Secondo un rapporto del WWF, l’inquinamento costa ogni anno 537 miliardi. Lo studio evidenzia che basterebbe la sola efficienza energetica a generare risorse economiche annuali equivalenti all’intero piano di investimenti Juncker per l’economia europea, cioè oltre 300 miliardi, e propone cinque passaggi per cambiare: stop scarti, circular economy, più energie rinnovabili, tasse sui danni all’ambiente, nuovi indicatori di benessere. 

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Il disastro ecologico sta superando per gravità le dimensioni attuali della crisi economica. L’allarme è stato lanciato dal www.wwf.it nel rapporto “From crisis to opportunity: five steps to sustainable european economies - Dalla crisi all’opportunità: cinque passi verso economie europee sostenibili” nel quale l’associazione ambientalista snocciola numeri destinati a far riflettere e lancia proposte per avviare l’Europa verso una vera economia sostenibile.

Nell’analisi, in linea con le conclusioni principali dello studio sullo Stato dell’Ambiente presentato la settimana scorsa dall’EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente), emerge che la sola efficienza energetica potrebbe generare risorse economiche annuali equivalenti all’intero per l’economia europea, cioè oltre 300 miliardi. Altro capitolo è quello relativo ai disastri naturali, un problema che se affrontato con serie politiche preventive potrebbe portare a sostanziosi risparmi. 

I danni provocati dalle alluvioni, come quelle che hanno colpito anche di recente il nostro Paese, sono costate negli ultimi 10 anni più di 150 miliardi - affermano dal WWF - la ‘bolletta annuale’ dell’inquinamento dell’aria equivale invece a 537 miliardi di euro, mentre le industrie europee sono costrette a importare materie prime non più disponibili in Europa del valore di 300 miliardi di euro.

Lo studio del WWF si basa su oltre 400 relazioni e ulteriori rapporti prodotti da istituzioni chiave come l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e la Commissione Europea. Inoltre, hanno collaborato alla realizzazione importanti agenzie di consulenza governative come McKinsey e Ecofys insieme ad alcuni economisti di fama mondiale, da Lord Nicholas Stern a Pavan Sukhdev e allo scomparso premio Nobel Simon Kuznets, il “padre del PIL”. 

Tutti questi economisti sono giunti alla medesima conclusione: la costruzione di un’economia sostenibile riesce a compensare ampiamente i costi di dismissione dell’economia attuale (definita “brown economy”). 

Le economie sostenibili hanno un potenziale enorme in termini di benefici prodotti, molto più del Piano di Investimento di Juncker - ha affermato, esperto di economia del WWF e autore principale del rapporto - Sono  Il capitale naturale, con la messa a disposizione delle sue risorse, del flusso dei suoi servizi e della capacità di assorbire emissioni e rifiuti, è alla base dei processi economici, del nostro benessere e del nostro sviluppo, e deve diventare centrale nelle nuove impostazioni economiche. Al capitale naturale deve essere riconosciuto il suo valore e la sua messa in conto deve entrare formalmente nei processi concreti di politica della programmazione economica di tutti i paesi dell’Unione. Un paese che ha le risorse naturali e la biodiversità minacciate dal pressante intervento umano mina alla base le fondamenta del suo stesso sviluppo per il futuro e, non è un caso, che il 7° Programma di Azione Ambientale dell’Unione Europea e la sua Strategia per la Biodiversità al 2020 sottolineino chiaramente l’importanza di preservare e dare valore al capitale naturale”.

In Italia il ruolo del WWF è stato centrale per far sì che nella, oggi ancora in discussione alla Commissione Ambiente del Senato, - ha dichiarato Gianfranco Bologna direttore scientifico WWF Italia, tra gli autori del dossier - composto da personalità ai massimi livelli della politica economica (dal Ministro dell’Economia al Governatore della Banca d’Italia), i cui lavori e prodotti rientrino in pieno nei processi di programmazione economica nazionale. Non possiamo più ignorare la natura che è la base stessa del nostro sviluppo”.

Per perseguire tale obiettivo, il WWF nel suo rapporto propone una roadmap fatta di cinque passi fondamentali e integrabili per costruire un’economia sostenibile, focalizzata su obiettivi raggiungibili nei prossimi 5 anni: 

- clima e energia (con la massima promozione di energie rinnovabili, risparmio, efficienza e riduzione delle emissioni);

- efficientamento delle risorse e loro gestione (quindi l’applicazione di una Circular Economy, un’economia circolare, che non preveda lo scarto, il rifiuto, l’inquinamento ma promuova i processi produttivi circolari);

- politiche fiscali e finanziarie innovative che eliminino i sussidi perversi ai processi negativi per l’ambiente (come i sussidi ai combustibili fossili) e inseriscano le tasse sull’utilizzo delle risorse e i danni all’ambiente;

- una leadership globale nello sviluppo sostenibile;

- una strategia da qui al 2050 che costituisca un sfida per l’Europa al fine di vivere in armonia con i limiti biofisici del Pianeta, grazie all’ecoinnovazione, ai lavori “green”, ai nuovi indicatori di benessere oltre al PIL, all’economia circolare, ecc.

Invece di perseguire il solito trend di crescita che prima inquina poi pulisce - ha concluso  - il presidente Juncker e i leader europei dovrebbero stare più attenti ai veri sintomi delle nostre economie malate, cioè l’impoverimento delle risorse naturali e la mancata considerazione di questa straordinaria ricchezza da parte dei mercati. Il messaggio è molto semplice: nessuna economia può svilupparsi senza risorse naturali”.