Si va diffondendo anche in Italia la pratica di andare a piedi nudi

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Andare a piedi nudi è il modo più delicato di camminare e può rappresentare uno stile di vita, che ci permette di cogliere l’autenticità e la sensibilità di quel che ci circonda. È la sensazione di piacere che deriva dal calpestare la sabbia calda o di premura come se si camminasse su rocce taglienti nel buio. È il modo di vivere che ha il più leggero impatto, eliminando ogni barriera tra noi e la natura”. (Adele Coombs, “Barefoot Dreaming”, Albatross Books Pty Ltd, 1992 - Traduzione a cura della Redazione) 

Se con l’arrivo della buona stagione per le strade delle nostre città d’arte vi capita di incontrare turisti stranieri che camminano a piedi nudi, sappiate che tale pratica non è indotta dal caldo che rende le persone intolleranti a qualsivoglia indumento ed accessorio, bensì è il risultato di una scelta di vita.
Nata in Nuova Zelanda, la moda (forse sarebbe meglio considerarlo un movimento), si è subito diffusa negli USA e da qui in Europa, specialmente in quella settentrionale.

La filosofia sottesa al “barefooting” o “gimnopodismo”, come è stata tradotta in italiano questa attività, si basa sul radicamento dell’uomo nella natura, partendo dall’appoggio dei piedi nudi su di essa. Per migliaia di anni gli uomini sono andati scalzi e fino a qualche decennio fa era possibile incontrare nelle campagne o nei quartieri meno abbienti delle città persone che camminavano a piedi nudi.

Peraltro, la struttura stessa del piede è tale da permettergli di adattarsi a qualsiasi tipo di terreno, mentre la “costrizione” in una scarpa riduce tale capacità. Infatti, se osserviamo l’impronta del piede essa può essere rappresentata da un irregolare triangolo al cui vertice si colloca il calcagno; viceversa, la maggior parte delle calzature assumono per vertice la zona delle dita, bloccandone ogni movimento. Tale situazione peggiora con le scarpe a tacco alto delle donne, poiché il peso del corpo, anziché gravare sul calcagno che normalmente dovrebbe sostenere la maggior parte del carico, si sposta sulle ossa delle dita.

La conseguente debolezza del piede provoca dolori articolari alla schiena e al ginocchio; inoltre, le scarpe chiuse possono provocare affezioni micotiche.
Daniel Howell, Docente di Anatomia Umana e Fisiologia alla Liberty University in Virginia (USA) e autore di un libroguida per chi voglia intraprendere la pratica di camminare scalzi, ha indicato ben 50 buoni motivi per abbandonare le scarpe.

I nostri piedi sono molto più resistenti e adattabili di quanto crediamo, mentre le scarpe spesso fanno più male che bene, soprattutto se portate in continuazione e durante attività fisiche quali la corsa e la camminata. Vivere con le scarpe ai piedi tutto il tempo influisce negativamente sulla nostra salute e sul nostro benessere, ma fare qualcosa in tal senso è possibile: basta togliersele e mettersi a camminare.” (cfr: Daniel Howell, A piedi nudi - Tutte le buone ragioni per liberarsi delle scarpe, traduzione di Federica Frasca, Orme Editori, 2011, pag. 15)

È fondamentale pensare a migliorare le condizioni di salute dei piedi. In effetti il corretto funzionamento del corpo umano, che deve durare tutta una vita, dipende strettamente dalla mobilità e dalla stimolazione dei muscoli delle estremità inferiori. Occorre quindi un allenamento mirato e costante, che si ottiene in modo ottimale camminando a piedi nudi. Uno sviluppo accentuato delle capacità sensoriali delle piante dei piedi aiuta a coordinare in modo armonico tutti i movimenti del corpo e, inoltre, a percepire con maggiore intensità l’ambiente in cui ci si trova.
È importante non trascurare l’esercizio di queste facoltà!

D’altro canto, un piede abituato a stare all’aria e a contatto con superfici diverse presenta un’epidermide più spessa e resistente, una maggiore forza muscolare e, quindi, una minore predisposizione ai traumi.

Secondo gli affiliati al Club “Nati Scalzi”, primo gruppo di barefooter italiani, i piedi nudi sono perfetti con la pioggia, mentre con le scarpe si è più limitati, dovendo evitare erba e fango. Le scarpe, infatti, impiegano molto tempo ad asciugarsi e spesso si restringono o si induriscono, mentre per pulire i piedi basta una sciacquata e si asciugano in minor tempo rispetto al cuoio delle scarpe, a cui occorre almeno un’ora per asciugarsi, formando così una serra d’umidità che mantiene il piede bloccato in un “ambiente” sgradevolmente freddo e bagnaticcio.

Da sottolineare, soprattutto, che andare a piedi nudi protegge l’ambiente:
- si inquina di meno, essendo le scarpe prodotte per lo più in pelli di animali o in plastica;
- non si fa rumore;
- si protegge la vegetazione;
e, in particolare,
- aumenta la coscienza dell’impronta ecologica.

Certo, ci sono anche rischi per la salute, legati alla pratica del barefooting, nel caso si cammini a piedi nudi su terreni inquinati da germi patogeni che possono trovare via d’ingresso attraverso piccole lesioni. Gli esperti, perciò, consigliano a chi voglia tentare di liberarsi delle scarpe di cominciare gradualmente scegliendo terreni sicuri. In Germania, dove gli “scalzisti” sono tantissimi esistono veri e propri parchi tematici per questa pratica.