A quando un’etichetta alimentare “Made in”?

A quando un’etichetta alimentare “Made in”?

Dopo l’approvazione delle etichette per la sicurezza dei prodotti non alimentari, si fanno più forti le pressioni per una legislazione europea che introduca l’obbligatorietà per quelli alimentari, dove le frodi e gli inganni sono aumentati. Intanto, il Ministero della Salute italiano ha reso accessibili per gli aventi interessi i dati sui flussi commerciali delle materie provenienti dall’estero.

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Dopo lunghi negoziati è stato dato il via libera all’obbligatorietà delle etichette “Made in” (l’imprenditore avrà la facoltà di scegliere se “Made in EU” o “Made in… seguito dal nome del suo Paese”) da apporre su tutti i prodotti non alimentari commercializzati e venduti all’interno del mercato interno dell’Unione europea.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo della proposta della Commissione di nuove norme volte ad aumentare la sicurezza dei prodotti di consumo, Coldiretti ha sottolineato la necessità di introdurre tale obbligatorietà ai prodotti alimentari dove sono più rilevanti i rischi di frodi e inganni che dall’inizio della crisi sono più che triplicate in Italia con un incremento record del 248% del valore di cibi e bevande sequestrati perché adulterate, contraffate o falsificate.

Nonostante l’indicazione dell’origine sia un  fattore importante per aiutare il consumatore a scegliere prodotti più sicuri, l’obbligatorietà, prevista al 13 dicembre 2014 dal Regolamento UE n. 1169/2011, di indicare in etichetta luogo di origine o di provenienza del Paese di produzione è limitata a prodotti alimentari non trasformati, mentre per i prodotti trasformati l’indicazione riguarderà il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti. Lo stesso Regolamento differisce al 13 dicembre 2016 l’obbigatorietà dell’etichetta nutrizionale su determinati prodotti preconfezionati.

C’è da osservare che l’indicazione di origine del prodotto, quantunque deterrente per evitare frodi, non può costituire l’elemento determinante per la scelta del consumatore se  questi non viene raggiunto da altri messaggi che lo rassicurano sulla qualità del prodotto e sulla serietà dell’azienda che lo produce.

È da salutare positivamente la decisione del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di togliere il “segreto di Stato” e di rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero. L’accessibilità ai dati era impedita da una complessa normativa doganale, senza significative ragioni legate alla tutela della riservatezza, che ha impedito finora di rendere trasparente la provenienza degli alimenti, favorendo così il perpetrarsi di inganni a danno di prodotti simbolo del Made in Italy.

Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempire barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy - ha denunciato, denunciato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. 

II Ministro, infatti, ha disposto l’immediata costituzione di un Comitato presso il Ministero composto da esperti della materia, incaricato di definire, in tempi brevi, le modalità attraverso cui saranno rese disponibili le informazioni relative alla provenienza dei prodotti agro-alimentari a soggetti che dimostrino un legittimo interesse all’utilizzo di tali dati. 

Anche il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha accolto con favore la decisione, sottolineando però la necessità di comunicazione trasparente al consumatore.

Il consumatore ha bisogno di trasparenza e di comprendere meglio il sempre più complicato mondo del cibo - si legge nel Comunicato - Sarebbe infatti interessante ricavare quanta materia prima estera è destinata alla produzione di IGP italiane. Ricordiamo che la normativa europea non impone che le materie prime di denominazioni geografiche IGP siano necessariamente legate al territorio al quale esse fanno riferimento. Citiamo il caso della  Breasaola della Valtellina, realizzata anche con carne di provenienza brasiliana ed europea, ma che nella sua denominazione riporta una nota area geografica del BelPaese. Ovviamente non vogliamo assolutamente puntare il dito contro la qualità di questo prodotto realizzato con animali sottoposti ad accurati controlli e dai tagli più pregiati”.

Saper leggere correttamente le etichette rappresenta anche un atto di responsabilità verso il nostro benessere e verso quello delle persone che mangiano le cose che acquistiamo.
Al fine di fornire al consumatore uno strumento di comprensione della etichetta alimentare che accompagna il prodotto e di fare, conseguentemente, delle scelte informate, il Ministero della Salute ha messo online un opuscolo.

Ecco, inoltre, un Decalogo del Ministero per orientarsi fra gli scaffali del supermercato ed evitare sorprese indesiderate a tavola.

1. Leggi scrupolosamente le etichette sulle confezioni. Più indicazioni trovi sull'etichetta, tanto migliore sarà il giudizio alimentare su quel prodotto.

2. Non farti ingannare dalle illustrazioni riportate sulla confezione. Hanno lo scopo principale di richiamare la tua attenzione e non sono necessariamente legate all'aspetto reale del prodotto.

3. Controlla l'ordine degli ingredienti di un prodotto. Puoi farti un'idea sulla qualità dell'alimento; gli ingredienti sono indicati per ordine decrescente di quantità; il primo ingrediente dell'elenco è più abbondante del secondo, che a sua volta è più abbondante del terzo e così via.

4.Consuma il prodotto entro la data di scadenza indicata in etichetta. Dopo la scadenza il prodotto può deperire rapidamente e non essere più sicuro per la tua salute.

5. Non confondere la data di scadenza di un prodotto con il termine minimo di conservazione; se trovi sull'etichetta la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro..." puoi consumare il prodotto anche alcuni mesi dopo ed evitare inutili sprechi gettando un prodotto ancora commestibile. 

6. Controlla il peso netto/sgocciolato dell'alimento. Spesso possiamo essere tratti in inganno dalle dimensioni delle confezioni.

7. Se soffri di allergie o intolleranze alimentari controlla sempre nell'elenco degli ingredienti la presenza di eventuali allergeni. La lista degli allergeni viene periodicamente aggiornata alla luce delle conoscenze scientifiche più recenti.

8. Mantieni sempre i prodotti refrigerati e quelli surgelati alla temperatura indicata sull'etichetta e riponili, subito dopo l'acquisto, nel frigorifero o nel congelatore. Ricorda che il freddo non uccide i germi anche se ne rallenta o ne impedisce temporaneamente la crescita.

9. Se compri pesce in pescheria controlla i cartelli esposti. Accanto al pesce fresco si può vendere anche pesce decongelato, ma il venditore è comunque tenuto ad esporre le indicazioni obbligatorie, tra cui quelle sulla provenienza.

10. A parità di qualità e prezzo preferisci gli alimenti confezionati con materiale riciclato/riciclabile; leggi bene le indicazioni sul materiale utilizzato per il confezionamento o l'imballaggio (AL alluminio, CA cartone, ACC acciaio ecc), darai una mano alla salvaguardia dell’ambiente.

 

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