Caccia: bando delle munizioni al piombo

Caccia: bando delle munizioni al piombo

Alla Conferenza di Quito sulla Convenzione di Bonn per la conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica sono state adottate linee guida per le Parti che prevedono entro il 2017 il divieto di usare il piombo nelle cartucce, sostituendolo con leghe non tossiche.
Anche il diffuso antinfiammatorio Diclofenac, utilizzato anche negli allevamenti di animali da carne, dovrà essere vietato in veterinaria, dopo i mortali effetti che provoca sugli sacrofagi, come accaduto in India ai rapaci che si cibavano delle carcasse di animali trattati con tale sostanza.

munizioni al piombo

La Conferenza delle Parti (COP 11) della Convenzione sulla conservazione delle Specie Migratrici della fauna selvatica (CMS), nota come la Convenzione di Bonn, che si è conclusa a Quito (Ecuador) la scorsa settimana, ha adottato le “Linee Guida per prevenire il rischio di avvelenamento degli uccelli migratori” che costituisce un passo avanti rispetto alla precedente “Minimizing the risk of poisoning birds” che poneva limiti all’uso di piombo nelle munizioni da caccia solo per le zone umide, nelle quali i pallini di piombo vengono ingeriti dagli uccelli acquatici.
Questa nuova adozione, che prevede l’eliminazione graduale dell’uso di piombo nelle armi nel corso dei prossimi tre anni indipendentemente dall’ambiente in cui viene praticata la caccia, costituisce una buona notizia non solo per la salute degli uccelli, ma anche per quella umana.
Gli studi scientifici condotti in molti Paesi del mondo e anche in Italia dall’ISPRA - ha dichiarato Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura della LIPU - hanno in realtà evidenziato come il problema vada ben oltre gli ambienti acquatici quali stagni, fiumi e paludi e generi una filiera letale che porta all’avvelenamento dei predatori degli animali abbattuti (ad esempio per via dell’ingestione delle viscere degli ungulati lasciate sul posto dai cacciatori) e anche a più in generale un avvelenamento ambientale”.

Il piombo figura al 2° posto nella lista delle sostanze pericolose indicate dall'Agency for Toxic Substances and Disease Registry e la nocività di questo metallo è nota da molto tempo, specie nelle sue manifestazioni acute (colica saturnina). Successivi e approfonditi studi, tuttavia, hanno rilevato che il piombo è in grado di danneggiare tutti i tessuti, in particolare reni e sistema immunitario, tant’è che la dose considerata critica è stata notevolmente abbassata nel corso degli ultimi trent'anni, ma i suoi effetti più subdoli sono a carico del sistema neurologico, senza un limite di soglia, soprattutto nei bambini. Lo scorso anno l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) istituita dal Regolamento REACH concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, dopo una consultazione pubblica, ha accolto la richiesta avanzata dalla Svezia di restrizione relativa al piombo e suoi composti in articoli di consumo, come sostanza che può danneggiare la fertilità e il feto, ritenendo giustificata anche la classificazione per gli effetti sull’allattamento, mentre non ci sono state finora richieste di limitazioni dell’uso di piombo nelle munizioni.

Ora anche l’industria venatoria dovrà adeguarsi per sostituire entro il 2017 le munizioni con leghe non tossiche, anche se nel testo delle Linee guida si stabilisce che “spetta a ogni Parte di determinare se e come per attuare le azioni raccomandate, considerando la misura e il tipo di rischio avvelenamento, pur tenuto conto dei loro obblighi e impegni internazionali, tra cui quelle della Convenzione”.
In merito, l’ANPAM (Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni) che ha partecipato alle sessioni di lavoro in rappresentanza dell’industria delle armi e delle munizioni sportive e civili ha diramato un Comunicato stampa.

Per quanto concerne la proposta di bandire il piombo dalle munizioni- si legge nel comunicato - nonostante il testo finale della proposta fosse già stato ultimato dal Comitato Scientifico del CMS lo scorso luglio a Bonn (Germania), si può affermare che grazie all’intensa attività intrapresa da Anpam, insieme al proprio network europeo (federazioni industriali di settore Afems e Ieacs, rappresentanze dei cacciatori), si è riusciti a ottenere una modifica all’ultimo minuto dell’articolo 1 della bozza di risoluzione, che attribuisce agli Stati Partecipanti il potere di determinare se e in quale misura implementare tali raccomandazioni, attenuando sensibilmente la prescrizione sull’eliminazione graduale del piombo dalle munizioni nell’esercizio delle attività venatorie entro i prossimi tre anni. Il direttore dell’Anpam, Mauro Silvis, nel corso dei lavori ha potuto evidenziare formalmente come le proposte e le risoluzioni in discussione fossero state raggiunte senza il preventivo coinvolgimento del settore e senza tenere conto di alcune importanti considerazioni tecniche. Inoltre è stato messo in luce come non si sia provveduto a effettuare una valutazione dell’impatto che la decisione di vietare il piombo nelle munizioni sportive e civili avrà a livello economico e occupazionale”.

Oltre al divieto di utilizzo del piombo nelle munizioni per la caccia, le Linee guida approvate a Quito vietano l’impiego veterinario del Diclofenac, il farmaco antinfiammatorio utilizzato anche per gli animali di allevamento destinati alla carne, che costituisce un pericolo mortale per avvoltoi e altri grandi rapaci. Il caso più eclatante dei suoi effetti sui rapaci si è verificato in India dove le tre specie più diffuse nell’Asia del sud - l’avvoltoio dal becco sottile (gyps tenuirostris), il grifone del Bengala o grifone dorsobianco orientale (gyps bengalensis) e l’avvoltoio indiano o beccolungo (gyps indicus) - stavano morendo in tutta la regione perché si nutrivano di carcasse di animali trattati con tale sostanza che provocava loro la gotta viscerale. Degli oltre trenta milioni di grifoni del Bengala che volavano sull’Asia del sud sospinti dalle correnti ascensionali, ne rimanevano dopo venti anni undicimila tanto da costringere la IUNC a inserire le tre specie tra quelle a grave rischio di estinzione.

La Conferenza ha evidenziato l’estremo rischio costituito dal Diclofenac per i rapaci e, forse, per altri - ha sottolineato Fulvio Mamone Capria, Presidente della LIPU-Birdlife Italia - È stata dunque sancita la necessità del suo bando, invitando a sostituirlo con alternative, quali il Meloxicam, che appaiono sicure, benché s’impongano adeguate verifiche. Ora l’Italia recepisca senza esitazione le risoluzioni di Quito, a beneficio di ogni essere vivente”.

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