Le imprese italiane sono efficienti nell’uso delle risorse pur in assenza di una strategia specifica come pure di un piano di azione

Le imprese italiane sono efficienti nell’uso delle risorse pur in assenza di una strategia specifica come pure di un piano di azione

È quanto emerge dal Profilo del nostro Paese, che accompagna il Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente dedicato alle politiche e alle buone pratiche di uso efficiente delle risorse in Europa.

more-from-less-material-resource-effiency-in-europe

Al fine di incoraggiare i Paesi europei a condividere le informazioni e le loro esperienze nello sviluppo di  politiche per l’efficienza delle risorse, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha pubblicato il Rapporto More from less. Material resource efficiency in Europe” (Di più con meno. L’efficienza delle risorse materiali in Europa), accompagnato dai profili individuali  di 32 Paesi che hanno reso disponibili le informazioni e i dati sulle loro politiche e gli esempi di iniziative di buone pratiche, dal 2000 al 2014. Il lavoro contribuisce ad ampliare il know how in materia di efficienza delle risorse e di economia circolare, aumentando la conoscenza  sulle strategie politiche necessarie in questi settori.
Secondo il Rapporto, l’uso delle risorse nell'Unione europea nel suo complesso è sceso sia in termini assoluti (in calo del 12%) che per persona (da 15,5 a 13,1 tonnellate), trainato dal beneficio economico che è diventato il driver più importante dell’efficienza delle risorse per molti Paesi, per cui si deve intendere che il messaggio “fare di più con meno”, lanciato dalla Commissione UE nel 2005 con il Libro Verde sull’efficienza energetica, è stato colto e diffuso in altri settori dove l’efficienza può ridurre l'approvvigionamento di materie prime e ridurre la dipendenza dalle importazioni, oltre che far diminuire le pressioni sull'ambiente.
È importante, sottolinea l’Agenzia, che i recenti risultati positivi conseguiti in termini di efficienza continuino e che non si ritorni al vecchio modellopiù crescita più consumo di risorse” che ha caratterizzato lo sviluppo economico nel recente passato, anche perché c’è spazio per ulteriori miglioramenti nella progettazione e attuazione delle politiche , così come i benefici che possono derivare diffondendo le buone pratiche, dal momento che sussistono tuttora grandi differenze tra i vari Paesi.
La relazione sottolinea che la sfida principale sarà di garantire che i recenti guadagni in termini di efficienza sono sostenuti, e che la situazione non tornerà al modello a lungo termine della crescita economica accompagnata da crescente utilizzo delle risorse. L'indagine conclude anche che vi è spazio per ulteriori miglioramenti nella progettazione e attuazione delle politiche, così come significativo è il beneficio potenziale che si può trarre dallo scambio di buone pratiche, dal momento che esistono ancora grandi differenze tra i vari Paesi.
Solo 3 Paesi (Austria, Finlandia e Germania) hanno adottato strategie nazionali dedicate all’efficienza delle risorse, mentre 2 sono quelli che le hanno a livello regionale (Belgio-Fiandre e Regno Unito-Scozia).
Sono 9 i Paesi che hanno adottato obiettivi nazionali sul tema (Austria, Estonia, Francia, Germania, Ungheria, Lettonia, Polonia, Portogallo e Slovenia), basati sul prodotto interno lordo rispetto al consumo interno di materiali (PIL/DMC).
La maggior parte dei miglioramenti nella produttività delle risorse si è verificato tra il 2007 e il 2014, per lo più per effetto del forte calo delle attività nel settore delle costruzioni a causa della crisi economica iniziata nel 2007-2008, che ha determinato un forte calo nell’utilizzo di materiali, pur avendo avuto un impatto piuttosto limitato sul prodotto interno lordo.
La maggior parte dei Paesi (26) ha identificato taluni flussi di rifiuti e materiali riciclati come il gruppo prioritario più comune.  I flussi principali di rifiuti i sono le plastiche e gli imballaggi (17 Paesi), seguiti dai rifiuti da costruzione e demolizione (16 Paesi) e da quelli alimentari (15 Paesi). Le fonti di energia, come i combustibili fossili e incluse le fonti rinnovabili, sono state menzionate da 18 Paesi come risorse prioritari.
Il settore manifatturiero è stato quello individuato più frequentemente come il settore economico chiave per migliorare l’efficienza delle risorse, seguito da agricoltura e silvicoltura, costruzioni e gestione dei rifiuti.
Il settore dei servizi, attualmente pari a circa il 70-75% del PIL nella maggior parte dei Paesi europei, che avrebbe la potenzialità di assumere un ruolo significativo in termini economici per l’utilizzo dei materiali e l'efficienza delle risorse, viene viceversa citato da pochissimi Paesi tra quelli prioritari per migliorare l'efficienza delle risorse materiali.
Germania, Paesi Bassi e la regione delle Fiandre (Belgio) hanno indicato di aver messo in atto una strategia specifica di economia circolare, che mira a creare un sistema di produzione e di consumo che genera poco rifiuti e mantiene il più a lungo possibile l’utilizzo dei materiali. Diversi Paesi riconoscono la necessità di allontanarsi dall’attuale modello economico lineare, dichiarando di aver già inserito l’economia circolare e la chiusura del ciclo dei materiali tra le priorità politiche.
La maggior parte delle iniziative politiche citate sono correlate all’economia circolare sulla gestione dei rifiuti, con solo pochi esempi che vanno oltre l'aumento dei tassi di riciclo e di un maggior utilizzo di materie prime secondarie.Senzanome

Il profilo dell’Italia, messo a punto per l’Agenzia da Carmela Cascone e Alessio Capriolo dell’ISPRA, mostra che nel nostro Paese negli ultimi 15 anni è calato sensibilmente il consumo di minerali non metalliferi, l’uso dei materiali pro-capite è risultato tra i più bassi d’Europa (8,3 tonnellate a persona), la produttività  delle risorse tra le più alte (3.05 euro al kg. contro la media UE di 1,98 euro), “pur in assenza di una strategia specifica come pure di un piano di azione”.
Questi dati sono indicativi della capacità delle nostre imprese di adattarsi a quelle che sono le pressioni esterne, nonostante la policy non sia stata in grado di offrire un quadro politico-normativo dedicato.


Commenta