La II edizione del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile dell’Istat e del CNEL ha analizzato le tendenze che si sono manifestate nel Paese nell’ultimo decennio per le varie dimensioni di cui si compone l’Indice che cerca di andare oltre il PIL per poter valutare il progresso sociale. In particolare, è risultato che Paesaggio e patrimonio culturale costituiscono una priorità ancora non riconosciuta, e l’Ambiente necessita di continuo monitoraggio.

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Il 26 giugno 2014, il Presidente f.f. dell’Istat Antonio Golini e il Presidente del CNEL Antonio Marzano hanno presentato la II edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile” (BES 2014) che quest’anno ha offerto un’analisi del benessere in Italia relativo all’ultimo decennio, caratterizzato dai difficili anni di crisi economica. In particolare, dai dati raccolti emerge un quadro di luci e ombre, di tendenze positive di lungo periodo meno condizionate dalla congiuntura, come gli aspetti legati alla salute, all'istruzione o alle reti sociali, e di altre profondamente segnate dal ciclo, come il lavoro e la condizione economica delle famiglie.
Il Rapporto, quindi, si pone l'obiettivo di rappresentare una guida utile per i policy maker, le parti sociali e il mondo della ricerca per identificare le priorità da affrontare nel breve e nel lungo periodo, per garantire un benessere equo e sostenibile a noi e alle generazioni future.

Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile, nato da un’iniziativa congiunta del CNEL e dell’Istat, si inquadra nel dibattito internazionale sul “superamento del PIL”, alimentato dalla consapevolezza che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, corredate da misure di diseguaglianza e sostenibilità.  

La sua misurazione richiede, quindi, non soltanto indicatori affidabili e tempestivi, ma anche la definizione di un quadro concettuale e il coinvolgimento di tutti i settori della società, così da assicurare la legittimazione democratica necessaria per un suo utilizzo condiviso da parte di tutta la società.
Per affrontare questa sfida l'Istat e il CNEL hanno costituito il “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile per sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “Benessere Equo e Sostenibile” (BES), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà, affiancando alle misure economiche, una serie di indicatori non economici.

Il Comitato, pertanto, ha selezionato un set di 134 indicatori per rappresentare le 12 dimensioni del BES  2011:
Salute (14 indicatori); Istruzione e formazione (10 indicatori); Lavoro e conciliazione tempi di vita (15 indicatori); Benessere economico (10 indicatori); Relazioni sociali (11 indicatori); Politica e Istituzioni (13 indicatori); Sicurezza (11 indicatori); Benessere soggettivo (3 indicatori); Paesaggio e patrimonio culturale (12 indicatori); Ambiente (13 indicatori); Ricerca e Innovazione (7 indicatori); Qualità dei servizi (15 indicatori); Politica e Istituzioni (13 indicatori).

Nell’impossibilità di dare una quadro, pur sintetico, di tutte 12 dimensioni, abbiamo prescelto le due che più attengono agli argomenti prediletti da Regioni&Ambiente e che, per effetto del maggior interesse dell’opinione pubblica per gli aspetti socio-economici, vengono solitamente sottaciute dai vari commentatori delle principali testate giornalistiche e radio-televisive: Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente.

Paesaggio e patrimonio culturale
Il patrimonio culturale, di cui il paesaggio può essere considerato parte integrante, è il prodotto di un processo di accumulazione e stratificazione che si misura sulla scala delle generazioni. Per questo motivo, delle dodici dimensioni del benessere individuate dal Progetto Bes, questa è una delle meno sensibili ai cambiamenti di breve periodo, quanto meno nella sua componente strutturale (indicatori di dotazione di beni culturali, di aree verdi, di paesaggi urbani e rurali storici ecc.).

L’Italia detiene uno straordinario patrimonio culturale e paesaggistico, che non tutela e valorizza adeguatamente, confermandosi come uno dei paesi meno generosi d’Europa nel finanziamento della cultura.

Un segnale positivo emerge dall’ultimo Censimento dell’agricoltura, che mostra, per la prima volta in quarant’anni, un netto rallentamento della perdita di superficie agricola utilizzata (SAU): condizione necessaria, anche se non sufficiente alla conservazione dei paesaggi rurali. Fra il 2000 e il 2010 l’estensione complessiva della SAU si è ridotta del 2,5% (0,3 milioni di ettari, in valore assoluto: una superficie pari all’incirca a quella della Valle d’Aosta), mentre nel decennio precedente si era registrata una riduzione del 12,3%, pari a una perdita di 1,8 milioni di ettari (più o meno la superficie del Veneto).

Al contempo, i dati della produzione edilizia confermano, anche per effetto della crisi economica, una riduzione del flusso di nuove costruzioni che alimenta il processo di urbanizzazione e che, per le forme e la portata assunte negli ultimi decenni, può ritenersi uno dei principali fattori di insostenibilità del modello di sviluppo italiano. Tuttavia, l’indice di abusivismo edilizio, che nel Nord era sceso a 3,2 costruzioni illegali per 100 costruzioni autorizzate nel 2008, è risalito, nel 2013, a quota 5,3 e nel Mezzogiorno la quota di abitazioni illegali, che oscillava tra il 20% e il 25% di quelle autorizzate prima del 2008, negli ultimi anni supera il 35%. La crisi, in sostanza, ha inciso più sulla produzione edilizia legale che su quella illegale, soprattutto nel Mezzogiorno.

Questa è la spia di un ulteriore indebolimento del governo del territorio, con conseguenze potenzialmente gravi non soltanto sul paesaggio ma anche sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini, nonché sulle stesse prospettive di ripresa della crescita economica. La tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, infatti, ha importanti risvolti di carattere economico oltre che culturale o ambientale, perché la qualità del paesaggio italiano è anche un fattore di competitività importante per alcuni settori chiave dell’economia nazionale, come il turismo o l’agro-alimentare

Ambiente
L’ambiente e le sue possibili alterazioni esercitano un impatto immediato, oltre che di medio-lungo periodo, sull’esistenza degli individui. Benessere significa anche godere di un ambiente preservato e non deteriorato, gradevole, ricco di verde, con la possibilità di trascorrere del tempo in mezzo alla natura, di respirare aria non inquinata, di passeggiare nei parchi delle proprie città, elementi da cui dipende direttamente la qualità della vita. 

Per l’Italia, che dispone di una ricchezza straordinaria di beni ambientali, territoriali e paesaggistici, il legame benessere-ambiente è ancora più evidente. Sotto l’impulso delle normative comunitarie, il nostro Paese ha compiuto molti passi avanti per la tutela dell’ambiente. Tuttavia gli indicatori presi a riferimento mostrano che l’Italia ancora patisce evidenti difficoltà dovute in gran parte alla carenza di armonizzazione dei sistemi di governance locali e alla mancanza di continuità nella gestione delle politiche. 

Nel corso dell’ultimo anno emergono segnali contraddittori. Migliora, anche se lievemente, la qualità dell’aria e diminuisce (passando da 59 a 52) il numero di comuni che ne denunciano l’allerta per la salute umana superando il valore limite previsto per il particolato PM10 per più di 35 giorni l’anno. 

La disponibilità di verde urbano nei comuni capoluogo di provincia risulta, anche se di poco, in aumento (con un incremento di circa lo 0,5% tra il 2011 e il 2012) mentre sostanzialmente stabili sono le aree verdi protette. Continua ad aumentare la produzione di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili che soddisfa in misura crescente il consumo interno lordo di elettricità, ponendo l’Italia sopra la media europea. 

Nel 2012 la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili è pari al 26,9% e presenta un incremento consistente, di 3,1 punti percentuali, rispetto all’anno precedente. Inoltre, nel 2012, risultano in calo il consumo di risorse materiali interne (l’aggregato dei consumi interni di materiali - Cmi - si attesta a un livello che è del 30% inferiore a quello del 2006) e l’emissione di gas serra (da 10,11 a 8,30 tonnellate di gas CO2-equivalenti pro capite tra il 2003 e il 2011) che, tuttavia, si spiegano anche con la forte contrazione della produzione provocata dalla crisi economica e dal rallentamento delle attività. 

Parallelamente emergono alcune criticità, in particolare nelle difficoltà di bonifica dei siti contaminati e nella dispersione di acqua potabile dalle reti di distribuzione comunali. Nonostante le campagne di informazione ambientali, non sembra migliorare di molto nel corso del tempo il livello di consapevolezza dei cittadini verso l’importanza della biodiversità, tematica che tocca più la sensibilità dei giovani che quella degli adulti. La percentuale di persone che ritiene l’estinzione di specie animali e vegetali tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie è pari al 16,5% nel 2013 e sale al 24,6% tra i 14-19enni.