Raggiunto un accordo con la Cina sull’importazione nell’UE dei pannelli PV

 Raggiunto un accordo con la Cina sull’importazione nell’UE dei pannelli PV

I produttori di vino europei si sentono sollevati, ma i produttori di pannelli fotovoltaici e i player della filiera,sia pro che contro dazi, recriminano sulle modalità con cui la Commissione UE ha svolto le indagini e condotto le trattative.

dumping-UE

Secondo quanto riportato dall’Agenzia Xinhua News, il Commissario UE al Commercio Karel De Gucht ha dichiarato di aver raggiunto il 27 luglio 2013 “una soluzione amichevole” con i produttori cinesi di panelli fotovoltaici in merito alla disputa commerciale che si era aperta tra Unione europea e Cina, dopo che la Commissione UE aveva deciso il 4 giugno 2013 di imporre dazi provvisori nei confronti degli esportatori di pannelli solari cinesi all’11,8% per due mesi, livello destinato  a salire a un tasso medio del 47,6% dal 6 agosto in poi.

La decisione era scaturita a seguito di un’indagine svolta dalla Commissione UE che avrebbe accertato azioni di dumping ovvero che i pannelli cinesi sarebbero stati venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati sul mercato interno, grazie anche ai sussidi governativi impropri ricevuti. La reazione di Pechino non si era fatta attendere, tanto che già il giorno seguente la decisione di Bruxelles di imporre i dazi, era stata annunciata un’inchiesta sulle esportazioni in Cina di vini europei, suscitando le allarmate preoccupazioni dei produttori vinicoli europei, visto che il mercato cinese del settore, in continua espansione, aveva assorbito l'8,6% del vino esportato dall'UE, diventando il maggior acquirente straniero dei vini di Bordeaux ed importando nel 2012 vini italiani per 77 milioni di euro.

“Dopo settimane di intense discussioni, posso dire che sono soddisfatto dell’offerta da parte degli esportatori di pannelli solari della Cina di un impegno per prezzi come previsti dalla legislazione di difesa commerciale dell’UE - ha affermato De Gucht - Siamo convinti  che questo impegno sui prezzi permetterà di stabilizzare il mercato europeo dei pannelli solari e di eliminare il pregiudizio che le pratiche di dumping hanno causato all’industria europea. Abbiamo trovato una soluzione amichevole che si tradurrà in un nuovo equilibrio sul mercato europeo dei pannelli solari ad un livello dei prezzi sostenibile. Dopo le consultazioni del comitato consultivo, composto dagli Stati membri, ho intenzione di presentare questa offerta all’approvazione della Commissione europea”.

Quale sia in concreto questo “impegno” non è noto, anche perché di fronte al diffondersi di notizie che parlano di un prezzo minimo all'importazione per i pannelli solari cinesi di 0,56 euro per Watt (cifra che sarebbe alquanto verosimile visto che all’inizio di luglio la Cina aveva proposto 0,50 euro, contro la proposta della Commissione UE di 0,65 euro) e al limite di 7GW di prodotti che entrano nel mercato UE dalla Cina ogni anno (anche in questo caso non si sarebbe lontani dal vero visto che l’UE aveva proposto un tetto di 10GW), il Segretario generale dei produttori fotovoltaici presso la Camera di Commercio della Cina Sun Guangbin avrebbe osservato, sempre secondo l’Agenzia Xihnua, che quanto diffuso non era del tutto esatto, precisando comunque che “è stato firmato un accordo, che deve ora essere confermato da Paesi membri dell'UE prima che vengano diffusi i suoi dettagli. Il prezzo pattuito non sarà fisso”, lasciando intendere che sarà determinato sulla base di una formula che ne permetterà la fluttuazione sulla base dell’andamento del mercato. Ovviamente, l’Unione europea si impegnerebbe a non introdurre, o ridurre al minimo i dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi.

La disputa si sta concludendo, quindi, con un compromesso? Non daremmo per scontata una soluzione a breve, viste le reazioni contrastanti in Europa, dove alcuni Paesi vorrebbero che i dazi a dicembre diventino definitivi. Non è convinto dell’accordo, seppur ufficioso, il Comitato IFI che riunisce circa il 90% dei produttori italiani di celle e moduli fotovoltaici e che rappresenta in Italia il Gruppo di imprese europee che vorrebbero la permanenza dei dazi (Eu-Prosun) che in una nota osserva che “andrebbe chiarito se il ruolo della Commissione, nell’accettare una negoziazione alternativa al provvedimento di dazi provvisori emesso dalla stessa Commissione lo scorso 5 giugno, non esuli dal ruolo eminentemente tecnico che la Commissione dovrebbe tenere nel condurre un’investigazione, piuttosto da una pressione politica di alcuni Paesi, tra i quali la Germania, interessati più a mettere a posto la propria posizione di bilancia commerciale nei confronti della Cina, piuttosto che difendere un principio sacrosanto del diritto, internazionale e comunitario”.

Secondo l’Alleanza per l’Energia Solare Sostenibile (AFASE), “L’aumento dei prezzi non farebbe che accelerare quello che abbiamo visto nei mesi scorsi, la distruzione di una significativa quantità di posti di lavoro lungo tutta la filiera dell’energia solare - ha affermato il suo Presidente Thorsten Preugschas - Se il prezzo minimo pattuito tra l’Unione europea e la Cina fosse troppo alto, dovremmo licenziare personale in UE e cercare di offrire la nostra competenza sul solare al di fuori dell’Europa, dove la domanda di energia solare sta esplodendo. Tuttavia, lavoreremmo allora con installatori locali a discapito delle migliaia di installatori europei che rimarrebbero senza progetti solari su cui lavorare”.

Ma la polemica si sta sviluppando a livelli istituzionali. A seguito di una denuncia sollevata proprio da AFASE, secondo la quale la decisione di introdurre i dazi sarebbe stata presa dalla Commissione UE sulla base di dati fuorvianti di una società di consulenza tedesca che non avrebbe fornito “un'informazione indipendente ed accurata”, secondo i legali di AFASE, sovrastimando la capacità produttiva di pannelli dell’UE.

Seppure la Commissione UE abbia negato che i dati forniti dalla società di consulenza siano stati determinanti nell’adottare le misure antidumping (secondo quanto riportato dall’Agenzia Reuters in una corrispondenza da Bruxelles del 29 luglio 2013) ha avviato un’indagine in merito. Come si può ben capire, bisognerà attendere dicembre prima di capire se si raggiungerà un “onorevole” compromesso.


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