Sono quasi un miliardo le persone che non hanno accesso all’acqua potabile e, nonostante la carenza della risorsa, la domanda continuerà a salire fino al 55% in più nel 2050, essenzialmente per la richiesta di maggiore energia. Questo l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto dell’ONU sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali dal titolo “Acqua e Energia”.

acqua

A livello mondiale si stima che 768 milioni di persone oggi siano prive di accesso a una buona fonte di acqua, anche se secondo alcune ricerche tale cifra raggiunge i 3,5 miliardi. E nei prossimi decenni la domanda di acqua dolce e di energia continuerà a salire per rispondere ai bisogni di popolazioni ed economie in crescita.

Una situazione particolarmente critica che il nuovo Rapporto delle Nazioni Unite 2014Acqua ed Energia” sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali, messo a punto dal Programma dell’ONU per la valutazione delle risorse idriche mondiali (United Nations World Water Assessment Programme, UNWwap) e presentato pochi giorni fa alla Camera dei Deputati, evidenzia molto bene.

Quasi un miliardo di persone oggi non ha accesso all’acqua potabile, mentre 3,5 miliardi non vedono soddisfatto pienamente il loro diritto alle risorse idriche - spiega Michela Miletto, coordinatrice ad interim del World Water Assessment Programme ONU - e 1,3 miliardi all’elettricità”.

Causa principale dell’esaurimento delle risorse idriche è la produzione di energia, in crescita in particolare nelle economie emergenti. La domanda globale di acqua, in termini di prelievi idrici, si prevede salirà del 55% nel 2050, in risposta alla crescente domanda del settore manifatturiero (400%), di quello termoelettrico (140%) e dell’uso domestico (130%). Di conseguenza, la disponibilità di acqua dolce diminuirà drasticamente da qui al 2050. D’altra parte le recenti ricerche hanno dimostrato che le riserve sotterranee di oro blu stanno riducendosi, con un 20% stimato dei bacini acquiferi del mondo sovrasfruttati, alcuni anche a livello critico. Senza dimenticare che il deterioramento delle aree umide a livello globale sta riducendo la capacità degli ecosistemi di purificare l’acqua.

Circa il 90% della produzione di energia, elettrica su tutte, è “water intensive” cioè richiede grandi quantità di acqua. L’International Energy Agency (IEA) stima che il prelievo globale di acqua per la produzione di energia nel 2010 sia stato di 583 miliardi di metri cubi, cioè il 15% dei prelievi a livello mondiale. “Del quantitativo totale di acqua prelevata per la produzione di energia nel 2010 - aggiunge l’IEA - 66 miliardi di metri cubi sono stati consumati cioè non restituiti ai corpi idrici, ma avviati a trattamento perché inquinati. Inoltre, nel 2035 i prelievi potrebbero salire del 20% e il consumo dell’85%: un incremento spinto dal dispiegamento di centrali sempre più efficienti, con sistemi di raffreddamento avanzati che riducono i prelievi di acqua ma ne aumentano il consumo, e dalla maggiore produzione di biocarburanti. Quest’ultimi, tra l’altro, potrebbero causare consistenti impatti locali e regionali sulle riserve idriche essendo la loro produzione tra quelle a maggiore intensità”.

Quindi, nonostante le centrali efficienti e il dispiegamento di biocarburanti siano sinonimo di sviluppo tecnologico ed economico, a guardar meglio non lo sono, in particolare per l’acqua. Senza dimenticare che il mondo, insieme alle rinnovabili, continua a fare grande affidamento sulle fonti fossili che consumano molta acqua, come quella associata ai pozzi petroliferi che esce insieme al greggio e che è difficile e costosa da trattare; senza contare le produzioni non convenzionali di petrolio e gas - come il fracking o lo sfruttamento delle sabbie bituminose - che sono ancora più water intensive di quelle convenzionali.

Secondo il rapporto Onu Wwap, gli impianti termoelettrici sono responsabili di circa l’80% della produzione elettrica mondiale e dunque di un elevato uso di acqua. Ad esempio, gli impianti di raffreddamento delle centrali utilizzano il 43% del totale dei prelievi di acqua dolce in Europa, con punte del 50% in alcuni Paesi. “Alla luce di questi numeri - avverte l’Onu - nel contesto del settore termoelettrico c’è un crescente potenziale di seri conflitti tra generazione di energia, altri usi dell’acqua e le considerazioni ambientali”.

Per quanto riguarda l’agricoltura, invece, questa resta attualmente la principale fonte di impiego dell’acqua, contando per circa il 70% dei prelievi totali. La produzione di cibo e la sua catena di distribuzione utilizzano circa 1/3 del consumo globale di energia. “La domanda di materie prime agricole per i biocarburanti - sottolinea il rapporto - rappresenta la maggiore fonte di produzione da decenni, oltre ad essere stata il fattore trainante del boom di prezzi tra 2007 e 2008. Alla luce di ciò, i sussidi all’energia da biocarburanti fanno sì che gli agricoltori pompino dai bacini acquiferi a un tasso di estrazione insostenibile, causando l’esaurimento delle riserve di acque sotterranee”.

Galletti: serve un piano strategico del Paese
Al termine della presentazione del rapporto ONU, è intervenuto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha dichiarato: “Quello delle risorse idriche è un tema globale, uno di quegli snodi chiave della questione ambientale nel mondo, ancora più decisivo di quello energetico, cui peraltro è strettamente legato. Nel rapporto ci sono dati allarmanti sul numero delle persone ancora escluse dall’utilizzo delle risorse idriche e sul fabbisogno che il pianeta avrà nei prossimi anni. Oggi, quindi, non possiamo più considerare le risorse idriche come infinite. Sarebbe un atto gravissimo se la politica non desse immediate risposte, un atto contro l’umanità. Dobbiamo affrontare questo tema come una vera e propria emergenza e su questo dobbiamo costruire un piano strategico del Paese presupponendo un cambio sociale e culturale da parte del mondo imprenditoriale”.