“Butta quella pasta”: perché il CETA è pericoloso per la salute e il nostro sistema agroalimentare

“Butta quella pasta”: perché il CETA è pericoloso per la salute e il nostro sistema agroalimentare

La Campagna Stop TTIP Italia, la coalizione italiana contraria agli Accordi di libero scambio UE-USA e UE-Canada, dopo aver diffuso il Rapporto che spiega i motivi per cui deve essere respinto il CETA con il Canada, ha avviato una Campagna per permettere ai cittadini italiani contrari all'Accordo di fare pressione sugli eurodeputati per esortarli a respingerlo.

"Gli Accordi economici internazionali sono, inevitabilmente, complessi - ha scritto Paul Krugman, Premio Nobel per l'economia 2008 - Se non vuoi scoprire che sono stati introdotti nel testo tanti aspetti negativi all'ultimo momento, poco prima di votare a destra o a sinistra, il tutto o niente, allora devi assicurarti che coloro che negoziano stanno prestando attenzione alle tue valide preoccupazioni e che stanno servendo gli interessi nazionali piuttosto che quelli ben ammanicati delle multinazionali" (Trade and Trust, New York Times, 15 maggio 2015).

Se lo Studio "Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) and the environment" redatto da Transport & Environment e ClientEarth, sul quale ci sia soffermati in un precedente post, si è concentrato sulle scarse misure di protezione ambientale inserite nell'Accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea (CETA), considerato il "fratello gemello" del TTIP con gli Stati uniti, il Rapporto "Butta quella pasta", prodotto dalla Campagna Stop TTIP Italia, spiega anche perché il CETA è pericoloso per la salute e la nostra tradizione alimentare.

Come avvenuto in occasione della mobilitazione contro il Trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico (TTIP) con gli Stati Uniti, attualmente "congelato" in attesa delle decisioni del neo-Presidente Trump che aveva dichiarato durante la campagna elettorale di essere intenzionato a bloccarlo, il nuovo rapporto di STOP TTIP Italia sottolinea l'impatto rovinoso che il maggior ingresso di grano e di pasta canadesi avrebbero sui produttori italiani, sulla protezione delle nostre paste e dolci di eccellenza e sulla tutela della nostra salute che verrebbe minacciata da prodotti con più pesticidi, tossine e OGM.

Viene sottolineare come il Canada abbia un regime di protezione agroalimentare diverso dal nostro. Ad esempio, mentre in Italia il principio di precauzione è il cardine dei controlli nel campo dell'agroalimentare, in Canada non è così. Tale principio non è menzionato nel CETA in maniera convincente, facendo riferimento solo alle disposizioni della WTO che consentono un divieto permanente al commercio solo se vi è un consenso scientifico che riconduca il danno a uno specifico prodotto o ingrediente. In caso di inesattezza o disaccordo scientifico, si applica al massimo un divieto temporaneo.
Il CETA chiede che Canada e UE trovino sistemi di controllo e certificazione comuni, prendano impegni sanitari e fitosanitari, e disposizioni sulla composizione delle controversie, ma in molti casi il compromesso è al ribasso.
"Il tema dell'etichettatura è rilevante - ha osservato la curatrice del Dossier, Monica Di Sisto di FairWatch e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia - perché il Canada è uno dei più grandi produttori di alimenti geneticamente modificati del mondo, mentre l'Europa non permette l'uso di OGM per l'alimentazione umana. L'accordo, dunque "mette sotto pressione gli standard europei sugli OGM".

L'UE ha alcuni dei più forti standard per la maggior parte dei pesticidi e per la tutela dei prodotti tipici, mentre solo un centinaio di DOP, DOC e IGP verrebbero tutelati, a fronte degli oltre 2.000 presenti in Europa.
Non solo, il trattato consentirebbe a 40 mila grandi imprese USA che hanno consociate in Canada (tra loro anche giganti dell'agroalimentare come Coca Cola, McDonald…) di ottenere gli stessi privilegi che garantirebbe loro il TTIP: la possibilità di influenzare la formulazione e l'applicazione di regole e standard che limitano i loro profitti e la facoltà di citare gli Stati in giudizio se si considerano danneggiate.
Un altro aspetto negativo derivante dall'Accordo sarebbe la perdita di 600 mila posti di lavoro in tutta Europa.

Poiché il Parlamento europeo dovrà approvare in seduta plenaria (1-2 febbraio 2017) l'Accordo CETA e i segnali che giungono non sono rassicuranti, vista la bocciatura con ampia maggioranza (429 contro 258) della proposta avanzata di sottoporre alla Corte di Giustizia europea la compatibilità dell'Accordo con i Trattati dell'UE, dopo che una richiesta di dibattito in aula era stata egualmente respinta, oltre 450 organizzazioni europee e canadesi hanno sottoscritto un Appello rivolto agli europarlamentari per chiedere loro di non ratificare il testo dell'Accordo qual è "progettato dalle e per le più grandi multinazionali del mondo".

Al contempo, la coalizione italiana contraria al TTIP e al CETA ha avviato la Campagna "Adotta un europarlamentare" per permettere ai cittadini italiani "contrari alla deregulation promossa dal CETA, che mette sul piatto del business i servizi pubblici, il lavoro, il cibo e l'ecosistem di fare pressione sugli eurodeputati per esortarli a respingere l'accordo.

Ogni settimana fino alla data dell'eventuale ratifica, la Campagna pubblicherà sul sito, un report specifico che potrà essere inviato ai parlamentari con un messaggio di accompagnamento standard all'indirizzo di uno o più dei parlamentari europei.

"La società civile si mobiliterà con l'obiettivo di impedire a Strasburgo di dare parere favorevole ad un trattato nemico delle persone e del Pianeta - sottolinea la Di Sisto - In questi anni di campagna abbiamo costretto la Commissione Europea e il Governo italiano sulla difensiva, pubblicando le carte segrete dei negoziati sul TTIP e analizzando il testo del CETA nei dettagli. Anche i singoli eurodeputati adesso dovranno rendere conto della loro posizione e prendersene la responsabilità".

Commenta