destinazione degli investimenti in prodotti e tecnologie green nel periodo 2010-2012, l’esame dei dati indica una decisa propensione alla riduzione dei consumi (79,9% delle imprese), seguita da interventi sul processo produttivo (14,6%) e sul prodotto/servizio (5,5%).

 

Blue Growth
I dati percentuali sull’occupazione, analizzati nell’ambito del perimetro definito per la Blue Growth (selezione di attività economiche identificate in ambito europeo) in Italia (dati 2012), mostrano un ruolo decisivo del turismo costiero (66,9%), seguito dal settore pesca e lavorazione del pesce (8,3%) e dal trasporto marittimo a lungo (7,4%) e a corto raggio (5,5%).

Il ruolo decisivo della Blue Growth sull’occupazione si può riscontrare nell’analisi della variazione percentuale dal 2000 al 2012 che attesta un +46,2% rispetto al 7,7% della media del totale economia nazionale.

Commenta