A Lima con molte aspettative

A Lima con molte aspettative

C’è un clima di maggior fiducia alla vigilia della Conferenza ONU sul Clima che prende avvio oggi nella capitale Peruviana e che dovrà fornire indicazioni sugli impegni nazionali delle Parti della Convenzione UNFCCC, presupposto per raggiungere un Accordo vincolante a Parigi nel 2015.
L’annuncio del patto sottoscritto tra USA e Cina per contrastare il global warming, non entusiasma gli scienziati del clima che non intravedono in quegli impegni gli obiettivi per un percorso verso il contenimento dell’aumento della temperatura globale a 2 °C entro la fine del secolo.

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Inizia oggi a Lima (Perù) la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici-COP20 (1-12 dicembre 2014) che dovrà gettare le basi per un nuovo Accordo vincolante per contrastare il global warming da sottoscrivere l’anno prossimo a Parigi (COP21) e che entrerà in vigore nel 2020.
Il Gruppo Intergovernativo di esperti sui Cambiamenti Climatici (IPCC) con il Rapporto di Sintesi dell’AR5, diffuso all’inizio del mese di novembre, ha messo in guardia contro l’aumento del livello dei mari, i devastanti effetti meteorologici estremi, la siccità e la carenza di acqua potabile, connessi all’aumento delle emissioni globali di gas ad effetto serra (GHG), ribadendo che il tempo a disposizione per evitare i “punti di non ritorno” si stanno via via riducendo.

Anche il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) nel suo annuale Rapporto sul percorso di riduzione delle emissioni da compiere per tenere fede agli impegni assunti dai Paesi dell’UNFCCC a Copenhagen (2009) di mantenere entro i 2 °C il riscaldamento globale entro la fine del secolo, ha sottolineato che il picco di GHG deve essere raggiunto attorno al 2020, per declinare successivamente e raggiungere la neutralità climatica tra il 2055-2070.
A Lima, nell’ambito del Gruppo di Lavoro sulla Piattaforma di Durban per un’azione rinforzata, che aveva deciso che sarebbe stato raggiunto un Accordo vincolante entro il 2015, i Governi dovranno indicare i propri impegni nazionali (Intended Nationally Determined Contribution), da assumere formalmente entro marzo 2015, che siano ambiziosi, trasparenti ed equi, in modo che possano essere valutati ed, eventualmente, rivisti prima della COP21 di Parigi.

Attorno all’evento si è creato un maggior ottimismo sulle conclusioni che potranno essere raggiunte.
È estremamente incoraggiante osservare che ben prima della scadenza prevista per il primo trimestre 2015, i Paesi abbiano già delineato la portata dei propri contributi all’Accordo da sottoscrivere a Parigi - ha dichiarato alla vigilia della Conferenza, la Segretaria esecutiva dell’UNFCCC, Christiana Figueres - Questo è un chiaro segnale che i Paesi sono determinati a trovare un comune impegno e a massimizzare le potenzialità della cooperazione internazionale, lavorando duramente per ridurre le emissioni entro il 2020, allorché l’Accordo che verrà sottoscritto a Parigi entrerà in vigore. Proprio la definizione di questi percorsi costituirà l’aspetto nodale della Conferenza di Lima”.

Il riferimento al patto sottoscritto tra USA e Cina per contrastare i cambiamenti climatici è palese. In effetti, l’annuncio inatteso, e forse anche per questo definito dai media “storico”, fatto congiuntamente a Pechino l’11 novembre 2014, a margine del Vertice APEC, da Barack Obama e Xi Jinping, ha creato molte aspettative sulla possibilità di raggiungere un Accordo globale di riduzione delle emissioni, al di là degli obiettivi di riduzioni indicati:
- gli USA taglieranno del 26-28% al 2025 le proprie emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 2005;
- la Cina toccherà il suo picco al 2030, pur compiendo sforzi per raggiungerlo prima, per poi cominciare a ridurle, e alla stessa data si impegna a produrre da fonti rinnovabili almeno il 20% del totale energetico.

Il patto ha avuto le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, insieme alla considerazione che si è trattato di un accordo intrapreso da due Paesi che insieme rappresentano il 45% delle missioni globali, ma gli scienziati fanno notare che quegli obiettivi non sono adeguati per far raggiungere il picco delle emissioni al 2020, come indicato nel percorso del Rapporto UNEP.
L’accordo con la Cina è un buon primo passo - ha dichiarato Kevin Trenberth, Ricercatore senior presso il National Center for Atmospheric Research (NCAR), uno dei massimi esperti mondiali di scienza del clima e di modelli climatici - ma non è sufficiente per evitare significativi cambiamenti climatici”.
Secondo Trenberth l’accordo USA-Cina va nella direzione di prevenire i cambiamenti climatici, ma non offre soluzioni per le azioni di adattamento:
L’assenza di ogni pianificazione al riguardo significa che dovremo continuare a convivere con le conseguenze che saranno gravi e improvvise e che, per lo più, ricadranno sulle spalle di molte popolazioni che non hanno alcuna colpa, come quelle dei piccoli Stati insulari che saranno inondati per effetto dell’innalzamento dei livelli del mare”.

L’accordo sostanzialmente è molto debole - ha rincarato Paul Higgins, Climatologo e Direttore dell’American Meteorological Society Policy Program, osservando l’assenza dell’indicazione del limite del picco alle emissioni della Cina al 2030 - Riconoscere che la Cina non ha ancora raggiunto il suo apice alle emissioni, potrebbe costituire un incentivo per il Paese ad emettere di più nel frattempo, rendendo più alto il picco”.

Ma il Presidente degli USA, dopo la batosta dei Democratici nelle elezioni di Mid-term, determinata anche dalla defezione degli elettori più preoccupati degli effetti dei cambiamenti climatici, aveva bisogno di inviare un messaggio rassicurante a una parte consistente dei suoi elettori.
Un Rapporto pubblicato il 22 novembre 2014, indica che i due terzi dei Democratici sono preoccupati dei cambiamenti climatici (molto, il 46%; abbastanza, il 25%), contro meno di un terzo dei Repubblicani (rispettivamente 14% e 15%).
Non è casuale che il Senatore Repubblicano Mitch McConnell, dal 1° gennaio 2015 capo-gruppo al Senato, ha subito denunciato “irrealistico l’accordo che scarica gli impegni conseguenti sul futuro Presidente”.

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