Il Premio collaterale della 73ma edizione del Festival del cinema di Venezia che Green Cross Italia e Città di Venezia assegnano al film, tra quelli in gara, che meglio interpreti i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, è andato a pari merito ai Documentari “Spira Mirabilis” degli italiani Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e “Voyage of Time” dello statunitense Terrence Malick.

Assegnato ex-aequo Green Drop Award 2016

Spira Mirabilis” dei registi italiani  Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e “Voyage of Time: Life’s Journey” dello statunitense Terrence Malick sono ex aequo i vincitori della V edizione del “Green Drop Award”, il Premio collaterale che Green Cross Italia e Città di Venezia assegnano al film, tra quelli in gara nella selezione ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, chemeglio abbia interpretato i valori dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli”.

Quest’anno la Mostra internazionale di arte cinematografica con le opere in visione ha aperto più di una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul senso del nostro incedere nell’universo - ha sottolineato la Giuria, motivando la scelta dei vincitori - Il fatto che artisti diversi abbiano esplorato temi contigui e in molti casi identici rende manifesto, oggi più che mai, la ricerca di una visione di insieme seppure nelle diversità che ci aiuti a capire il nostro posto nella storia del tempo e della vita”.

Spira Mirabilis è un Documentario (dal 22 settembre 2016 nella sale cinematografiche) definito dagli stessi registi una "sinfonia visiva", un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l'immortalità, un inno alla parte migliore degli uomini, che mette insieme tante storie molto diverse tra loro: da una piccola comunità Lakota che resiste a una società che li vuole annientare, alle statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione, a una coppia di musicisti inventori di strumenti-scultura, fino allo scienziato cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa immortale, e la narrazione de "L'Immortale" di Borges.
"Ci interessava come aspirazione a ciò che gli uomini hanno di meglio in sé stessi - hanno dichiarato gli autori Massimo D’Anolfi e Martina Parenti che lavorano insieme da oltre dieci anni, e pensano i loro documentari in una logica fuori dall'industria del cinema - Per questo volevamo fare un film su ciò' che di meglio possiamo lasciare agli altri, i protagonisti non sono degli eroi, il loro è un eroismo quotidiano, la ricerca del meglio in ciò che fanno, come facciamo noi, da artigiani nel nostro lavoro”.

In “Voyage of Time: Life’s Journey, Documentario scritto e diretto da Terrence Malick e narrato da Cate Blanchett.
l’universo ci passa davanti agli occhi in un viaggio d’esplorazione nel nostro passato planetario e in una ricerca del luogo cui l’umanità è destinata in futuro. Fervente dell’energia della natura stessa, il film fonde effetti speciali innovativi con grandiose riprese girate in giro per il globo e oltre il globo, alla scoperta di ciò che dura, di ciò che resiste nel tempo. Che cosa significa, dopo tutti quegli eoni, essere noi, qui, ora? L’azione ripercorre la cronologia scientifica dell’universo, dalla nascita delle stelle all’esplosione di una nuova vita sulla Terra, alla comparsa dell’umanità con il conseguente stravolgimento del pianeta. Malick invita gli spettatori a sondare il passato, il presente e il futuro in un modo intimo. Il film, prosecuzione naturale di “The Tree Of Life” con cui il regista-filosofo vinse la “Palma d’oro” al Festival di Cannes del 2011, mostra una serie di fenomeni naturali mai visti prima, fenomeni celesti e terrestri, macroscopici e microscopici, proposti con la consulenza di esperti scientifici d’avanguardia. La violenta geologia del pianeta ai suoi albori. Le prime cellule, che si sviluppano, si dividono, esplorano ogni nicchia possibile. La comparsa dei pesci, delle foreste, dei dinosauri e della nostra specie con la sua necessità di rapportarsi a ogni cosa: tutto questo si trasforma in un inno alla natura, alla vita, all’universo. Non esistono due individui che avranno la stessa esperienza.

Il trofeo Green Drop Award, una goccia realizzata dal maestro vetraio di Murano Simone Cenedese, contiene ogni anno la terra di un luogo di particolare importanza: dopo Brasile, Egitto, Antartide e Senegal, per la V edizione è stata scelta la terra natìa di San Francesco, Assisi, per rimarcare il messaggio che nel corso dell’ultimo anno Papa Francesco ha voluto dedicare alla salvaguardia dell’ambiente e del creato con l’Enciclica “Laudato si’ “, ispirata proprio al Santo di Assisi. La terra è stata raccolta nella Selva di San Francesco e donata da Padre Fortunato, custode del Sacro Convento di Assisi