Il Rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente sottolinea la necessità di proteggere le aree silenziose e i suoni della natura per salvaguardare la biodiversità e la salute umana.

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L’inquinamento acustico è uno dei maggiori problemi che affligge la società europea. Rumori di traffico e industrie possono diventare con la lunga esposizione fattori nocivi per la salute umana, soprattutto perché possono alterare le fasi biologiche dell’essere umano.

Le conseguenze dell’inquinamento acustico si traducono in disturbo del sonno, ipertensione e malattie cardiache. I rumori forti causati dalla presenza umana creano danni anche alla fauna selvatica, in quanto molte specie animali si basano sul senso dell’udito per la comunicazione, la ricerca del cibo e la riproduzione e l’inquinamento acustico può interferire su queste attività. Allo stesso modo, i vantaggi presenti nelle zone tranquille si riflettono sulla salute. Attraverso studi comparativi tra zone tranquille e zone rumorose, si è potuto constatare che la qualità della vita aumenta dove diminuiscono i suoni fastidiosi, quindi la salute trova beneficio nelle aree rurali. Questo non significa che vivere nei centri urbani peggiora la qualità della vita, in quanto vi sono degli accorgimenti per cui i rumori possono essere allontanati: edifici costruiti con facciate insonorizzate diminuiscono la percezione dei suoni fastidiosi e la facilità di accesso a zone tranquille vicine alla città sembra un criterio fondamentale per portare benefici alla salute.  

Già una valutazione del 2014 dell’European Environment Agency ha stimato che in Europa un cittadino su quattro è esposto a livelli di inquinamento acustico, causato dal rumore della città e del traffico urbano, sopra le soglie disposte dall’Unione Europea, arrivando ad un totale di 125 milioni di persone.  

Lo studio pubblicato lo scorso mese dall’EEA, Quiet areas in Europe: the environment unaffected by noise pollution, descrive invece i problemi legati all’inquinamento acustico, alle aree più esposte e quelle, invece, più silenziose di tutta Europa.

L’Unione Europea definisce chiaramente quali possono essere considerate le zone tranquille e silenziose: aree fuori dal contesto urbano, dove non arrivano i rumori delle attività umane, delle industrie e del traffico.

I dati che emergono dallo studio pubblicato mostrano che il continente può essere considerato silenzioso al 18%, mentre il 33%, che corrisponde ad un terzo del territorio europeo, è afflitto dall’inquinamento acustico. Per quello che riguarda i siti protetti creati dalla rete comunitaria europea Natura 2000, che comprendono il 18% dell’Europa, il 27% sono oasi di tranquillità, mentre quasi il 20% sono potenzialmente lese dal rumore antropologico.

I punti focali del rapporto riguardano lo studio delle cause e delle conseguenze dell’inquinamento acustico. Infatti, viene messa in evidenza la relazione tra inquinamento acustico e alta o bassa densità di popolazione: le aree dove la densità di popolazione è molto bassa, come nei Paesi scandinavi e in Islanda, non sono afflitte da questo tipo di inquinamento; mentre nei Paesi più piccoli e densamente popolati, come Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, vi è una percentuale alta di zone rumorose. Altri fattori che possono influenzare la presenza o l’assenza di rumore sono: l’altitudine, la lontananza dalle coste e lo sfruttamento del suolo. Infatti, sia le aree remote della catena alpina che le zone costiere del Mediterraneo hanno un’alta percentuale di zone silenziose.

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L’Italia ha delle aree in cui l’inquinamento acustico è particolarmente nocivo, come nei contesti urbani, ad esempio Roma, Milano, Palermo; ma anche nelle zone industriali della pianura padana. Allo stesso tempo, le zone costiere e alpine sono silenziose e relativamente tranquille, in accordo con il resto d’Europa. La penisola salva dall’inquinamento acustico anche le aree protette, che per la maggior parte godono di silenzio e di suoni naturali. 

Inoltre, il rapporto si concentra anche sulle azioni intraprese per migliorare la situazione, infatti molti Paesi dell’Unione Europea si sono adoperati per creare degli spazi tranquilli, contribuendo così a proteggere sia la salute dei cittadini che la biodiversità. Lo studio compiuto, però, si pone un limite: i dati forniti dai Paesi non sono sempre completi. Se da una parte i dati relativi al traffico cittadino, ad esempio, si sono potuti integrare in maniera ottimale; allo stesso modo altri, come il traffico aereo, non sono stati sufficienti, perché limitati solo agli aeroporti. Nonostante il rapporto mostri una certa attenzione da parte degli Stati al problema dell’inquinamento acustico, non avendo fornito i dati in modo esaustivo non è possibile delineare un quadro completo.
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Lo studio si conclude con un invito a non sottovalutare i fattori negativi provenienti dall’inquinamento acustico. Essendo anche la tipologia di inquinamento più diffusa, bisognerebbe proteggere le aree silenziose che permangono in Europa da qualsiasi aumento dei rumori. Inoltre, il rapporto non vuole limitare lo sviluppo della città e dell’industria, ma propone uno sviluppo controllato per le aree industriali, regolate secondo gli standard imposti dalla Commissione Europea.