Edilizia in calo del 5,5%

Edilizia in calo del 5,5%

Dal Rapporto di Federcostruzioni presentato in occasione del SAIE di Bologna emerge che il settore è in grossa difficoltà e il calo è destinato a continuare anche nel 2015.
Per invertire la tendenza vengono indicate misure di politica economica e che vadano a rimuovere le criticità e a sostenere una crescita degli investimenti, ma c’è il rischio di continuare una cementificazione che il territorio non è più in grado di sostenere, se prima non si interviene per metterlo in sicurezza.

costruzioni in italia rapporto 2014

Mai, forse, come in questo momento l’industria italiana delle costruzioni si è trovata in una situazione di così grande difficoltà - ha affermato Rodolfo Girardi, Presidente di Federcostruzioni - Ai fin troppo noti problemi indotti da una economia nazionale che non solo non decolla, ma stenta persino a ridurre i ritmi fortemente negativi degli ultimi anni, si è aggiunto un nuovo e ancora più preoccupante fenomeno: la sfiducia nella capacità del Paese a reagire attraverso scelte di politica economica che individuino le costruzioni come propulsore della ripresa produttiva”.

È un vero e proprio cahier de doléance il Rapporto 2014 “Il sistema delle costruzioni in Italia” che Federcostruzioni ha presentato in occasione del SAIE, Salone internazionale dell'industrializzazione edilizia (Bologna, 22-25 ottobre 2014).
Il Rapporto, raccogliendo e sommando i dati del valore della produzione di 17 comparti industriali, per oltre il 90% del totale del settore produttivo delle costruzioni, evidenzia come dal 2008 al 2013 l’insieme delle filiere abbia registrato una contrazione produttiva pari al 26%.
Un trend negativo che stando alle previsioni raccolte è destinato ad aggravarsi, mancando le condizioni per un’inversione di tendenza. Con il risultato che alla fine del 2015 la perdita produttiva sembra destinata a salire di oltre un altro punto percentuale raggiungendo nel confronto con il 2008 un -27,1%.
Secondo il Rapporto, infatti, sia nel 2014 che nel 2015 proseguirà il calo produttivo del sistema italiano delle costruzioni anche se, grazie ad alcuni comparti in controtendenza, la contrazione in termini percentuali risulterà nettamente più contenuta di quella registrata nell’ultimo biennio, aggirandosi intorno a un -2,2% annuo.

Dei 17 comparti che compongono il sistema di Federcostruzioni, 7 stimano nel prossimo biennio dinamiche di arresto della caduta e individuano segnali di ripresa.
Ad unirli un elemento comune: si tratta di comparti in cui l’esportazione ha un peso rilevante oscillando tra un terzo del valore del mercato, come nel caso dei servizi di ingegneria fino a oltre il 70% come nel caso dell’industria ceramica.

Attualmente le costruzioni rappresentano il 13% del valore complessivo della produzione nazionale di beni e servizi e l’11% dell’occupazione totale - ha commentato Girardi - E questo nonostante una crisi che ha determinato un crollo degli investimenti che l’Ance ha stimato in quasi 59 miliardi in meno che hanno significato una perdita di ben 520.000 addetti, ovvero poco meno del 26% del totale dei lavoratori del comparto. Un numero enorme che diventa ancora più preoccupante se si considera anche l’indotto, sfiorando gli 800 mila posti di lavoro persi”.

filiera costruzioni

Per invertire questa tendenza, secondo Federcostruzioni, sono necessarie precise scelte di politica economica e una serie di decisioni che vadano a rimuovere le criticità e a sostenere una crescita degli investimenti:

- il rispetto delle regole, per un mercato trasparente e contro le infiltrazioni di organizzazioni malavitose;
- la riforma del Patto di Stabilità interno per sbloccare la politica di investimento degli enti locali;
- il rilancio di investimenti contro l’emergenza nel settore scolastico e il rischio idrogeologico;
- la riqualificazione delle città, incentrata sulla rigenerazione delle aree industriali dimesse, gli scali ferroviari, le aree demaniali in disuso, i vuoti urbani, i centri storici, le periferie, il waterfront, il patrimonio artistico;
- l’housing sociale, per contrastare il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie che si riversa sul problema casa;
- i ritardati pagamenti della PA che stanno mettendo in ginocchio migliaia di imprese associate;
- il credito alle imprese del settore, sviluppando modelli di intervento che rendano accessibile l’uso di nuovi strumenti di finanziamento;
- la gestione dei Fondi strutturali europei e del Fondo Sviluppo e Coesione, il cui rapido utilizzo rappresenta un elemento determinante per la riuscita della politica infrastrutturale a livello nazionale;
- la riforma in materia di Opere Pubbliche, per modificare le procedure esistenti, tale da consentire alle amministrazioni di perseguire efficacemente i propri obiettivi in via ordinaria, senza ricorrere a deroghe delle regole vigenti;
- riduzione del costo del lavoro, volto alla riduzione degli oneri sociali che gravano sul settore in modo sproporzionato rispetto all’industria in genere ed un riallineamento delle aliquote contributive tra lavoro autonomo e subordinato;
- lo sfruttamento dell’innovazione tecnologica di cui molti soggetti della filiera hanno acquisito know-how in grado di accrescere la qualità dei prodotti e l’interoperabilità tra utenti ed operatori;
- la riduzione del costo dell’energia che attualmente si riflette nell’aumento dei costi del processo produttivo dei materiali e componenti per l’edilizia, nonché della logistica, fino al 30%.

La maggior parte delle proposte sono sensate, altre meno condivisibili che, purtroppo, la riforma urbanistica del Ministro Lupi e il Decreto “Sblocca Italia” del Governo Renzi stanno già accogliendo.
Il fatto è che, piaccia o non piaccia, il settore negli ultimi decenni si è gonfiato troppo e questa “bolla” immobiliare nazionale avrà bisogno di tempi lunghi per essere riassorbita. Continuare business-as-usual sul motto “costruire per crescere”, salvaguardando rendita fondiaria e immobiliare, non è più sostenibile oltre che iniquo. Le conseguenze si riverberano, infatti, su cittadini inermi di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici che provocano disastri su un territorio dissestato, anche a seguito della massiccia cementificazione che in Italia in meno di 50 anni ha comportato, come testimonia l’ISPRA nel 1° Rapporto “Il consumo di suolo in Italia”, la perdita irreversibile del 7,3% di suolo, tra opere edili e infrastrutturali!

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