Al tasso attuale di crescita della popolazione, la domanda mondiale di acqua per uso domestico e industriale potrebbe più che raddoppiare entro il 2050, mettendo a rischio la disponibilità delle risorse idriche per le generazioni future. L’allarme arriva dall’International Institute for Applied Systems Analysis di Vienna.

terreno arido

Nel 2050 rischiamo di restare senz’acqua. In poche parole, la domanda globale di acqua dolce supererà l’offerta tra meno di 40 anni, sia a causa della crescita esponenziale della popolazione ma soprattutto per colpa delle nostre cattive abitudini di consumo, mettendo in serio pericolo la disponibilità e la quantità delle risorse idriche nel prossimo futuro.

Un prospettiva davvero inquietante, ma supportata da dati scientifici concreti illustrati da un recente studio condotto dall’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Vienna e pubblicato sulla rivista Geoscientific Model Development.

Secondo l’analisi, se non incrementeremo al più presto l’efficienza, riducendo al tempo stesso gli attuali livelli di consumo per poter stabilizzare la domanda, l’uso domestico e industriale del prezioso “oro blu” potrebbe più che raddoppiare entro metà secolo, diminuendo notevolmente la sua disponibilità per le generazioni future.

Le nostre attuali abitudini di consumo d’acqua aumentano il rischio di non essere in grado di mantenere uno sviluppo economico e una produzione di cibo sostenibili per i prossimi decenni - ha spiegato il ricercatore Yoshihide Wada dell’IIASA - Con l’attuale tasso di crescita abbiamo bisogno di forti impegni sociali, finanziari e politici per ridurre drasticamente i consumi”.

La domanda di risorse idriche in costante aumento è dovuta principalmente ad una serie di fattori tra cui la crescita della popolazione, i cambiamenti climatici, l’agricoltura, la produzione di energie e le politiche locali, regionali ed internazionali. Una gestione sostenibile, che deve tener conto di tutti questi aspetti, è fondamentale soprattutto per i Paesi poveri.

Da qui al 2050 sulla Terra ci saranno due miliardi in più di abitanti - ha continuato Wada - Secondo i dati ONU diventeremo 9.6 miliardi di individui entro metà secolo (adesso siamo circa 7.2 miliardi di persone e potenzialmente potremo arrivare a toccare i 12 entro il 2100). Soddisfare i loro bisogni, così come quelli delle persone che oggi non hanno accesso all’acqua, è una sfida difficile su un Pianeta dalle risorse limitate. Sicuramente, grazie agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ONU, il 7% della popolazione mondiale ha potuto accedere all’acqua potabile, ma ancora un miliardo di persone è tagliato fuori, e sono 35 milioni l’anno le morti per malattie legate alla carenza di acqua”.

Quindi, se non corriamo subito ai ripari, ci aspetta un futuro davvero amaro, con ripercussioni molto gravi su tutto il Pianeta. Basta pensare che già oggi la scarsità delle risorse idriche sta colpendo milioni di persone a San Paolo in Brasile, dove i residenti vivono un periodo di siccità che ne ha svuotato le riserve idriche. La stessa situazione tocca anche allo Stato americano della California, che è entrato ormai nel quinto anno di siccità, con i bacini idrici che hanno garantito le forniture solo per il 2015. Per i mesi a venire non ci sono certezze.

Secondo la ricerca, la capacità di adattamento degli esseri umani rispetto al calo delle forniture d’acqua dipende da ciò che le nuove tecnologie e i governi svilupperanno - ha concluso Wada - Nel XIX e XX secolo, quando si sono avuti periodi simili, sono state diffuse soluzioni tecnologiche al problema: ad esempio, l’ampliamento delle reti di condutture, in modo da riuscire a pompare acqua dai luoghi più lontani. Ma oggi le uniche soluzioni (e non è detto che siano definitive) sembrano solo quelle della dissalazione dell’acqua oceanica”.