Cambiamenti climatici: “Perché stiamo aspettando?”

Cambiamenti climatici: “Perché stiamo aspettando?”

Nella Conferenza tenuta alla London School of Economics and Political Science, Sir Nicolas Stern, autore della famosa Relazione che porta il suo nome, ribadisce quanto affermato nel suo ultimo libro ovvero che facendo investimenti per basse emissioni di carbonio, possiamo dar vita a una economia di forte crescita e di alta qualità, non solo nel futuro, ma già adesso. Se continuiamo, però, lungo un percorso ad alta intensità di carbonio, i cambiamenti climatici saranno forieri di gravi rischi per la prosperità a lungo termine.

sir nicolas stern

Nicolas Stern, autore del famoso Rapporto (2006) che porta il suo nome e che è divenuto il punto di riferimento per la politica e gli ambientalisti perché per la prima volta venivano quantificati i costi economici e sociali dei cambiamenti climatici, ha tenuto una pubblica Conferenza a Londra il 3 giugno 2015 presso la London School of Economics and Political Science, dal titolo provocatorio del suo nuovo libro “Why Are We Waiting? The Logic, Urgency and Promise of Tackling Climate Change”.

L’ex capo economista della Banca Mondiale ed attuale Presidente del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment. ha sottolineato che i rischi connessi al global warming sarebbero maggiori di quelli indicati nel precedente Rapporto, e che i costi dell’inazione supererebbero di gran lunga quelli dell’azione, come testimoniano le conseguenze catastrofiche degli ultimi fenomeni meteorologici estremi che, peraltro, si stanno verificando in anticipo rispetto a quanto ipotizzato un decennio fa.

Tuttavia, il Presidente della British Academy ha tenuto a sottolineare che questa situazione estremamente pericolosa genera anche la grande opportunità di scrivere la “storia della futura crescita”, sostenibile nel lungo periodo, che poggia:
- sulla logica (logic) che deriva dagli inoppugnabili dati scientifici che sottolineano la correlazione tra le attività umane e i cambiamenti climatici, con tutte le conseguenze che ne derivano;
- sull’urgenza (urgency) di intraprendere azioni immediate per contrastare i cambiamenti climatici, contro l’attendismo che è stato imperante nell’ultimo decennio, per evitare che le emissioni raggiungano un livello tale da innescare una situazione di “non ritorno”;
- sull’opportunità (promise) che le azioni intraprese siano in grado di assicurare una vita migliore per tutti e di contribuire a vincere la battaglia contro la povertà in tutto il mondo.

In accordo con quanto di recente testimoniato dal Report di Climate Tracker, secondo cui gli impegni segnalati all’UNFCCC dai vari Governi (INDC) per la Conferenza di Parigi di fine anno non sarebbero adeguati a far mantenere entro i +2 °C alla fine del secolo il riscaldamento globale, Stern fa appello più che alla politica, al mondo delle imprese e al ruolo delle grandi città.
"Una delle cose positive che ho visto l'anno scorso - ha dichiarato Stern - è il modo con cui la comunità imprenditoriale ha intensificato la sua capacità di agire responsabilmente, intravedendo rischi per la sua stessa sopravvivenza”.

Al riguardo, tuttavia, bisogna osservare quanto emerge dal Rapporto sulla consapevolezza delle imprese in merito ai rischi legati ai cambiamenti climatici e alla scarsità di risorse, rilasciato il 2 giugno 2015 da Carbon Trust, Associazione senza scopo di lucro londinese che ha per mission il supporto alle Organizzazioni di tutto il mondo per ridurre il loro impatto in termini di emissioni di carbonio in atmosfera. “Titans or Titanics?”, questo il significativo titolo dato ai risultati del sondaggio effettuato, sottolinea come la maggior parte delle imprese sia conscia dei gravi pericoli che si stanno addensando sulle proprie attività e che sono in continua intensificazione, ma non ha ancora una chiara visione di come gestire la situazione e continua a concentrarsi sul breve termine.

Eppure, afferma Stern, “Con il loro esempio le aziende possono portare un notevole contributo ad un’economia a basse emissioni di carbonio e a prodotti e servizi sostenibili, facendo progressi nell’efficienza energetica e nell’uso delle risorse, promuovendo la sostenibilità ambientale lungo tutta la catena di rifornimento e applicando un prezzo per il carbonio emesso per le loro operazioni. Inoltre, le aziende possono anche svolgere un ruolo importante e costruttivo attraverso la promozione di politiche climatiche adeguate e chiare”.

Stern ha pure indicato l’importanza delle strategie approntate da alcune grandi città, come New York e Singapore, che costituiscono i driver del cambiamento: “Entro la metà di questo secolo, le città passeranno dagli attuali 3,5 miliardi di residenti a 6,5 miliardi, rappresentando delle straordinarie opportunità di investimenti nelle infrastrutture, soprattutto nel settore energetico, e mettendo in atto una trasformazione tecnologica, quale mai vista finora”.

Molte indicazioni presenti nel libro erano state anticipate nel Rapporto “Better Growth, Better Climate” che la Commissione Globale sull’Economia e il Clima, di cui Stern è co-Presidente insieme all’ex-Presidente del Messico Felipe Calderón, presentato a New York in occasione del Summit sul Clima all’ONU del 23 settembre 2014, che confuta l’idea diffusa che si debba scegliere tra lotta ai cambiamenti climatici e crescita economica mondiale offrendo prove convincenti su come il cambiamento tecnologico sia lo strumento di nuove opportunità per migliorare la crescita, creare posti di lavoro, incrementare i profitti delle imprese e stimolare lo sviluppo economico.

Le decisioni che prendiamo oggi determineranno il futuro dell’economia e del clima - ha osservato Stern - Se scegliamo di fare investimenti per basse emissioni di carbonio, possiamo dar vita a una economia di forte crescita e di alta qualità, non solo nel futuro, ma già adesso. Se continuiamo, però, lungo un percorso ad alta intensità di carbonio, i cambiamenti climatici saranno forieri di gravi rischi per la prosperità a lungo termine”.
E allora, mutuando dal libro: “Perché stiamo aspettando?”.
 

Commenta