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Il Rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sugli investimenti energetici globali indica che di questo passo gli obiettivi energetici e climatici, fissati dall’Agenda ONU 2030 e dall’Accordo di Parigi, non saranno raggiunti.

Il settore energetico avanza verso una maggiore elettrificazione”: è una delle considerazioni che emergono dal Rapporto “World Energy Investment 2018”, rilasciato il 17 luglio 2018 dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) e messo gratuitamente online, che fornisce una vasta gamma di dati e analisi utili al processo decisionale da parte dei Governi, dell’industria energetica e delle istituzioni finanziarie per definire i quadri politici, attuare le strategie commerciali, finanziare nuovi progetti e sviluppare nuovi tecnologie.

Il settore dell’elettricità ha attratto nel 2017 la maggior parte degli investimenti energetici nel 2017, sostenendo una robusta spesa per le reti e superando per il secondo anno consecutivo l’industria petrolifera e del gas.

Gli investimenti energetici globali hanno totalizzato 1,8 trilioni di dollari nel 2017, in diminuzione del 2% in termini reali rispetto all’anno precedente. Più di 750 miliardi di dollari sono stati destinati a livello globale al settore dell’elettricità, mentre 715 miliardi di dollari sono stati spesi per l’approvvigionamento di petrolio e gas.

Gli investimenti sostenuti dallo Stato rappresentano una quota crescente degli investimenti energetici globali, in quanto le imprese di proprietà statale sono rimaste più legate a petrolio e gas e alla produzione di energia termica di quanto non lo siano state le imprese private. Secondo l’Agenzia, la quota di investimenti globali nel settore energetico delle imprese di proprietà statale è aumentata negli ultimi 5 anni fino a superare il 40% nel 2017, e queste politiche governative stanno svolgendo un ruolo crescente nell’indirizzare gli investimenti dei privati. In tutti gli investimenti nel settore energetico, oltre il 95% è ora basato su regolamenti o contratti di remunerazione, con un ruolo decrescente per nuovi progetti basati esclusivamente sui ricavi che derivano da prezzi variabili in mercati all’ingrosso competitivi. Gli investimenti nell’efficienza energetica sono particolarmente legati alle politiche di Governo, spesso attraverso standard di rendimento energetico.

Il Rapporto rileva, inoltre, che dopo diversi anni di crescita gli investimenti globali combinati nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica sono diminuiti del 3% nel 2017, con il rischio che rallentino ulteriormente nel 2018. Ad esempio, gli investimenti nelle energie rinnovabili, che rappresentano i due terzi delle spese per la produzione di energia elettrica, sono calati del 7% nel 2017. La recente frenata della Cina nel sostegno al solare fotovoltaico aumenta il rischio di un rallentamento degli investimenti globali quest’anno, dal momento che il Paese rappresenta oltre il 40% degli investimenti globali nel solare fotovoltaico, confermando quanto evidenziato dall’IEA in Rapporti precedenti sull’importanza delle politiche governative nel guidare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Quantunque l’efficienza energetica abbia mostrato nel 2017 uno dei suoi maggiori incrementi, non è stata in grado di compensare il calo degli investimenti nelle rinnovabili. Inoltre, con il trascorrere dei mesi gli investimenti nell’efficienza energetica nel 2017 si sono via via ridotti a seguito del rallentamento dell’interesse politico.

Un tale calo combinato di investimenti globali per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica è preoccupante – ha affermato Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’Agenzia – Questa situazione potrebbe minacciare l’incremento di produzione dell’energia pulita necessaria per soddisfare gli Obiettivi di sicurezza energetica, climatici e di aria pulita. Mentre avremmo bisogno che questi investimenti aumentassero rapidamente, è deludente scoprire che quest’anno potrebbero calare”.

La quota dei combustibili fossili negli investimenti per l’approvvigionamento energetico è aumentata lo scorso anno per la prima volta dal 2014, dovuta ai prezzi di petrolio e gas che sono aumentati di poco. Nel frattempo, le dismissioni delle centrali nucleari hanno superato le nuove costruzioni, poiché gli investimenti nel settore sono scesi nel 2017 al livello più basso degli ultimi 5 anni.

La quota delle compagnie petrolifere nazionali nel totale degli investimenti petroliferi e gasieri è rimasta su livelli record, tendenza che dovrebbe persistere nel 2018.

Nel Rapporto si evidenzia che, pur costituendo una fetta piccola del mercato, i veicoli elettrici rappresentano gran parte della crescita delle vendite globali di auto, stimolata dagli incentivi di acquisto dei Governi che nel 2017 hanno coperto quasi un quarto del valore globale delle vendite di veicoli elettrici e che ogni anno stanziano sempre maggiori capitali per sostenere il settore. Secondo il ReportGlobal  Electric Vehicles Outlook” rilasciato dall’IEA il 30 maggio 2018, il numero di auto elettriche e ibride plug-in che sono in circolazione nel mondo al 2017 ha superato i 3 milioni, un aumento del 54% rispetto al 2016.

Le decisioni di investire nelle centrali a carbone da costruire nei prossimi anni sono diminuite per un secondo anno consecutivo, attestandosi ad un terzo del livello del 2010. Tuttavia, nonostante il calo delle integrazioni di capacità globali e un livello elevato di dismissioni di impianti esistenti, la produzione globale di energia elettrica dal carbone ha continuato a crescere nel 2017, soprattutto a causa dei mercati asiatici. Così mentre si passava a impianti più efficienti, il 60% delle centrali attualmente operative utilizza una tecnologia subcritica e inefficiente.

Il Rapporto rileva pure che le prospettive dell’industria dello shale statunitense stanno migliorando. Tra il 2010 e il 2014, le aziende hanno speso fino a 1,8 USD per ogni dollaro di entrate. Tuttavia, l’industria ha quasi dimezzato il prezzo di copertura dei costi, fornendo una base più sostenibile per la futura espansione. Questa è la ragione dell’aumento record della produzione di petrolio da scisto statunitense di 1,3 milioni di barili al giorno nel 2018.

L’industria dello scisto degli Stati Uniti è al punto di svolta dopo un lungo periodo di operatività su una base finanziaria fragile – ha osservato Birol –L’industria è sulla buona strada per ottenere un flusso di cassa positivo per la prima volta quest’anno, trasformandosi in un’industria più matura e finanziariamente solida, mentre la produzione cresce ad un ritmo più veloce di sempre“.

Le migliori prospettive per il settore dello shale americano contrastano con il resto dell’industria petrolifera e del gas, dal momento che gli investimenti in progetti petroliferi convenzionali, che costituiscono la maggior parte dell’offerta globale, rimangono deboli. Gli investimenti in nuove capacità convenzionali dovrebbero precipitare nel 2018 a circa un terzo del totale, dando luogo ad un periodo di preoccupazione pluriennale per quel che riguarda l’adeguatezza a lungo termine dell’approvvigionamento.

 

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