Il Rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente che valuta i progressi degli Stati membri nell'attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti, sottolinea la necessità, soprattutto per quelli pericolosi, che l'aspetto di prevenzione deve essere prioritario rispetto a quello gestionale.

Nella scheda dedicata ai programmi di prevenzione dell'Italia si evidenzia, tra l'altro, che non ci sono in atto misure specifiche, né strumenti o indicatori, sui flussi dei materiali da costruzione e demolizione, dei quali c'è la necessità di saperne di più.

Nonostante i miglioramenti in Europa nella gestione dei rifiuti pericolosi, sarebbero necessarie ulteriori misure per impedirne l'accumulo.
È questo il messaggio contenuto nel Rapporto "Prevenzione dei rifiuti pericolosi in Europa. La situazione nel 2015", pubblicato il 16 dicembre 2016 dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA).

Il report è il terzo di una serie di revisioni annuali che l'Agenzia effettua sui progressi compiuti dagli Stati verso il completamento e l'attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti, in particolare di quelli considerati più pericolosi per la salute umana e per l'ambiente, secondo quanto previsto dalla Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) che ha obbligato gli Stati membri ad adottarli entro il 12 dicembre 2013.

Pertanto, la valutazione esamina le tendenze attuali delle quantità di rifiuti pericolosi generati in Europa e nei singoli Paesi, sulla base dei più recenti dati disponibili, fornendo una panoramica di obiettivi di prevenzione dei rifiuti, scopi, indicatori e misure.

Con 100 milioni di tonnellate, i rifiuti pericolosi hanno rappresentato quasi il 4% dei 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti in tutta l'UE nel 2012, per lo più costituiti da rifiuti minerali e solidificati, rifiuti chimici e sanitari, rifiuti da costruzione, provenienti da miniere e cave, anche da utenze domestiche. Secondo il Rapporto, da 2008 la produzione di rifiuti pericolosi è in leggero aumento.

Più della metà dei programmi esaminati di prevenzione dei rifiuti include le misure per ridurre la produzione di quelli pericolosi, compresi quelli tossici, ma l'aspetto preventivo sembra essere meno prioritario rispetto a quello gestionale, ricevendone anche un limitato sostegno finanziario. L'Agenzia sottolinea, viceversa, che la prioritizzazione a livello UE costituisce uno dei maggiori driver per una migliore prevenzione a livello nazionale o regionale.

Il Rapporto solleva anche problemi di qualità dei dati, mettendo in evidenza che i cambiamenti nella classificazione dei rifiuti e nella definizione di quelli pericolosi generano problemi di comunicazione e interpretazione e possono influenzare l'accuratezza e la comparabilità dei dati nazionali. Questa situazione probabilmente incide anche sulla definizione degli obiettivi e sullo sviluppo di indicatori.

Infine, il Rapporto contiene informazioni a livello nazionale con schede dedicate ad ogni Paese.

Nella scheda dedicata ai programmi dell'Italia si può leggere, tra l'altro, che c'è la necessità, riconosciuta, di saperne di più sui flussi dei materiali da costruzione e demolizione, non essendovi in atto, misure specifiche, né strumenti o indicatori.

In merito alla valutazione e al monitoraggio del programma, si osserva che non ci sono informazioni in merito, né indicazioni sulla frequenza con cui verranno effettuati od altre prescrizioni. Comunque, viene previsto un tavolo tecnico presso il Ministero dell'Ambiente con il compito di monitorare l'andamento dei programmi nazionali e regionali, di individuare e proporre le azioni prioritarie e le misure per il loro aggiornamento. Questo gruppo dovrà raccogliere le informazioni necessarie per valutare i risultati .

Nessuna informazione, infine, viene fornita nel programma di prevenzione sul coinvolgimento delle parti interessate al suo sviluppo, così come mancano dati sui costi/risparmi delle misure di prevenzione indicate nel programma.