Durante il Convegno di FISE-UNIRE e GMR per riflettere sul mercato e sul sistema dei rifiuti di imballaggi si sono affrontate e messe a confronto le soluzioni per superare alcune delle attuali criticità del sistema CONAI, rilevate sia dagli operatori privati sia da autorità e pubbliche amministrazioni che vigilano sul suo funzionamento.
Tra le proposte, la salvaguardia del principio della responsabilità dei produttori, differenziando gli oneri in base alla riciclabilità dell’imballaggio, anche al fine di spingerli verso un packaging più sostenibile.

spazzatura gialla

La revisione del sistema di governance del mercato dei rifiuti di imballaggi è uno dei più temi più dibattuti del momento, sia in termini di riforma del sistema per aumentarne l’efficacia e l’efficienza che di individuazione di soluzioni condivise.

Presentando la sua indagine conoscitiva sul mercato della gestione dei rifiuti urbani (IG49), a seguito di diverse segnalazioni sulle criticità del settore, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (AGCM) aveva segnalato, tra l’altro, la necessità di una riforma del sistema consortile che dovrebbe evolversi in un modello concorrenziale per garantire che i produttori di imballaggi rispettino il principio "chi inquina paga", per spingerli ad una produzione di packaging sostenibile.

A quasi 20 anni dalla nascita del CONAI e dei Consorzi di filiera, nonostante i risultati positivi raggiunti, è oggi necessario ripensare la governance dei rifiuti di imballaggi, rivedendo le dinamiche che regolano il sistema, superandone le attuali criticità, garantendo piena concorrenza e conferendo ai Consorzi un ruolo ‘sussidiario’, di aiuto al mercato e agli operatori.

Sono stati questi i principali spunti emersi nel corso del Convegno “Riflessioni sul mercato e sul sistema degli imballaggi”, promosso a Roma 18 ottobre 2016 da FISE-UNIRE (Unione Imprese del Recupero e GMR (Gruppo Materiali Riciclabili,) in collaborazione con UNIRIMA (Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Macero), con l’obiettivo di mettere a confronto i diversi punti di vista, anche in una prospettiva europea, per fornire ai decision maker alcune chiavi di lettura per meglio comprendere la realtà e individuare soluzioni condivise per una riforma del sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi.

Gli operatori privati, e in particolare le piattaforme di recupero e riciclo, costituiscono la “rete” attraverso cui viene svolto il servizio assicurato a Comuni e cittadini dal CONAI e dai Consorzi di filiera, operando sul libero mercato in modo autonomo, fuori dal sistema consortile, a servizio di imprese e municipalità, senza ricevere alcun sostegno finanziario da parte del CONAI. La loro attività, peraltro, contribuisce a rendere possibile il raggiungimento, a livello complessivo, degli obiettivi di recupero e riciclo previsti dalla legge, che il CONAI registra annualmente.

Nel 2015, secondo i dati forniti dal CONAI, i quantitativi di imballaggi avviati a riciclo hanno mostrato un andamento soddisfacente, risultando pari a oltre 8,2 milioni di tonnellate di rifiuti ed evidenziando una performance in ulteriore crescita per il triennio 2016-2018: si stima, infatti, che nel 2018 il tasso di riciclo sull’immesso salirà al 68,7% (dal 66% attuale), mentre circa l’11,8% sarà avviato al recupero energetico.

Tuttavia, va evidenziato che sul totale dei quantitativi avviati a riciclo nel 2016 la gestione consortile dei rifiuti ha riguardato solo la metà (circa il 49%, pari a 3.993 tonnellate, erano poco più di 1.000 nel 1998), mentre la restante parte è stata gestita da operatori indipendenti (4.179 tonnellate, erano già 4.000 nel 1998). Dal confronto tra i quantitativi gestiti dai due sistemi (CONAI ed extra-CONAI) si evidenzia quindi come, dalla nascita del sistema consortile, non si siano registrate sostanziali mutazioni dei quantitativi gestiti sul libero mercato, mentre la quota di mercato degli operatori extra-CONAI si è ridotta progressivamente a vantaggio di quella gestita dal sistema consortile. La crescita del CONAI è dovuta sicuramente (ma non solo) alla nascita ed allo sviluppo delle raccolte differenziate urbane, che hanno fatto sì che crescessero i quantitativi di rifiuti destinati al riciclo; ma è dovuta anche ad uno spostamento verso il sistema consortile di quantitativi prima gestiti sul libero mercato, a questo sottratti dai Comuni tramite il meccanismo dell’assimilazione dei rifiuti speciali (da attività produttive) ai rifiuti urbani.

In questo scenario, nell’attività dei diversi Consorzi si sono evidenziate anche alcune criticità, rilevate sia dagli operatori privati con cui questi lavorano, sia da autorità e pubbliche amministrazioni che vigilano sul loro funzionamento.

Il fatto che per il medesimo materiale i produttori paghino il medesimo contributo ambientale, senza che il diverso grado di riciclabilità dell’imballaggio si rifletta su un diverso livello di contributo, sotto il profilo concorrenziale, costituisce una distorsione - ha dichiarato Claudia Desogus, intervenuta al Convegno in rappresentanza dell’AGCM - Perché è proprio lì che viene meno quel segnale di prezzo che dovrebbe caratterizzare un imballaggio più riciclabile: viene incluso il medesimo costo ambientale di un imballaggio meno riciclabile. Quindi i produttori di due imballaggi, che dal punto di vista ambientale sono diversi, non riescono a competere sotto questo aspetto e la concorrenza in questo ambito viene così appiattita. Questo ha chiaramente un effetto sul mercato della produzione e della vendita degli imballaggi. Per questo motivo l’AGCM ritiene che sia necessario parametrare il contributo ambientale al costo di gestione delle diverse tipologie di imballaggi”.

La responsabilità del produttore è un principio che va salvaguardato e che ha contribuito al raggiungimento di importanti traguardi di riciclo, anche attraverso l’incremento delle raccolte e una maggiore consapevolezza di imprese e cittadini - ha evidenziato Anselmo Calò, Presidente di FISE UNIRE - Tuttavia, occorre ribadire oggi la necessità che CONAI e Consorzi svolgano una funzione sussidiaria rispetto al mercato, senza abusare della propria posizione (come invece avviene in alcune filiere del riciclo), ma coniugando il proprio ruolo con la presenza degli operatori privati, in particolare le imprese di recupero; in secondo luogo occorre che siano sempre garantiti il dialogo e la partecipazione di tutti i soggetti della filiera alle politiche dei Consorzi, considerati gli obiettivi di interesse pubblico che questi ultimi perseguono e l’importanza dei recuperatori per il raggiungimento degli stessi obiettivi”.

Al Convegno ha partecipato anche il Presidente del CONAI.
Forse vi sorprenderò nel dire che CONAI non è contrario ad una revisione della normativa. Naturalmente entrando nel merito e senza che le istituzioni, il Parlamento e il Governo, recepiscano acriticamente una serie di proposte di alcuni legittimi portatori di interesse - ha dichiarato Roberto De Sanctis - Non neghiamo che possano essere compiuti passi di revisione della normativa che contemplino non solo un bilanciamento degli interessi di salvaguardia della concorrenza e di protezione dell’ambiente. Interessi che non necessariamente concordano e che possono essere contrastanti. Occorre evitareinterventi occasionali che rispondano ad esigenze particolari di questa o quella categoria o che siano imitativi di altri modelli palesemente inadeguati alla realtà del nostro Paese. Una vera competizione è tra soggetti che si fanno carico tutti degli oneri ambientali connessi alla loro attività”.