Uno studio effettuato tra i residenti di una regione rurale a nord della città di New York ha rilevato che gli appassionati di seguire il volo degli uccelli e i cacciatori sono i più disponibili a sostenere misure e azioni a favore della fauna selvatica, al ripristino degli habitat e a fare donazioni per la ricerca e la conservazione.

birdwatcher

Pubblicato online prima dell’edizione cartacea su “The Journal of Wildlife Management”, uno Studio (Are wildlife recreationists conservationists? Linking hunting, birdwatching, and pro-environmental behavior) condotto da ricercatori della Cornell University di Ithaca (New York) sulla propensione a comportamenti virtuosi per la conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali condotto tra i residenti delle aree rurali della regione dell’Upstate (a nord della zona metropolitana di New York) indica che gli appassionati di birdwatching e i cacciatori sarebbero i più disponibili a svolgere azioni in favore della conservazione.

L’indagine ha considerato una gamma di possibili predittori quali il genere, l'età, l’istruzione, l'educazione, l’ideologia politica e le convinzioni circa l'ambiente.
Tutte le categorie del campione hanno dimostrato che la sensibilità per l’ambiente è divenuta prassi quotidiana (riciclaggio, risparmio energetico, acquisti verdi e sostenibili), la differenza è tra coloro che svolgono attività ricreative all’aria aperta e quelli che non hanno propensione nei confronti di tale passatempo.

I birdwatcher hanno evidenziato un impegno a favore della fauna selvatica, al ripristino degli habitat e a fare donazioni per la ricerca e la conservazione 5 volte maggiore, rispetto alle altre categorie, e i cacciatori il quadruplo. Se poi, il cacciatore è anche birdwatcher la tendenza è più probabile addirittura di 8 volte.


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fonte: Caren Cooper

Abbiamo deciso di studiare i due gruppi - gli amanti del birdwatching e i cacciatori -, e di non anticipare l'importanza di coloro che fanno entrambe le cose - ha dichiarato Caren Cooper, principale autore dello Studio ed ora al Biodiversity Research Lab presso il Museo di Scienze Naturali del North Carolina - Il nostro progetto di studio non ci permette di dire che c'è un rapporto di causa-effetto tra attività ricreative all'aperto e l'attività di conservazione. Abbiamo semplicemente osservato una serie di caratteristiche degli individui e abbiamo scoperto che trascorrere attività ricreative all'aperto si connota come la caratteristica più fortemente associata alle azioni di conservazione, senza escludere che la possibilità di realizzare azioni di conservazione porti le persone a svolgere attività all'aperto. Ma sembra molto più probabile che coloro che si impegnano in attività ricreative all'aperto si affezionino alla natura e decidano quindi di impiegare il loro tempo libero a proteggerla”.

Secondo gli autori dello Studio, i risultati dell’indagine potrebbe costituire motivo di analisi e riflessione per le Agenzie federali di gestione delle risorse naturali, preoccupate del venir meno delle risorse finanziarie derivanti dalle licenze di caccia, visto che i cacciatori stanno sempre più diminuendo, mentre gli amanti del birdwatching crescono.
"I nostri risultati forniscono la speranza per le Agenzie per la fauna selvatica, le organizzazioni e i cittadini preoccupati per le attività di conservazione - ha sottolineato Ashley Dayer del Cornell Lab of Ornithology e co-autore dello studio - Gli amanti del birdwatching costituiscono un gruppo che tradizionalmente non viene considerato come circoscrizione elettorale, ma ha un reale potenziale per essere sostenitore delle attività di conservazione e di appropriati meccanismi per il loro finanziamento”.

In copertina: Un gruppo di Birdwatchers (foto: (Ryan Hagerty/U.S. Fish and Wildlife Service/Wikimedia)