Le 10 proposte per la green economy italiana

Le 10 proposte per la green economy italiana

Nella giornata conclusiva degli Stati Generali della Green Economy svoltisi a ECOMONDO, il Consiglio Nazionale della Green Economy ha presentato le proposte politiche, elaborate dai Gruppi di lavoro, necessarie per avviare l'Italia sulla strada della green economy, attivare uno sviluppo durevole, rilanciare gli investimenti e recuperare posti di lavoro.

Nella giornata conclusiva degli Stati Generali della Green Economy, svoltisi a Fiera di Rimini (8-9 novembre 2016) durante ECOMONDO, la Fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, tuttora in svolgimento come le contemporanee Key Energy, Cooperambiente, H2R e Città Sostenibile, sono state presentate le "Proposte di Policy" elaborate dai Gruppi di Lavoro del Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 64 Organizzazioni di imprese, che per la loro stesura hanno riunito oltre 350 esperti del settore, necessarie per avviare l'Italia sulla strada della green economy, attivare uno sviluppo durevole, rilanciare gli investimenti e recuperare posti di lavoro.
"Le proposte di policy presentate dal Consiglio Nazionale agli Stati Generali della Green Economy – ha sottolineato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – costituiscono un driver per un nuovo sviluppo per l'Italia. Per rilanciare benessere, qualità ambientale e occupazione servono idee per nuovi beni e nuovi servizi: quelli di una green economy. Il Piano nazionale industria 4.0, per diventare motore di innovazione e rilancio delle imprese italiane, ha bisogno di ben più forti scelte in direzione green".

Ecco in sintesi il "Decalogo green" presentato

Attuare l'Accordo di Parigi sul clima attraverso la definizione di una nuova strategia energetica nazionale che parte da tre nuovi target: tagliare le emissioni di gas serra del 50% rispetto al 1990, ridurre i consumi energetici del 40% rispetto alla scenario tendenziale, soddisfare il 35% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili. Tutto ciò attraverso un Fondo per la transizione energetica alimentato dalla riallocazione dei sussidi dannosi all'ambiente e da una carbon tax progressiva che parta da 25 euro a ton/CO2 nel 2017 per raddoppiare nel 2030, integrata con l'ETS (Emission Trading System)

Sostenere l'impegno dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 dell'ONU per lo sviluppo sostenibile attraverso l'aggiornamento triennale della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile che contenga come obiettivo chiave quello della green economy.

Sostenere le politiche finanziarie e fiscali in direzione green attraverso politiche pubbliche che incentivino gli operatori finanziari verso eco-investimenti; il sostegno allo sviluppo dei green bonds e una riforma fiscale ecologica.

Promuovere strumenti di contabilità non finanziaria per indirizzare le imprese alla valorizzazione dei capitale naturale allargando la platea delle imprese che devono fare una rendicontazione non finanziaria ed estenderla anche a Comuni, Regioni e Stato.

Potenziare gli strumenti per lo sviluppo delle start up green semplificando e velocizzando le procedure, agevolando l'accesso ai finanziamenti, istituendo un Osservatorio e sviluppando acceleratori dedicati.

Implementare e diffondere il marchio "made green in Italy" nell'agroalimentare per sostenere la qualità e sostenibilità ecologica dei prodotti agricoli. La gestione di questo marchio deve essere trasparente sull'origine dei prodotti e deve essere garantito da un efficace sistema di controllo

Sostenere una rapida definizione e il recepimento del nuovo pacchetto delle direttive europee sulla circular economy per i rifiuti. Nel recepimento deve essere previsto che la prevenzione della produzione dei rifiuti venga incrementata con una strategia nazionale che attivi strumenti economici e leve fiscale e che la tariffa venga applicata in modo omogeneo a livello nazionale con incentivi per i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese. Si deve puntare sulla raccolta differenziate di qualità e minimizzare il ricorso alla discarica.

Promuovere ed estendere il Green Public Procurement, valorizzando le norme del Codice degli appalti attraverso un sistema di monitoraggio che consenta una raccolta dati omogenea e l'introduzione di un Piano nazionale di formazione sul GPP.

Riformare i servizi idrici anche per affrontare l'adattamento climatico, riducendo l'impatto ambientale delle attività di regolazione e approvvigionamento anche rispetto ai servizi eco-sistemic, facendo un uso efficiente delle risorse ed incentivando il riciclo. Per la realizzazione delle infrastrutture idriche è necessario poi introdurre criteri ambientali minimi nelle gare per l'aggiudicazione di lavori e servizi.

Sviluppare politiche e misure per una mobilità più sostenibile prevedendo, come hanno fatto Olanda e Norvegia, che dal 2030 ci sia il divieto di immatricolazione per le auto con alimentazione diesel e benzina fossili (le auto quindi potranno avere solo alimentazione elettrica, ibrida, da biocarburanti e gas). È necessario anche varare un Piano nazionale della mobilità che investa nella mobilità sostenibile e incoraggiare la sharing mobility.

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