In un evento dedicato alle risorse idriche, svoltosi a EXPO Milano presso il Padiglione Svizzero, è stata presentata l'innovativa tecnologia progettata e realizzata dalla SEAS, start-up del Canton Ticino, in collaborazione con l'Università di Pavia e la Società IVR di Novara, in grado di produrre acqua, catturando l'umidità dell'aria.

seas campo profughi

Lo scrittore di fantascienza Frank Herbert, acclamato dalla critica e dal pubblico come il migliore autore del genere, nei 6 romanzi del ciclo "Dune", scritti tra il 1965 e il 1985, aveva immaginato che la popolazione dei Fremen fosse in grado di trasformare le condizioni ambientali e climatiche del pianeta Arrakis, dove si svolgono le vicende, rendendo verde e piovoso un deserto. I Fremen vivono in caverne le cui riserve di acqua (bene consumato con parsimonia e continuamente riciclato) sono state raccolte con "reti" che condensano la scarsa rugiada del mattino e "trappole" che catturano l'umidità del'aria.

La reminiscenza sovviene alla notizia che a EXPO Milano nei giorni scorsi, durante il Convegno “Acqua dall’aria per la vita” al Padiglione della Svizzera, è stata presentata una innovativa tecnologia in grado di produrre acqua potabile, prelevando l'umidità presente nell'aria.

La macchina AWA Modula (acronimo di Air to Water to Air), progettata e realizzata dalla SEAS (Societé de l’Eau Aerienne Suisse), una start-up con sede nel Canton Ticino, può funzionare ovunque, anche in zone aride come il deserto, poiché è alimentata da motori elettrici e batterie, interfacciati in maniera modulare a dispositivi fotovoltaici, eolici o di pirogassficazione, a seconda dei contesti in cui opera.

Inoltre, fornisce aria fredda per la climatizzazione e calore per riscaldare acqua sanitaria.
"Finora si era riusciti a produrre dall'aria modeste quantità di acqua - ha dichiarato Rinaldo Bravo, Direttore generale di SEAS - Con una temperatura di 30 °C e il 70% di umidità siamo in grado di catturare il 60% dell’acqua presente nell’aria e 21,9 gr. di acqua in 1m3 d’aria ovvero dai 2.000 a 10.000 litri d’acqua giornalieri, a seconda del modulo utilizzato, lasciando l’acqua in circolo costante, a temperature giuste, con la garanzia di una continua sanificazione”.

Questa tecnologia permette di avere una fonte praticamente inesauribile di acqua, riducendo costose infrastrutture, inquinanti e trasporti. Si può infatti ottenere acqua potabile di qualità, sottoposta a un processo di de-batterizzazione con uso di raggi ultravioletti e di mineralizzazione che la rende a, tutti gli effetti, un’acqua pura e minerale ad alta qualità.

Inoltre, fornisce aria fredda per la climatizzazione e calore per riscaldare acqua sanitaria.
"Il risultato è frutto di 4 anni di ricerca - ha spiegato Anna Magrini, Professoressa di Fisica Tecnica, Fisica Tecnica Ambientale e Macchine Idrauliche, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, che ha collaborato, insieme alla Società IVR che ha realizzato la macchina presso lo stabilimento di Boca (NO) - A differenza delle tecnologie a osmosi inversa, come la desalinizzazione o la depurazione ovvero trattamento delle acque reflue, quella di SEAS garantisce un impatto ambientale basso o nullo, non rilasciando impurità nell’ecosistema locale e offrendo una fonte illimitata di acqua potabile".

Oltre che per l'uso alimentare, industriale, irriguo e farmaceutico, la soluzione è ideale per quelle situazioni di emergenza in cui l’approvvigionamento idrico è stato danneggiato o è inesistente ed è necessario rifornire la popolazione, in tempi rapidi, di acqua potabile. A fronte di queste possibili situazioni SEAS sostiene le organizzazioni no-profit impegnate a portare acqua potabile alle popolazioni meno fortunate che non hanno le risorse idriche per soddisfare il proprio fabbisogno quotidiano d’acqua.

All'evento di EXPO era presente la baronessa Angela Van Wright Von Berger, Segretario generale di UNAkids, ong che lavora per garantire migliori condizioni di vita ai minori nelle regioni colpite dalla guerra, a cui la SEAS ha donato il sistema AWA Mobile capace di produrre 2.500 litri di acqua potabile al giorno che è stato installato in un campo profughi in Libano.
"Nella maggior parte dei campi profughi in Libano non c’è accesso a cibo e acqua potabile e il 50% dei rifugiati ha meno di 17 anni - ha spiegato la baronessa - Questi bambini sono in condizioni disperate, fuggendo dall’orrore senza avere a disposizione i beni fondamentali”.
Altri modelli sono stati installati in zone ad alta desertificazione in Nord e Sud Africa, Sud America ed Emirati Arabi.