Bocciato il Fondo per la competitività e lo sviluppo

Bocciato il Fondo per la competitività e lo sviluppo

La Corte dei Conti ha reso noti i risultati dell’indagine sui progetti di innovazione industriale avviati nell’ambito di “Industria 2015”, da cui si evince che dopo oltre 6 anni dall’entrata in vigore delle disposizioni che lo hanno introdotto nell’ordinamento, solo 3 Programmi hanno visto la conclusione e solo il 3% delle somme impegnate è stato speso.

Skyline-Pittsburgh

L’indagine,condotta per verificare regolarità ed efficienza della gestione dei Progetti di innovazione industriale in considerazione dell’importanza dello strumento ai fini di una maggiore competitività dell’industria italiana nel contesto europeo, ha dato conto di un’attuazione assai limitata, tale da far dubitare della sua funzionalità a tali fini”.

È impietoso il verdetto emesso dalla Magistratura contabile nella “Relazione concernente la Gestione dei Progetti di innovazione industriale a carico del Fondo per la competitività e lo sviluppo di cui alla legge n. 296/06, art.1, comma 842” avviati nell’ambito di “Industria 2015”, nome sintetico della Legge per la competitività e il rilancio della politica industriale, approvata il 22 settembre 2006 in esito a un’ampia riflessione sui problemi dell’economia reale, che stabiliva le linee strategiche della politica industriale italiana, basandole su una concezione di industria che integri non solo la produzione manifatturiera, ma anche i servizi avanzati e le nuove tecnologie, in una prospettiva di medio-lungo periodo (2015).
Al suo interno, il finanziamento di Progetti di innovazione industriale avrebbe dovuto costituire lo strumento principale e più innovativo per far uscire dalla situazione di crisi dell’economia italiana, individuando nelle aree tecnologiche dell’Efficienza energetica, della Mobilità sostenibile, delle Nuove tecnologie della vita, delle Nuove Tecnologie per il Made in Italy e delle Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali.

Dai risultati dell’indagine sulla gestione dei Progetti, resi noti dalla Corte dei Conti, emerge che al 30 giugno 2013, dopo oltre 6 anni dall’entrata in vigore delle disposizioni che lo hanno introdotto nell’ordinamento, nell’ambito dei tre Progetti avviati (Efficienza energetica, Mobilità sostenibile e Nuove Tecnologie per il Made in Italy), solo 3  programmi avevano visto la conclusione, tanto che le somme effettivamente erogate (23.287.903,95 euro), ammontavano al 3% di quelle impegnate, sì che 663.239.227,45 euro sono andati in “perenzione”, istituto della contabilità pubblica, secondo il quale i residui passivi che non sono stati pagati entro un certo periodo a partire dall’esercizio cui si riferiscono vengono eliminati dalle scritture dello Stato.
Inoltre, nessuna attuazione è stata data alle Azioni connesse ai Progetti

Le criticità più significative, secondo la Corte,  sono state rappresentate  da:
- tempi molto lunghi occorsi per giungere all’emanazione dei decreti di concessione (23-25 mesi in media);
- poca stabilità dei programmi (soggetti a frequenti variazioni - anche prima del decreto di concessione - e proroghe);
- scarsità delle erogazioni richieste;
- dal sensibile disallineamento tra dato tecnico e amministrativo dello stato di avanzamento dell’attuazione.
Scarsa tempestività è stata anche riscontrata nel processo di nomina dei Technical Officer, le figure di riferimento preposte alla valutazione tecnico scientifica di variazioni, proroghe e  rendicontazioni:
- l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione non è stata mai effettivamente operativa (con l’art. 22 DL 22 giugno 2012, n. 83, il cosiddetto “Decreto Sviluppo”, convertito dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, è stato poi soppressa);
- l’Istituto per la Promozione Industriale (IPI), titolare ab initio della funzione di supporto al Ministero dello Sviluppo Economico per la definizione e implementazione dei Progetti, era stato soppresso ancora prima con il DL 31 maggio 2010, n. 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, convertito dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, “con la conseguente necessità di adottare strumenti sostitutivi non sempre adeguati e, comunque, comportanti maggiori costi”;
- i tempi lunghi (quasi 2 anni) per stipulare la Convenzione con Invitalia, dopo la soppressione dell’IPI, e le incertezze sugli schemi collaborativi tra questa e il MiSE, hanno determinato modificazioni migliorative che necessitano, secondo la Corte, “della massima attenzione perché ne siano assicurate regolarità ed efficienza”.

In via conclusiva, è stata sottolineata la necessità di procedere in tempi brevi alla verifica dello stato dell’arte di ogni singolo programma per valutare il perdurante interesse alla prosecuzione, nonché le prospettive di realizzazione tenuto conto delle risorse finanziarie disponibili e della relativa capacità di spesa…”. 

Complimenti a tutti gli attori e decision maker di questa vicenda che getta ulteriore discreto sulla nostra Pubblica Amministrazione!

 

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