Ambiente: l’ “Agenda possibile” dei “Saggi”

Ambiente: l’ “Agenda possibile” dei “Saggi”

L’analisi della relazione finale della Commissione in materia economico-sociale ed europea potrebbe fornire anticipazioni sulle politiche ambientali del futuro Governo.

saggi-governo-italiano

Al di là da quelli che nei prossimi giorni potrebbero divenire i futuri scenari politici dell’Italia, non c’è dubbio che il lavoro svolto dai 10 cosiddetti “Saggi”, nominati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, riconfermato in questo ruolo istituzionale il 20 aprile 2013, avrà un “peso”. È opportuno, quindi, rivederne le conclusioni.

Come è noto, il 30 marzo il Presidente della Repubblica aveva nominato due Commissioni di esperti per compiere una sorta di istruttoria, al fine di verificare la possibilità di stendere un programma su cui un ampio schieramento di forze politiche si ritrovasse per dar vita ad un Governo.
Una Commissione si è così occupata di riforme “istituzionali”, mentre l’altra di questioni “economico-sociali ed europee”.

Di quest’ultima, di cui hanno fatto parte Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi, è stata diffusa il 12 aprile la Relazione “L’Agenda possibile”, presentata al Capo dello stato al termine dei lavori.
Il Documento, quantunque non sia “un programma di governo, organico e sviluppato in un’ottica di lungo termine - come affermato nell’Introduzione - mostra come, ad avviso del Gruppo di lavoro, si potrebbe cominciare a tracciare un percorso che aiuti la società e l’economia italiane a uscire dalle presenti difficoltà”.

Tra gli obiettivi indicati, vengono distinti quelli immediati (mantenimento della coesione sociale; tutela dei risparmiatori; rispetto della Costituzione italiana e delle regole dell’Unione europea) e quelli di fondo (riavviare lo sviluppo economico; renderlo più equo e sostenibile).

“Lo sviluppo deve portare un aumento del benessere - si legge nella Relazione - non risolversi in un mero accumulo di beni materiali. Nei paesi avanzati esso si traduce nell'accrescimento qualitativo dei beni e servizi disponibili ai cittadini, che fa aumentare il prodotto interno lordo (PIL) reale, e in una migliore qualità della vita” (ndr: si avverte in questi passi il ruolo svolto all’interno del Gruppo di lavoro dal Presidente dell’Istat, Giovannini che il mese prima aveva presentato il Rapporto BES 2013).

Nei presupposti per uno sviluppo equo e sostenibile, il Documento inserisce “Migliorare l’ambiente, aumentare l’efficienza energetica” con le proposte di:

- Rivedere la normativa sul consumo di suolo. Partendo dalla constatazione che l’Italia ha consumato molto più territorio rispetto agli altri Paesi europei, i Saggi propongono di ripartire dalla proposta di legge sulla Valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo, il cui iter legislativo si è interrotto per le dimissioni del Governo in carica, e dalle Linee Guida elaborate dall’intergruppo parlamentare per l’Agenda urbana. Comunque, dovrebbe essere introdotto un contributo, oltre agli oneri di urbanizzazione e ai costi di costruzione, legato alla perdita di valore ecologico, ambientale e paesaggistico, mentre dovrebbe essere ridotto o soppresso contestualmente il contributo per interventi su aree edificate utilizzate ad usi urbani e da riqualificare.

- Promuovere la riqualificazione urbana. Dal momento che tutti gli indicatori demografici ed economici confermano un cambiamento radicale in termini dimensionali della domanda abitativa condizionata dalla dinamica dei nuclei familiari, dai flussi migratori, dall’invecchiamento della popolazione e dalla capacità reddituale, e che il patrimonio abitativo esistente presenta una bassissima qualità energetica, un’inadeguatezza delle strutture statiche rispetto alle classificazioni sismiche e una scarsa rispondenza degli impianti domestici degli immobili più vecchi non solo a standard di sicurezza adeguati, ma anche alle nuove esigenze di ambienti domestici assistiti, la rigenerazione urbana, il riuso e la ristrutturazione del patrimonio esistente e la riconversione di aree dismesse possono realizzare l'obiettivo del risparmio di risorse scarse, in particolare il suolo fertile, e a generare una nuova offerta abitativa accessibile, soprattutto ai giovani, e di qualità.
Sul fronte della riqualificazione energetica, il Documento segnala le opportunità rappresentate dalla programmazione dei Fondi strutturali europei 2014-2020 e dal Fondo Kyoto già operativo presso CDP, il quale prevede esplicitamente il sostegno finanziario agli interventi finalizzati a migliorare gli utilizzi finali dell’energia nell’housing social, strumento dal quale vanno eliminati quei vincoli che lo rendono scarsamente fruibile.
Per l’avvio degli interventi, il regime fiscale agevolato per interventi di ristrutturazione e riqualificazione, anche in funzione antisismica e di efficienza energetica, dovrebbe essere mantenuto e opportunamente ampliato a valere sul gettito dell’IMU, mentre ai comuni dovrebbe essere attribuita la facoltà di individuare ambiti di rigenerazione urbana nei quali poter disporre, per un periodo massimo di 10 anni, un regime fiscale agevolato.

- Tutela delle acque e l’economia dei servizi idrici. Secondo il Gruppo di lavoro vanno realizzate salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio idrico e ambientale. Peraltro, l’acqua è un bene scarso, di rilevanza economica e sociale, da preservare anche attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia.
I servizi idrici relativi al consumo di acqua per uso umano devono avere carattere di accesso universale, ma devono anche realizzare il proprio equilibrio economico e la propria sostenibilità ambientale attraverso gestioni definite su ambiti territoriali ottimali. La realizzazione e la manutenzione straordinaria delle opere e degli impianti può essere sostenuta da risorse pubbliche nazionali o comunitarie e da una quota della tariffa, ambedue concorrenti alla dotazione di un Fondo pubblico costituito a tal fine.

- Accrescere l’efficienza energetica. Il settore energetico è uno di quelli in cui è possibile coniugare meglio salvaguardia ambientale e crescita. La Strategia Energetica Nazionale ha indicato la promozione dell’efficienza energetica e lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili tra le priorità d’azione che devono essere adottate. L’accrescimento dell’efficienza energetica può consentire di abbassare il costo dell’energia, di migliorare la qualità dell’ambiente e di attivare una massa di investimenti che potrebbero stimolare la crescita, soprattutto delle economie locali.
Perseguire il risparmio energetico non significa abbandonare la promozione ed il sostegno delle energie rinnovabili, i cui meccanismi di incentivazione andrebbero però razionalizzati e controbilanciati dalla semplificazione delle procedure e dalla contestuale riduzione degli oneri burocratici sopportati attualmente dalle imprese nel processo di autorizzazione per i nuovi impianti. In ogni caso, va assicurata la piena
integrazione degli impianti da fonte rinnovabile nel sistema elettrico complessivo.

- Migliorare il ciclo dei rifiuti e gestire le scorie nucleari
Se la promozione della raccolta differenziata costituisce il presupposto per la trasformazione del rifiuto in merce dotata di valore economico, si potrebbe prevedere la destinazione di una parte dei ricavi derivanti dalla vendita del materiale differenziato all’abbattimento del costo della raccolta dei rifiuti pagato dai cittadini e dalle imprese. Questo provvedimento aumenterebbe gli incentivi a comportamenti virtuosi, favorendo lo sviluppo di una cultura diffusa orientata al riciclo dei rifiuti.

D’altra parte, si dovrebbe procedere ad una liberalizzazione di tutte le fasi della filiera della gestione dei rifiuti, che non devono essere necessariamente svolte in regime di privativa: in pratica, tutte le fasi che si situano a valle delle attività collegate alla raccolta urbana dei rifiuti dovrebbero essere liberalizzate. Inoltre, un impulso all’utilizzo dei materiali provenienti dal recupero e riciclaggio dei rifiuti potrebbe derivare dall’imposizione alle pubbliche amministrazioni dell’obbligo di acquistare prodotti realizzati con materiale riciclato.
Infine, non può essere taciuto che nell’ultimo anno è stato impresso un deciso impulso sulla strada del definitivo smantellamento delle centrali nucleari nel nostro Paese. Tuttavia, occorre implementare un programma di interventi sulle centrali esistenti, completare il trasporto di rifiuti nucleari per essere riprocessati all’estero, definendo con chiarezza il cronoprogramma ed i costi, così da giustificare la relativa quota prevista in bolletta a carico dei cittadini.


Commenta