Il 2° Rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile nelle città evidenzia i differenziali negativi rispetto al reddito, alle condizioni materiali di vita e all'occupazione, ma toccano anche elementi significativi del Bes: dalla speranza di vita ai livelli di scolarizzazione, dalla conservazione del patrimonio edilizio alla ricerca e innovazione, dalla diffusione del non profit alla dotazione e fruizione di servizi come quelli culturali o per la prima infanzia.

urbes

Le differenze in Italia si evidenziano anche a livello urbano.
È quanto rileva l’Istat nel 2° Rapporto sul Benessere equo e sostenibile nelle città (UrBes 2015) (link: pdf) che offre una panoramica multidimensionale dello stato e delle tendenze del benessere nelle realtà urbane, applicando in termini omogenei i concetti e le metodologie del Bes. L’edizione di quest’anno integra una serie di avanzamenti nella capacità informativa sul benessere nelle realtà locali, individuando e nel rafforzamento della rete dei Comuni aderenti al Progetto UrBes, che aumentano da 15 a 29:
- le 10 Città Metropolitane (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio di Calabria);
- le 4 Città Metropolitane già previste, ma non ancora costituite (Palermo, Messina, Catania e Cagliari);
- altri 15 Comuni (Brescia, Bolzano, Verona, Trieste, Parma, Reggio Emilia, Cesena, Forlì, Livorno, Prato, Perugia, Terni, Pesaro, Potenza, Catanzaro).
Il set di indicatori utilizzato per la misurazione del Bes nelle città, che sono passati in un anno da 25 a 64, è dunque molto più articolato di quello fissato a livello nazionale, grazie alla disponibilità dei dati definitivi dei Censimenti del 2011 e all’utilizzo di molte informazioni ricavate da numerose indagini statistiche in precedenza non disponibili.

L’analisi dello stato di benessere nelle città italiane ha evidenziato diseguaglianze molto forti tra le diverse realtà.
La dicotomia tra Centro-Nord e Mezzogiorno che caratterizza il Paese si ritrova anche a livello urbano. Tuttavia, accanto a maggiori criticità e a
i ritardi fra le città meridionali emergono anche casi che evidenziano, in particolare in alcuni domini, dinamiche positive e  potenzialità su cui investire. Differenziali negativi si osservano, come era da attendersi, rispetto al reddito, alle condizioni materiali di vita e all’occupazione, ma toccano anche elementi significativi in altri domini del Bes: dalla speranza di vita ai livelli di scolarizzazione, dalla conservazione del  patrimonio edilizio alla ricerca e innovazione, dalla diffusione del non profit alla dotazione e fruizione di servizi come quelli culturali o per la prima infanzia.
Non mancano però tematiche per le quali sono alcune città del Sud a evidenziare performance mediamente migliori di quelle del Centro-Nord, come i reati contro il patrimonio e le problematiche della mobilità urbana, anche se, per queste ultime, è riscontrabile un impegno proporzionalmente maggiore in termini di trasporto pubblico locale e di servizi innovativi di infomobilità. Inoltre, limitatamente alle città metropolitane del  settentrione, ulteriori elementi problematici sono connessi all’invecchiamento della popolazione e alla qualità dell’aria.
Per il complesso delle realtà metropolitane, una situazione di svantaggio relativo rispetto al resto del territorio è prevalente in merito alla mortalità per tumore; disponibilità di verde urbano; modalità di gestione dei rifiuti; presenza di aree pedonali. Inoltre, nei comuni capoluogo si accentua la frequenza di diverse tipologie di reati e quella di incidenti stradali con lesioni alle persone.
D’altro canto, emerge anche il ruolo della città come luogo dell’innovazione. I centri metropolitani mettono in luce, soprattutto rispetto ai contesti provinciali di riferimento, livelli di scolarizzazione e di reddito più elevati; una maggiore propensione alla specializzazione produttiva e alla connettività; biblioteche e musei più frequentati; una migliore conciliazione tra lavoro e impegni familiari di cui si fanno carico soprattutto le donne.

Per quanto riguarda le condizioni di salute in Italia sono in continuo miglioramento.

tabella speranza vita italia

La speranza di vita alla nascita, che vede l'Italia ai primi posti anche tra i paesi europei, continua ad aumentare, raggiungendo nel 2013 84,6 anni per le femmine e 79,8 anni per i maschi. Il Mezzogiorno presenta una situazione complessivamente meno favorevole, con alcune significative eccezioni (Bari e Cagliari): la vita media è più breve, 79,2 anni per gli uomini e 83,9 per le donne, contro valori di circa 1 anno più alti al Nord. Speranza di vita più alta a Firenze, Bologna, Bari e Milano (con livelli superiori a 80 anni per i maschi e 85 per le femmine); più bassi a Napoli, Palermo e Catania (maschi sotto 79 anni e femmine sotto 84 anni).
Nel 2012, il reddito disponibile delle famiglie, ricorda lo studio, è stato pari a 17.307 euro pro capite, inferiore di circa 420 euro a quello stimato per il 2011. Un andamento simile si ha per le 3 ripartizioni geografiche. Milano presenta nel 2012 un reddito medio pro capite delle famiglie di oltre 26 mila euro e Bologna di oltre 23 mila; Catania, Napoli, Messina e Reggio Calabria non raggiungono invece i 13 mila euro. Tra le altre città UrBes soltanto Bolzano, Trieste, Parma e Forlì-Cesena superano i 21 mila euro di reddito provinciale pro capite mentre Potenza e Catanzaro oltrepassano di poco i 13 mila.