Buco dell’ozono: finalmente sull’Antartide inizia a restringersi

Buco dell’ozono: finalmente sull’Antartide inizia a restringersi

Dopo decenni, il buco dell’ozono sull’Antartide comincia a “guarire”. Lo indicano i dati, raccolti dalla ricerca coordinata dal Massachusetts Institute of Technology e pubblicati sulla rivista Science, che segnano un traguardo storico e, secondo gli esperti, testimoniano l’efficacia del Protocollo di Montreal, l’accordo per la riduzione delle sostanze che minacciano lo strato di ozono come i clorofluorocarburi (Cfc).

buco nero Antartide inizia restringersi

L’Antartide, la regione più meridionale della Terra, è da sempre oggetto di studio per quanto riguarda il “famigerato” buco dell’ozono. Nel 2000 aveva raggiunto il suo picco massimo di ampiezza, e la situazione sembrava drammatica. Ma è di qualche giorno fa una buona notizia: finalmente inizia a “guarire” e a ridursi.

È quanto emerge dai dati raccolti da una ricerca dal titolo “Emergence of healing in the Antarctic ozone layer” coordinata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e pubblicati sulla rivista Science, che segnano un traguardo storico.

Secondo gli esperti, infatti, essi testimoniano l’efficacia del Protocollo di Montreal, il trattato internazionale che ha coinvolto 192 Paesi per la riduzione delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (CFC), firmato il 16 settembre del 1987 ed entrato in vigore il primo gennaio del 1989.

In poche parole, a 25 km di altezza dalla superficie terrestre è presente l’ozonosfera, una sorta di pellicola di gas la cui massima concentrazione è formata, appunto, dall’ozono. Questa è in grado di trattenere l’energia fornita dal Sole, fungendo da schermo per le radiazioni solari letali per la vita sulla Terra, e dunque fondamentale per la nostra sopravvivenza. Scoperto negli anni ’50, il buco dell’ozono è stato misurato per la prima volta con precisione a metà degli anni ’80 e proprio in considerazione della sua “gravità” si è deciso di sottoscrivere accordi internazionali, come il protocollo di Montreal, per arrestare o almeno ridurre il suo aumento in Antartide.

In particolare, il trattato di Montreal prevede di mettere in atto tutte le possibili azioni in grado di combattere gli elementi nocivi per l’ozonosfera, non solo controllando il livello della temperatura negli strati alti dell’atmosfera, ma limitando l’uso di prodotti chimici a base di cloro e bromo.

Siamo fiduciosi che le misure messe in atto condurranno il Pianeta sulla strada giusta per guarire - ha dichiarato la coordinatrice della ricerca Susan Solomon del MIT - le dimensioni dell’apertura sulla regione Antartica si sono ridotte di 4 milioni di chilometri quadrati dal 2000 alla data della misurazione nel settembre del 2015, pari a una superficie simile alla metà degli Stati Uniti o al doppio della Groenlandia. Abbiamo anche analizzato il ruolo giocato sullo strato di ozono da fattori naturali, come le eruzioni vulcaniche, ai quali si deve la grande variabilità osservata negli ultimi anni. E i risultati contraddicono la situazione osservata appena nel 2015, quando il buco dell’ozono sull’Antartide sembrava essersi ingrandito fino a raggiungere un’estensione record”.

Gli autori dello studio hanno valutato i cambiamenti dell’area secondo criteri stagionali e di altitudine, e le osservazioni nel mese di settembre (invece dei tradizionali rilevamenti a ottobre in cui l’ozono è al suo picco massimo a causa delle condizioni climatiche) sarebbero state decisive per il bollettino ottimista.

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