Italia deferita ancora alla Corte per la gestione rifiuti in Campania

Italia deferita ancora alla Corte per la gestione rifiuti in Campania

La decisione contenuta nel pacchetto mensile di infrazioni adottato dalla Commissione UE, in cui l’Italia ne annovera ben 5, superata questo mese solo da Belgio e Grecia a cui ne sono state comminate 6.

Termovalorizzatore-Acerra

Era preventivata, ma la decisione della Commissione europea di deferire nuovamente l’Italia alla Corte di giustizia europea a causa della gestione non corretta dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, è pur sempre notizia che merita riflessione, non fosse altro per la sanzione pecuniaria richiesta: 25 milioni di euro (21.067 euro per ciascun giorno trascorso tra le due sentenze della Corte), oltre ad una sanzione giornaliera di 256.819,20 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza della Corte e fino al termine dell'infrazione.

La richiesta è inserita nel pacchetto di procedure di giugno avviate oggi dalla Commissione, che contiene nei confronti dell’Italia altri 4 “parere motivato”, l’anticamera della Corte di giustizia, nei confronti dell’Italia: 1, ancora di carattere ambientale, per il mancato recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva sulla Protezione degli animali utilizzati a fini scientifici; 1 in tema fiscalità per il mancato recepimento della Direttiva sulla Cooperazione Ammninistrativa; 1 sul mancato rispetto della normativa dell’Unione sugli Appalti Pubblici in occasione della procedura per la costruzione di nuovi edifici per l’Amministrazione giudiziaria di Bari; infine, un altro per il mancato recupero dei prelievi sulle eccedenze delle quote latte, dovuti tra il 1995 e il 2009.

Per tutti i 4 procedimenti l’Italia ha due mesi di tempo per presentare le sue osservazioni. Ritornando al deferimento alla Corte di giustizia, la richiesta è stata fatta direttamente dal Commissario UE per l’Ambiente Janez Potocnik, dopo il prolungato inadempimento in materia di gestione dei rifiuti nella regione Campania.

Già a marzo 2010, nel pronunciarsi contro l'Italia, la Corte aveva espresso particolare preoccupazione riguardo all'assenza di una rete di dispositivi di smaltimento integrati e adeguati, che costituiscono un obbligo ai sensi della Direttiva quadro sui rifiuti. In seguito, la Commissione si era tenuta costantemente in contatto con le autorità italiane dopo la sentenza, nell’intento di assicurare che l’Italia prendesse le misure necessarie per eseguire la sentenza.

Alcuni progressi sono stati compiuti: l’Italia ha adottato un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania nel gennaio 2012 e a giugno ha presentato un programma di misure destinate a gestire i rifiuti nella regione fino al 2016, quando dovrebbero diventare operativi nuovi impianti di trattamento - ha sottolineato la Commissione - Dall’estate 2011 le autorità locali hanno dirottato grandi quantità di rifiuti verso impianti in altre regioni, soluzione questa di natura meramente temporanea a problemi che caratterizzano la regione ormai da anni. Non sono però da escludersi nuove emergenze, dato che il trasporto dei rifiuti fuori dalla regione non risolve in modo adeguato i problemi endemici di questo territorio”.

Pur riconoscendo i progressi fatti, ad esempio sotto il profilo della raccolta differenziata, la Commissione guarda con preoccupazione i ritardi che hanno portato all’arresto della costruzione della maggior parte degli impianti previsti per il recupero dei rifiuti organici, degli inceneritori e delle discariche. Il rischio, ora, è che molte delle installazioni previste non siano pronte per la fine del 2016, cioè in tempi ancora ragionevoli dalla prima sentenza della Corte.

Preoccupanti sono altresì la sorte incerta di 6 milioni di tonnellate di rifiuti imballati e stoccati presso vari siti in Campania, in attesa di un inceneritore che deve ancora essere costruito, e il basso tasso di raccolta differenziata nella provincia di Napoli: pur essendo la città della Campania che produce più rifiuti, Napoli ha un tasso di raccolta differenziata solo di circa il 20%! Se dovesse concretizzarsi la condanna pecuniaria richiesta, a ben poco servirebbe aver esportato i rifiuti nei Paesi Bassi a 109 euro a tonnellata, mentre per trasportarli nelle altre regioni ne occorrono 170.


Commenta