Allarme Legambiente: nel 2015 gli incendi boschivi sono aumentati del 49% e il dato più preoccupante è che la maggior parte si sviluppano nelle regioni del sud Italia

Allarme Legambiente: nel 2015 gli incendi boschivi sono aumentati del 49% e il dato più preoccupante è che la maggior parte si sviluppano nelle regioni del sud Italia

A giugno la Sicilia ha già dovuto lottare contro 80 focolai e impiegare 400 uomini per domare le fiamme, ma i problemi non sono solo italiani 

incendi

 

Ogni estate è sempre la stessa storia: ettari ed ettari di boschi che se ne vanno in fumo. Le cause degli incendi boschivi possono essere naturali, colpose o dolose. Non è un caso che sempre d’estate si senta parlare di incendi e di fiamme che arrivano così vicine ai centri abitati da dover far evacuare le case. Le conseguenze che comportano gli incendi boschivi sono sia immediate che verificabili su un periodo di tempo molto lungo (da giorni a decenni): passando dalla scomparsa della biodiversità al deterioramento del suolo ai cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di anidride carbonica.

Se si prende in considerazione la natura come la principale causa di incendi, allora è normale che avvenga d’estate il picco maggiore: fulmini che cadono sugli alberi, il calore e i venti caldi che alimentano il fuoco, invece di spegnerlo.

La calda stagione deve piuttosto essere considerata come la copertura di qualcosa di ben più grave. L’allarme arriva proprio da Legambiente che dà un quadro preoccupante della situazione boschiva italiana. Secondo il Rapporto Ecomafia 2016, gli incendi nel 2015 sono aumentati del 49% e sono andati in fumo più di 37mila ettari di bosco, di cui il 56% nelle regioni del sud a classico “insediamento mafioso”. Inoltre, Legambiente pone il problema più importante al centro del suo esposto: gli incendi boschivi che si originano da cause naturali sono rarissimi, mentre stanno crescendo sempre di più quelli causati da piromani, eco-criminali ed eco-mafiosi.

È proprio per questo motivo che l’organizzazione italiana ambientalista chiede al Ministro dell’Interno Angelino Alfano una maggiore sensibilizzazione della popolazione e prevenzione del territorio, incrementando anche le risorse da destinare a tutti quei soggetti, comuni compresi, che proteggono le aree boschive e lottano contro gli incendi; altresì chiede maggiori condanne in presenza di un piromane.

Il fenomeno degli incendi boschivi resta un’altra terribile piaga del nostro Paese – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – Si valuti con grande attenzione se dagli incendi, per le loro caratteristiche, la loro diffusione e gli impatti che causano, oltre alle aggravanti già previste dal delitto regolato dall'art. 423bis del Codice penale, non si debba contestare anche quello di disastro ambientale”.

L’allarme lanciato da Legambiente non arriva in un momento qualunque. Infatti, nei giorni del comunicato, la Sicilia stava affrontando l’ennesimo caso di incendio e le sue conseguenze: milioni di danni, case evacuate, ettari di boschi bruciati e animali carbonizzati. I focolai hanno colpito circa 80 centri distruggendo una decina di case a Cefalù. La situazione in Sicilia era così grave da dover richiedere la presenza del Ministro Alfano a Palermo per fare il punto della situazione, dichiarando che se non ci sono stati danni troppo gravi è solo perché “la macchina organizzativa ha funzionato”.

Nonostante l’impegno di circa 400 uomini tra vigili del fuoco e forze dell’ordine e 685 interventi, ci sono stati dei ritardi nella fase di soccorso in alcune zone: “Purtroppo -  ha spiegato Alfano – i nostri aerei non hanno potuto prendere il volo per qualche ora, a causa del forte vento di scirocco. In futuro dovremo usare ancora di più le tecnologie satellitari, per capire cosa succede nei nostri territori, e usarle come alleate per gli uomini che stanno sul campo”.

Il problema degli incendi boschivi, però, non riguarda solo la penisola italiana. Infatti, nell’ultimo mese si sono registrati moltissimi focolai in Canada, in Russia e negli Stati Uniti e per spegnerli, nei casi più gravi, ci sono volute anche due settimane. Quello canadese è stato particolarmente pericoloso per la sua intensità e per il fatto che si stava avvicinando agli stabilimenti di sabbie bituminose, la terza più grande riserva di petrolio al mondo, portando alla perdita di 240 mila ettari di foresta. Contemporanei all’incendio canadese, c’erano quelli nella Russia orientale. Questi sono i più devastanti: 3,5 milioni di ettari bruciati, secondo le fonti di Greenpeace, un’area più grande del Belgio! E siamo solo all’inizio della stagione più calda, la quale potrebbe diventare la peggiore nella storia del Paese. Il problema principale in Russia è il cambiamento climatico unito all’aumento delle temperature, che sembra essere accelerato rispetto alle altre zone del mondo. In California, il propagarsi dell’incendio ha fatto sì che il governatore chiedesse lo stato di emergenza, in quanto ha causato vittime, centinaia di sfollati e 12mila ettari bruciati. Nonostante le forze impiegate per spegnerlo, l’incendio resisteva grazie ai venti, alle alte temperature e alla presenza di un numero consistente di alberi morti. Infatti, il cambiamento climatico in California, in cui si registrano temperature sempre più elevate e una forte siccità, ha fatto sì che dal 2010 ad oggi morissero circa 40 milioni di alberi, da aggiungere alla stima fatta nell’ottobre 2015 di 26 milioni.

Il problema degli incendi boschivi purtroppo colpisce tutto il mondo, da occidente ad oriente e risolverlo ad oggi sembra complicato. Se è difficile trovare la giusta soluzione, però, non significa che è impossibile; forse bisognerebbe attivarsi in tempo per evitare di perdere ancora così tanto verde. La strada è sicuramente lunga, ma si potrebbe iniziare dalla conoscenza del fenomeno degli incendi boschivi, attraverso un’educazione all’ambiente e al rispetto per esso, sperando che cresca la consapevolezza dell’importanza delle foreste come polmoni del Pianeta. 

Commenta