Nel 6° anniversario dell’inaugurazione della Global Seed Vault, la banca dove vengono conservati i semi delle specie agricole più diverse, provenienti da ogni ambiente e zona climatica del Pianeta, sono stati introdotti altri 20.000 semi nel caveau che ne può ospitare 4,5 milioni. Restano ancora poco chiare le motivazioni che hanno spinto le multinazionali agro-alimentari a finanziare il progetto.

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Nel prossimo decennio, la popolazione mondiale dovrebbe aumentare di un ulteriore miliardo di individui, raggiungendo una popolazione di 8 miliardi, per passare a 9 miliardi nel 2050. Stime prudenti indicano che nello stesso periodo la domanda alimentare crescerà di almeno il 50%.

La sfida consisterà, quindi, nel produrre più alimenti, aumentandone il valore nutritivo, occupando meno terra, consumando meno acqua, in una situazione climatica sempre più imprevedibile.

Conservare e mantenere le diversità colturali costituisce una delle possibili opzioni per salvaguardare il futuro dell’agricoltura e del cibo che mangiamo. Per questo motivo il tema è diventato parte integrante delle politiche per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio post 2015 - ha affermato Marie Haga Direttore esecutivo del Global Crop Diversity Trust (Fondo Mondiale per la Diversità Colturale), una ONG che lavora per garantire la conservazione delle diversità colturali che si stanno impoverendo - In un momento di richieste senza precedenti sul nostro ambiente naturale, è fondamentale conservare le risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura”.

Queste considerazioni sono state espresse nel corso della 14a riunione del Comitato Esecutivo del GCDB che si è svolta il 25-26 febbraio 2014 a Longyearbyen (Norvegia) nel 6° Anniversario dell’inaugurazione della Global Seed Vault (Banca Mondiale dei Semi).

L’anno stesso in cui entrava in vigore il Trattato Internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (2004) con lo scopo di aprire la strada alla conservazione e all’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche con una giusta ed equa condivisione dei benefici, la FAO (Food and Agriculture Organization), tramite il Global Crop Diversity Trust decideva di firmare con il Governo Norvegese un Programma di sostegno per la conservazione della biodiversità agricola e la sicurezza alimentare, con l’obiettivo di creare una Banca di semi naturali delle colture alimentari più diverse, provenienti da ogni ambiente e zona climatica del pianeta.

Il progetto è stato portato a termine e inaugurato, appunto, il 25 febbraio 2008, presso la località di Longyearbyen sull’isola Spitzbergen, la più grande dell’arcipelago delle Svalbard, oltre il Circolo Polare Artico (Lat. N 78° 13’).

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Mockup della Banca dei Semi a Longyearbyen sull’isola Spitzbergen (Norvegia) 

La “Doomday Vault” (Cassaforte dell’Apocalisse), come è stata ribattezzata, è stata costruita per resistere ad ogni tipo di disastro: dalla caduta di meteoriti ai terremoti; dai cambiamenti climatici alle catastrofi nucleari.

Il “caveau” di 5x5x15m è scavato nel permafrost (terreno sempre gelato) della montagna Pjaataberget, a metri 130s.l.m., per non essere inondato anche se si sciogliessero le calotte polari, viene raggiunto tramite un corridoio sotterraneo di 125 m, superando quattro porte in acciaio le cui chiavi hanno codici diversi.

Il portale d’ingresso ha una struttura triangolare di cemento, specchi e metalli, che lo illuminerà come un faro, visibile da lontano: nei mesi estivi riflette la luce polare come una gemma; durante il lungo inverno al buio una rete di 200 cavi in fibra ottica lo riveste di una tenue luce verde-turchese.

La temperatura, che d’inverno all’esterno è mediamente di -14 °C, è stata stabilizzata a -18 °C, e l’impianto è in grado di mantenere una temperatura tale che i semi non germoglino per 200 anni, anche in caso di black-out o guasti del sistema di generazione. In condizioni “normali”, i semi nella Banca sono in grado di resistere per più di un millennio; ad esempio: i semi dell’orzo possono germinare fino a 2.000 anni, quelli del grano per 1.7000 e, addirittura, quelli del sorgo per 20.000.

Il forziere è in grado di accogliere 4,5 milioni di varietà, contenute in caselle-campioni di 500 semi ciascuna, chiusi in contenitori di alluminio e polietilene, che il GCDT provvede a far affluire, attraverso operazioni di preparazione, spedizione e stoccaggio, da ogni parte del mondo, sopportando i costi per sostenere l’iniziativa, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Attualmente ne contiene 820.619, comprensivi dei 20.000 circa che sono stati aggiunti proprio il 25 febbraio 2014, con l’ultima spedizione (se ne fanno 1-2 all’anno) proveniente da oltre 100 Paesi ed Istituzioni.

Il Centro Norvegese per le Risorse Genetiche (Nordic Genetic Resources Centre)  gestisce la struttura e la banca dati on line dei campioni di semi conservati, la cui quantità dipenderà dal numero dei Paesi che vorranno custodirvi gratuitamente i propri semi, per prelevarli, poi, quando riterranno di averne bisogno.

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La Direttrice esecutiva del GCDT Marie Haga accompagna il 25 febbraio 2014 le delegazioni dei Paesi donatori dell’ultimo carico a sistemare le cassette di semi nel caveau della “Banca” (fonte: GCDT)

Il costo totale dell'iniziativa ammonta a circa 30 milioni di euro, di cui 25 milioni donati dalla Bill & Melinda Gates Foundation ed altri finanziatori sono la Fondazione Rockefeller, la  Monsanto, il gruppo  Syngenta, DuPont/Pioneer Hi-Bred, il Gruppo Consultivo per la Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR) e il Governo norvegese.

Quali siano i motivi che hanno indotto i finanziatori e le multinazionali agro-alimentari a investire milioni di dollari all’anno nell’operazione non sono ancora ben chiari. Dubitando di ragioni utopiche umanitarie, F. William Engdahl, giornalista e scrittore statunitense, specialista di questioni globali, nel suo libro tradotto in Italia con il titolo “Agri-Business. I semi della distruzione. Dal controllo del cibo al controllo del mondo” (2010), avanza l’ipotesi che qualora l’utilizzo delle colture geneticamente modificate, ossia con un identico corredo genetico, dovessero ulteriormente diffondersi e una qualche sconosciuta malattia l’attaccasse, provocandone la morte, i gruppi che attualmente ne posseggono il brevetto sarebbero in grado di controllare le sementi naturali custodite nella Banca delle Svalbard.

Significativamente, Engdahl cita la frase pronunciata dall’allora Segretario di Stato USA, Henry Kissinger che nel 1970 affermò: “Chi controlla il petrolio, controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione”.

Speriamo che dopo l’Apocalisse ci sia ancora qualcuno che sappia coltivarli!