Avviata la VI edizione della Campagna europea di sensibilizzazione “Spreco zero. Un anno contro lo spreco”, promossa da Last Minute Market, spin-off fondato dal Prof. Segrè dell’Università di Bologna-Distal, in collaborazione con il MATTM nell’ambito del Progetto REDUCE. Nel frattempo, in Francia il Senato della Repubblica ha dato il via libera definitivo alla legge contro il “gaspillage alimentaire” che obbliga i supermercati a distribuire alle organizzazioni caritatevoli il cibo prossimo alla scadenza.

spreco alimentare

Alla vigilia della 3a edizione della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare (5 febbraio 2016), durante la manifestazione “Alimentare la salute”, evento promosso dalla Fondazione ENPAM all’interno dei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele (4-6 febbraio 2016), nel corso del quale si può partecipare a corsi sulla cucina del recupero, incontri sull’educazione alimentare e workshop nutrizionali, è stato presentato Waste Watcher 2016, il Rapporto 2016 sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane, prodotto da Last Minute Market, in collaborazione con SWG.

In Italia, lo spreco di cibo domestico, dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura, vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 gr. circa di cibo sprecato, secondo il Rapporto 2015 di Waste Watcher che si propone di fornire alla collettività strumenti di comprensione delle dinamiche sociali, comportamentali e di stile di vita che generano e determinano lo spreco delle famiglie, al fine di costituire una base di conoscenza a supporto di decisioni pubbliche e private relative allo spreco.

L’indagine di quest’anno mette l’accento sul packaging quale misura essenziale per la conservazione del cibo e, di conseguenza, strumento di educazione alimentare contro lo spreco di cibo:
- l’85% dei consumatori è consapevole dell’importanza dell’imballaggio rispetto alla conservazione o deperibilità del prodotto;”
- per il 64% il packaging è addirittura “indispensabile”;
- il 93% dichiara di sceglierlo sulla base della sua funzionalità, oppure della possibilità di riutilizzo (90%);
- il 56% dei consumatori afferma di essere disposto a “pagare qualcosa di più per avere imballaggi che aumentino la probabilità di utilizzo del prodotto, riducendone di conseguenza lo spreco”.

Waste Watcher ha monitorato con la nuova inchiesta anche le abitudini di acquisto dei consumatori italiani:
- la spesa si fa nei supermercati o ipermercati, è la grande distribuzione a tenere banco per il 90% dei consumatori;
- solo il 9% degli italiani acquista nei piccoli negozi o dal produttore;
- la spesa è quotidiana oppure si rinnova ogni 2/3 giorni (69%);
- solo il 27% degli italiani pratica la grande spesa settimanale;
- le confezioni si preferiscono piccole (64%) per prevenire lo spreco che infatti colpisce in prevalenza le confezioni grandi aperte da tempo (62%);
- il 91% presta attenzione alla data di scadenza nelle etichette.

Nell’occasione Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna-Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari (Distal), fondato dal Prof. Andrea Segrè, Presidente del Comitato tecnico-scientifico per il Piano Nazionale di Prevenzione degli Sprechi Alimentari  (PINPAS) presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha annunciato anche l’avvio della 6a edizione della campagna europea di sensibilizzazione “Spreco zero. Un anno contro lo spreco”.

Studiare meglio le cause e i comportamenti dei consumatori è il primo passo per garantire politiche adeguate di prevenzione dello spreco. Per questo la campagna europea di sensibilizzazione andrà quest’anno alla radice dello spreco domestico che incide in misura rilevante sul fenomeno fino allo 0,5% del PIL italiano - ha dichiarato Segrè - Il 2016, incrociato al nuovo progetto Reduce, sarà l’anno del monitoraggio dei ‘Diari di famiglia’, ovvero rilevazioni scrupolosamente annotate da famiglie campione, che indicheranno con precisione la misura quali-quantitativa dello spreco ad ogni pasto e spiegheranno come il cibo gettato viene di volta in volta smaltito. Un’indagine che avrà la validazione scientifica dell’Università di Bologna- Distal e che, sulla base dei primi pilot test avviati nel 2015, permette già di affermare che lo spreco di cibo domestico reale è circa il 50% superiore a quello percepito e dichiarato nei sondaggi. Ne deriva che gli italiani, a livello domestico, sprecano effettivamente circa 13 miliardi di euro ogni anno. È su questa sfera che vogliamo agire con una capillare campagna di sensibilizzazione”.

Il Progetto REDUCE (Ricerca, Educazione e Comunicazione), finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e coordinato da Luca Falasconi, Ricercatore presso il Distal-Università di Bologna, si propone di:
- calcolare e rilevare i main driver dello spreco domestico in Italia attraverso l’applicazione della metodologia dei “diari” e della “waste sorting analysis”;
- affiancare nell’individuazione e applicazione del modello di stima dei rifiuti alimentari presenti nei rifiuti urbani;
- affiancare nell’individuazione e applicazione del modello di calcolo e rilevazione dei main driver dello spreco nella refezione scolastica;
- affiancare nelle attività volte all’analisi dello spreco alimentare nella fase di distribuzione;
- affiancare in tutte le attività legate alla predisposizione e implementazione della campagna nazionale di comunicazione per la prevenzione degli sprechi alimentari;
- affiancare nelle attività legate alla predisposizione del Kit di formazione/comunicazione per le scuole e del Kit di comunicazione ad uso e consumo della stampa e delle organizzazioni;
- affiancare in tutte le attività legate al coordinamento e management del progetto.

La lotta agli sprechi e alle perdite alimentari gioca un ruolo decisivo sia per la riduzione dell’impronta ambientale della produzione alimentare, sia nell’assicurare un’adeguata disponibilità di cibo per le generazioni attuali e future - ha sottolineato il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani, intervenuta alla presentazione - In questo contesto, tra le criticità fatte emergere dal PINPAS in questi anni, spicca la mancanza di indicatori omogenei nazionali/europei per la definizione della problematica e di strumenti per la misurazione dell’efficacia di misure di prevenzione ed intervento. A questo si aggiunge la mancanza di piani coordinati di educazione e comunicazione e di accordi tra gli attori della filiera, che rendono frammentarie le azioni atte al contenimento dello spreco. Questi aspetti sono il cuore della campagna Spreco Zero e di tutte le altre azioni previste dal progetto Reduce. È bene sottolineare che, fra le iniziative che sta portando avanti il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, c’è anche l’educazione ambientale nelle scuole. Riteniamo necessario che sul tema alimentazione e spreco le coscienze siano formate fin dai primi anni di età”.

Nel frattempo, in Francia il Senato della Repubblica ha dato il via libera definitivo, all’unanimità, il 3 febbraio 2016 alla legge contro il “gaspillage alimentaire”, che obbliga, tra l’altro, i supermercati (GDO) a stipulare convenzioni con le organizzazioni caritatevoli, a pena di una multa di 75.000 euro o 2 anni di reclusione, per donare il cibo prossimo alla scadenza. 

La Legge era stata approvata già nello scorso maggio, ma era stata inserita all’interno della legge sull’efficienza energetica, per cui era stata bloccata dal Consiglio Costituzionale (alla faccia del nostri “Milleproroghe”!).
Viene prevista una vera e propria gerarchia per evitare lo “spreco alimentare”: dalla prevenzione al consumo umano, dall’educazione scolastica alla responsabilità sociale delle imprese (RSI), dall’alimentazione per animali al recupero energetico.

Ora, i promotori dell’iniziativa della raccolta di firme per la legge che ha fatto della Francia il primo Paese al mondo a dotarsi di una Legge contro lo spreco di cibo, chiedono al Presidente della Repubblica Hollande di premere sulla Commissione UE affinché una tale normativa si diffonda a livello di Unione europea.