Oltre a fare chiarezza, la norma punta allo sviluppo della “chimica verde”

bioshoppers

Il Consiglio dei Ministri, approvando il 13 gennaio 2012 il Decreto Legge sull’emergenza rifiuti in Campania (cfr: articolo “Attuare la legislazione sui rifiuti per una crescita verde” a pag. 46 di questo stesso numero), ha introdotto nuovamente la norma sui bioshopper. 

Si tratta del provvedimento che, ufficiosamente annunciato dal Governo nel Decreto “Milleproroghe” approvato il 23 dicembre scorso, era misteriosamente scomparso dal testo ufficiale quale pubblicato sulla G. U. n. 302 del 29 dicembre 2011.
Il fatto aveva suscitato polemiche ed alcuni Deputati e Senatori avevano annunciato emendamenti al “Milleproroghe” al fine di reintrodurre il testo che definisce i criteri e le norme tecniche di commercializzazione dei sacchetti di asporto delle merci commercializzabili.

Anche il testo contenuto in un disegno di D.L. che il Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 aveva adottato, su proposta dell’ex Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, riconfermando la messa ad bando degli shopper in plastica, in vigore dal 1° gennaio 2011, chiariva i riferimenti europei per la biodegradabilità, secondo la UNI EN 13432:2002, ma non aveva avuto un seguito.
Proprio quest’ultimo aspetto e lo spessore minimo di 400 micron per la riutilizzazione dei sacchetti, aveva determinato il parere contrario delle Regioni alla riunione tecnica della Conferenza Stato-Regioni del 15 settembre 2011.
In attesa di verificare il testo nella versione ufficiale della G. U., ne analizziamo uno online che per l’autorevolezza del suo diffusore si deve ritenere sia la versione definitiva (vedi Box).


Appare, quindi, confermato il richiamo alla conformità della norma UNI EN 13432:2002, secondo certificazioni rilasciate da organismi accreditati, per la determinazione della biodegradabilità (entro 180 giorni) e compostabilità dei sacchetti per la spesa esclusi dal divieto.
Ma se il testo online viene confermato da quello della GU, non sembra sia vietata la vendita di shopper in polietilene additivato con oxo-biodegradabili o affini, che vengono tuttora commercializzati, pur non compostabili. Al momento è confermato il divieto solo per quelli in polietilene tout court, ma questo era già sancito.
Dopo il divieto, dal 1° gennaio e per tutto il 2011, in commercio si è visto di tutto, dai sacchetti biobased o di origine petrolchimica a quelli in polietilene resi biodegradabili in tempi maggiori, meno costosi, ma non compostabili. Infatti, mentre la biodegradabilità consiste nella capacità delle sostanze e dei materiali organici con cui vengono fabbricati i sacchetti di scomporsi mediante l’attività enzimatica dei microrganismi; la compostabilità è la capacità del materiale organico di trasformarsi con l’aria e altri rifiuti organici, in compost ovvero terriccio ricco di sostanze organiche che può essere impiegato in agricoltura come ammendante e fertilizzante.

Se un sacchetto di plastica, pur biodegradabile, viene gettato nella frazione organica e utilizzato come sacchetto per la raccolta dell’organico, per pura ignoranza del consumatore, viene compromesso il sistema di trasformazione dei rifiuti in compost.
Lo Studio “I nuovi bio-shoppers. Indagine su utilizzo e valutazione dei nuovi bio-shoppers tra i negozianti di generi alimentari”, condotto da ISPO Ricerche su commissione di Assobioplastiche e diffuso il 12 gennaio 2012 a Roma nel corso del Convegno “Un anno di divieto: dodici mesi di successi con molte domande”, ha rilevato che tutti i commercianti di alimentari oggetto dell’indagine conoscono la legge (solo l’1% dichiara di esserne all’oscuro) che ha messo al bando i sacchetti di plastica e il 90% ritiene che sia utile per migliorare lo stato del nostro ambiente, tuttavia l’82% dichiara di utilizzare con regolarità i sacchetti biodegradabili, il 14% solo occasionalmente e il 4% mai.
Poi, però, quando si tratta di conoscere la differenza tra biodegradabilità e compostabilità, lo Studio mette in evidenza che solo il 10% utilizza shopper compostabili, il 60% non sa dire se quelli utilizzati siano compostabili e il 26% usa il biodegradabile non compostabile.

Le motivazioni addotte dai commercianti sono diverse: il 41% ritiene che non c’è stata adeguata informazione; il 26% dichiara di non conoscere la differenza tra biodegradabile e compostabile; il 16% non sa della certificazione per i sacchetti compostabili; ecc.
Dallo Studio emerge, inoltre, che lo shopper smaltibile con l’organico è quello che soddisfa di più i clienti, mentre solo 3 su 10 ha un atteggiamento positivo nei confronti dei normali sacchetti biodegradabili, contro i 6 su 10 che prediligono i compostabili.
Quel che meraviglia è che pochi negozianti valutino l’importanza dei bioshopper in termini di marketing e di ritorno d’immagine.

Forse, l’annunciato avvio da parte di Uniplast (l’ente italiano di unificazione delle materie plastiche), dei lavori per lo studio di una nuova norma nazionale (UNI) che definisca le caratteristiche fisico-chimiche e meccaniche dei materiali oxo-biodegradabili, con lo scopo, appunto, di informare correttamente commercianti e consumatori sulle proprietà di tali prodotti e di stabilire esattamente che cosa possa essere definito tale e a che condizioni.
Nel Decreto, quindi, vengono fissati i criteri per identificare un sacchetto riutilizzabile, introducendo una distinzione tra i “sacchi per uso alimentare”, esentati se superiori a 200 micron di spessore, e “sacchi per altri usi” con spessore superiore ai 100 micron, distinzione che rischia tuttavia di creare difficoltà applicative nei punti vendita che commercializzano alimentari e non.

Chiarimenti di natura tecnica arriveranno con la specifica decretazione del Ministero dell’Ambiente da adottarsi entro il 31 luglio 2012, prevista dallo stesso Decreto, che dovrà individuare le ulteriori caratteristiche relative allo spessore ai fini della loro commercializzazione, nonché le modalità di informazione ai consumatori.
“Nel Consiglio dei Ministri abbiamo chiarito cosa è compostabile e cosa è biodegradabile in armonia con i parametri dell’Europa - ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini - Nello stesso impianto normativo abbiamo inserito l’impegno a regolamentare la filiera degli imballaggi e un richiamo alla chimica verde: se non si passa dalla matrice virgin-nafta alla matrice biologica non c’è sviluppo per la chimica italiana”.
Sotteso alla normativa al riguardo, come ben si comprende, è il salvataggio di poli chimici importanti come quelli di Terni e Porto Torres (non casualmente sui giornali locali di queste aree l’annuncio del decreto è stato salutato con grande favore ed ampi commenti), ma è anche implicito un sollecito alle piccole e medie imprese, oggi impegnate nella produzione di sacchetti di plastica tradizionale, a riconvertirsi, dando impulso alla “green economy”.

In arrivo anche le sanzioni, ma solo a partire dal 31 luglio 2012: da un minimo di 2.500 euro a un massimo di 25.000 euro; la multa viene aumentata fino al quadruplo del massimo “se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore.

Articolo 2. Disposizioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci nel rispetto dell’ambiente
1. Il termine previsto dell’articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, come modificato dall’articolo 23, comma 21-novies, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modifi cazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ai fi ni del divieto di commercializzazione di sacchi per l’asporto merci, è prorogato fi no all’adozione del decreto di cui al secondo periodo limitatamente alla commercializzazione dei sacchi per l’asporto delle merci conformi alla norma armonizzata UNI EN 13432:2002, secondo certificazioni rilasciate da organismi accreditati, e di quelli di spessore superiore, rispettivamente, ai 200 micron per i sacchi per l’asporto destinati all’uso alimentare e 100 micron per i sacchi per l’asporto destinati agli altri usi. Con decreto di natura non regolamentare, adottato di concerto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari, e notifi cato secondo il diritto dell’Unione Europea, da adottarsi entro il 31 luglio 2012, sono individuate le eventuali ulteriori caratteristiche tecniche dei sacchi di cui al precedente periodo ai fini della loro commercializzazione e, in ogni caso, le modalità di informazione ai consumatori. In conformità al principio «chi inquina paga» sancito dall’articolo 174, comma 2, del Trattato delle Unioni europee e degli altri principi di cui all’articolo 3-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni che ed integrazioni, la commercializzazione dei sacchi per l’asporto diversi da quelli di cui al primo periodo può essere consentita alle condizioni stabilite con decreto di natura non regolamentare adottato di concerto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Ministro dello sviluppo economico, sentito il competente Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A decorrere dal 31 luglio 2012, la commercializzazione dei sacchi non conformi al presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fi no al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria dall’articolo 13 della predetta legge n. 689 del 1981, all’accertamento delle violazioni provvedono, d’uffi cio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto previsto dall’articolo 17 della medesima legge n. 689 del 1981 è presentato alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della provincia nella quale è stata accertata la violazione”.