Una recente ricerca rivela che lunghi periodi siccitosi furono causa del declino delle antiche civiltà.

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Nel recente passato ci siamo occupati in più occasioni di studi che hanno spiegato come sia da ricercarsi nei cambiamenti climatici il declino di alcune civiltà del passato (vedi “Prolungate siccità hanno costretto ad abbandonare Angkor”, in Regioni&Ambiente, n. 8-9 agosto-settembre 2010, pag. 10: clicca qui per consultare il link; “L’instabilità climatica determinante nel crollo dell’Impero romano”: clicca qui per consultare il link; “I cambiamenti climatici responsabili della fine della civiltà Maya”: clicca qui per consultare il link).

Ora, una nuova recente ricerca ha fatto luce sulle condizioni climatiche ed ambientali presenti in Egitto nell’era della costruzione delle grandi piramidi, che spiega come abbiano giocato un ruolo determinante nella fine del Vecchio regno d’Egitto, il periodo in cui vennero erette la Sfinge e le grandi Piramidi (cfr: Christopher E. Bernhardt, Benjamin P. Horton, and Jean-Daniel Stanley – “Nile Delta vegetation response to Holocene climate variability” Geology, July 2012, v. 40, p. 615-618).

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Gli studiosi hanno analizzato il polline antico delle Ciperacee (piante acquatiche o adattate a vivere su substrati umidi, la più conosciuta delle quali è il papiro) e il carboncino (piccoli pezzi di legno carbonizzati), conservati nei sedimenti nelle profondità della Laguna Burullus nel delta del Nilo, risalenti a 7.000 anni fa, supponendo che la percentuale di polline delle zone umide potrebbe calare in periodi siccitosi, mentre aumenterebbero i residui di carbone per l’aumento degli incendi. Questa condizione di grande siccità ed incendi, secondo i risultati della ricerca, si sarebbe verificata soprattutto 4.200 anni fa, con gravi ripercussioni sociali, comprese le carestie, che determinarono conseguenze anche sulle altre culture del Mediterraneo. Allo stesso modo, le analisi del polline e del carbone hanno registrato due altri grandi periodi di siccità: uno che si è verificato circa 5.000 - 5.500 anni fa, e un altro circa 3.000 anni fa.

Questi eventi sono in sincronia con quelli registrati nella storia umana: il primo, iniziato circa 5.000 anni fa, quando si verificò l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto e il crollo del Regno di Uruk (Mesopotamia), nell’attuale Iraq; il secondo ha avuto luogo circa 3.000 anni fa, nel Mediterraneo orientale, ed è associato con la caduta ad opera degli Hyksos del Regno di Ugarit (Siria) che ebbe stretti rapporti culturali e politici con l’Antico Egitto, con le carestie nei regni babilonesi e siriani.

“L’umanità ha una lunga storia di battaglie contro i cambiamenti climatici - ha affermato il coordinatore della ricerca Christopher Bernhardt, dell’US Geological Survey - Questo studio, insieme ad altre ricerche rivela che geologicamente l’evoluzione delle società a volte è legata alla variabilità del clima in tutte le scale, siano esse decennali o millenarie”.

“Il polline ed il carbone utilizzati per questa ricerca hanno offerto i meccanismi fisici che stanno alla base di eventi critici nella storia dell’antico Egitto - ha dichiarato a sua volta il Direttore dell’USGS, Marcia McNutt - Anche i grandi costruttori delle antiche piramidi sono stati vittime dei cambiamenti climatici a cui non furono in grado di adattarsi. La carenza di acqua ha costituito il tallone di Achille per l’Antico Egitto, ma è anche un monito per quel che potrebbe accadere ad un Pianeta che ospita 7 miliardi di individui assetati”.