Agricoltura e allevamento tra le prime fonti di emissioni di gas serra

Agricoltura e allevamento tra le prime fonti di emissioni di gas serra

Secondo la FAO che ha pubblicato le stime globali, le emissioni provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento sono passate dai 4,7 miliardi di tonnellate CO2 eq nel 2001 a oltre 5,3 miliardi di tonnellate nel 2011, con un aumento del 14%, verificatosi soprattutto nei Paesi in via di sviluppo a seguito dell'espansione della produzione agricola totale. Resta il dato positivo che l'incidenza del settore sul totale delle emissioni antropogeniche è in calo.

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Per la prima volta, la FAO ha pubblicato le stime globali sulle emissioni di gas serra derivanti dall'agricoltura, dal settore forestale e da altri usi del suolo (Agriculture, Forestry and Other Land Use Emissione by Sources and Removal by Sinks), quale contributo al V Rapporto di Valutazione (AR5) del Gruppo Intergovernativo di esperti sui Cambiamenti Climatici, che verrà pubblicato nel suo testo completo in ottobre, anche se nel frattempo sono stati resi noti i contributi dei Gruppi di Lavoro (WG I "The Physical Science Basis; WG II “Impacts Adaptation, and Vunerability”; WG III “Mitigation of Climate Change.

Secondo la  FAO, che ha utilizzato il database FAOSTAT che contiene le stime delle emissioni di gas serra di circa 200 Paesi ed è unafonte di dati chiave per la loro analisi, le emissioni da parte dell'agricoltura, delle foreste e della pesca sono quasi raddoppiate negli ultimi cinquant'anni e potrebbero aumentare di un ulteriore 30% entro il 2050, se gli sforzi per ridurle non saranno intensificati. L'agricoltura è il terzo e più grande contributore alle emissioni globali per settore, dopo la produzione di energia e calore da combustibili fossili e dai trasporti.

Le emissioni provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento sono passate dai 4,7 miliardi di tonnellate CO2 eq nel 2001 a oltre 5,3 miliardi di tonnellate nel 2011, con un aumento del 14%, verificatosi soprattutto nei Paesi in via di sviluppo a seguito dell'espansione della produzione agricola totale.

Nel frattempo, le emissioni di gas serra dovute al cambiamento di uso del suolo e alla deforestazione hanno registrato una diminuzione del 10% nel periodo 2001-2010, segnando una media di 3 miliardi di tonnellate di CO2  eq all'anno, grazie alla riduzione del tasso di deforestazione e all'aumento dei volumi di carbonio atmosferico catturato in vari Paesi.
Le emissioni dall'agricoltura, dal settore forestale e da altri usi del suolo nel periodo 2001-2010 sono ripartite come segue:
- 5 miliardi di tonnellate di CO2  eq/an da produzione di cereali e allevamento;
- 4 miliardi di tonnellate di CO2  eq/an. dalla conversione netta delle foreste ad altro uso (indicatore di deforestazione);
- 1 miliardo di tonnellate di CO2  eq/an dalla degradazione delle torbiere;
- 0,2 miliardi di tonnellate di CO2  eq/an dalla combustione di biomassa.
Nello stesso periodo, circa 2 miliardi di tonnellate di CO2  eq/an sono state rimosse dall'atmosfera grazie ai pozzi di carbonio forestali.
Il database FAOSTAT mostra che, mentre le emissioni del settore agricolo continuano ad aumentare,  lo fanno comunque ad un tasso di crescita molto più lento rispetto alle emissioni da combustione di carburanti fossili in altri settori. Ciò significa che l'incidenza AFOLU sul totale delle emissioni antropogeniche è in calo.

La prima fonte di emissioni di gas serra dall'agricoltura è la fermentazione enterica ovvero il metano, prodotto e rilasciato dal bestiame durante la digestione che nel 2011 ha rappresentato il 39% della quota totale di emissioni del settore, con un aumento dell’11% tra il 2001 e il 2011. Il bestiame contribuisce, però, ad aumentare le emissioni globali anche in altro modo, poiché il letame, ad alto contenuto di azoto, depositato e lasciato sui pascoli, quando è in eccesso viene trasformato dai batteri in protossido di azoto che viene liberato in atmosfera.

Anche le emissioni generate dall'utilizzo di fertilizzanti sintetici hanno rappresentato il 13% delle emissioni agricole (725 milioni di tonnellate di CO2  eq nel 2011), diventando così la fonte di emissioni agricole in più rapido aumento del settore: più 37% cento dal 2001.

 Le emissioni di metano prodotte da processi biologici conseguenti alla coltivazione del riso, incidono per il 10% sul totale delle emissioni agricole, mentre quelle provenienti dagli incendi delle savane incidono per il 5%.

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Per quanto attiene alle aree geografiche di emissione, sempre secondo i dati della FAO, nel 2011, il 44% dei gas serra di origine agricola è stato rilasciato in Asia, il 25% nelle Americhe, il 15% in Africa, il 12% in Europa e il 4% in Oceania. Questa ripartizione regionale si è mantenuta generalmente costante nell'ultimo decennio; nel 1990, tuttavia, la quota dell’Asia sul totale era inferiore (38%), mentre quella europea era nettamente superiore (21%). 

I nuovi dati della FAO offrono anche una stima dettagliata delle emissioni provenienti dall'utilizzo di energia nel settore agricolo. In particolare l'energia da fonti tradizionali di combustibile, inclusa l'elettricità e i combustibili fossili utilizzati per muovere i macchinari agricoli, le pompe per l'irrigazione e le imbarcazioni per la pesca, hanno generato i 785 milioni di tonnellate di CO2  eq nel 2010, con un aumento del 75% dal 1990.

"Ad oggi, i nuovi dati della FAO rappresentano la fonte di informazioni più completa sul contributo dell'agricoltura al riscaldamento globale - ha affermato Francesco Tubiello, della Divisione  Clima, Energia e Regimi Fondiari della FAO - Finora, la mancanza di informazioni dettagliate ha reso estremamente difficile per scienziati ed amministratori pubblici prendere delle decisioni strategiche su come rispondere ai cambiamenti climatici e ha ostacolato gli sforzi per mitigare le emissioni del settore agricolo”.
I dati sulle emissioni delle attività AFOLU possono aiutare i Paesi membri ad identificare opzioni di mitigazione ed i loro agricoltori a prendere decisioni in modo più rapido e mirato - ha proseguito Tubiello -Ciò consente loro di rispondere in maniera più efficace ai cambiamenti climatici, migliorando anche la sicurezza alimentare. Questo permette ai paesi, inoltre, di avere accesso a fondi internazionali per i cambiamenti climatici e di raggiungere i loro obiettivi di sviluppo rurale. Il rafforzamento delle conoscenze su questi temi è richiesto dai singoli paesi e noi stiamo rispondendo a tali esigenze con attività a livello regionale e nazionale in tutto il mondo”. 

 

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