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Il nuovo Rapporto ILO (Agenzia Internazionale per il Lavoro delle Nazioni Unite) stima che le azioni volte a contenere il riscaldamento globale entro i +2 °C permetteranno al 2030 di creare milioni di nuovi posti di lavoro, compensando abbondantemente quelli che si perderebbero nei settori dell’estrazione e della raffinazione del petrolio.

Secondo il Rapporto “World Employement and Social Outlook 2018: Greening with Jobs” (WESO 2018) (Prospettive occupazionali e sociali nel mondo 2018: economia verde con occupazione), pubblicato il 14 maggio 2018 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti, con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti, l’azione volta a limitare entro la fine del secolo a 2 °C l’aumento del riscaldamento globale permetterà la creazione di un numero di posti di lavoro tale da compensare di gran lunga la perdita del settore energetico legato ai combustibili fossili.

I nuovi posti di lavoro verranno creati adottando metodi sostenibili nel settore energetico, in particolare attraverso cambiamenti e nuove combinazioni di diversi tipi di energia, l’uso di veicoli elettrici e il miglioramento dell’efficienza energetica nel settore dell’edilizia.

I servizi nel settore degli ecosistemi, che comprendono la purificazione dell’aria e dell’acqua, il rinnovo e la fertilizzazione del suolo, il controllo dei parassiti, l’impollinazione e la protezione dalle condizioni meteorologiche estreme sostengono, tra le altre, le attività in agricoltura, pesca, silvicoltura e turismo, che danno lavoro a 1,2 miliardi di persone.

Le proiezioni relative al riscaldamento del pianeta renderanno più comune gli impatti delle ondate di calore, in particolare in agricoltura, come pure l’insorgenza di problemi di salute. Il rapporto calcola che le malattie imputabili allo stress da calore causeranno una riduzione del 2% delle ore lavorate su scala mondiale entro il 2030.

I risultati del nostro rapporto sottolineano che i posti di lavoro dipendono fortemente da un ambiente salubre e dai servizi correlati – ha sottolineato Deborah Greenfield, Direttrice generale aggiunta della ILO – L’economia verde può consentire a milioni di persone di superare la povertà e fornire migliori mezzi di sussistenza anche alle generazioni future. Una tale opportunità è un fattore di stimolo per le scelte complesse che ci troveremo ad affrontare”.

A livello regionale e a seguito delle misure adottate nella produzione e nell’uso di energia, si prevede una creazione netta di circa 3 milioni di posti di lavoro nelle Americhe, 14 milioni nella regione dell’Asia e del Pacifico e 2 milioni in Europa. Al contempo, perdite nette di posti di lavoro potrebbero esserci in Medio Oriente (-0,48%) e in Africa (- 0,04%) in caso di conferma della tendenza attuale di dipendenza di queste regioni rispettivamente dai combustibili fossili e dall’industria estrattiva.

Il Rapporto invita i Paesi a intraprendere azioni urgenti per formare i lavoratori nelle competenze necessarie alla transizione verso un’economia più verde e ad assicurare la protezione sociale che faciliti la transizione verso i nuovi posti di lavoro, contribuisca a prevenire la povertà e riduca la vulnerabilità delle famiglie e delle comunità.

Il cambiamento delle politiche in queste regioni potrebbe compensare l’impatto negativo dovuto alle perdite previste di posti di lavoro – ha affermato Catherine Saget, la principale autrice del Rapporto che in un breve video riassume le 5 cose che devono essere conosciute sul WESO 2018 – I Paesi a basso reddito e alcuni Paesi a medio reddito hanno ancora bisogno di sostegno nella raccolta dei dati e nell’adozione e finanziamento di strategie per una transizione equa verso un’economia e una società caratterizzata da uno sviluppo ambientale sostenibile che riesca a includere tutte le persone e tutti i gruppi della società”.

Ecco alcuni numeri del Rapporto ILO che confermano i vantaggi occupazionali al 2030 di un passaggio alla green economy rispetto ad uno scenario BAU (business-as-usual):
– a livello mondiale, la maggior parte dei settori dell’economia trarrà vantaggio dalla creazione netta di posti di lavoro: dei 163 settori economici analizzati dal rapporto, solo 14 potrebbero essere soggetti a perdite di occupazione superiori a 10.000 posti di lavoro;
-solo due settori – l’estrazione e la raffinazione del petrolio – potrebbero subire perdite pari o superiori ad un milione di posti di lavoro;
– circa 2,5 milioni di posti di lavoro potrebbero crearsi nella produzione di elettricità da fonti rinnovabili, il che compenserebbe i circa 400.000 posti di lavoro persi nella produzione di elettricità da combustibili fossili;
– si potrebbero creare 6 milioni di posti di lavoro attraverso la transizione ad una “economia circolare” che comprende attività come il riciclaggio, la riparazione e la rigenerazione, in sostituzione del modello economico tradizionale di “estrazione, produzione, uso e smaltimento”.

Sebbene in alcuni casi le misure per affrontare i cambiamenti climatici possano provocare perdite di occupazione a breve termine, il loro impatto negativo può essere ridotto attraverso politiche appropriate.

Il Rapporto propone delle sinergie tra le politiche di protezione sociale e quelle ambientali per sostenere il reddito dei lavoratori durante la transizione verso un’economia più verde. Un mix di politiche che comprenda trasferimenti monetari, un sistema di sicurezza sociale più efficace e la limitazione dell’uso dei combustibili fossili porterebbe ad una crescita economica più rapida, a una maggiore creazione di posti di lavoro e a una più equa distribuzione del reddito, nonché alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

I Paesi dovrebbero intraprendere azioni urgenti per anticipare le competenze richieste dai processi di transizione verso economie più verdi e sviluppare nuovi programmi di formazione professionale. La transizione verso un’agricoltura più sostenibile creerebbe, ad esempio, posti di lavoro nelle aziende biologiche di medie e grandi dimensioni e consentirebbe ai piccoli agricoltori di diversificare le loro fonti di reddito, in particolare se questi ultimi dispongono di competenze professionali appropriate.

Il Rapporto ILO dimostra anche che l’inclusione delle questioni relative al lavoro nelle politiche e legislazione ambientali rappresenta un veicolo importante per la realizzazione dell’Agenda del Lavoro Dignitoso  della ILO e per gli obiettivi ambientali.

Il dialogo sociale, consentendo ai datori di lavoro e ai lavoratori di partecipare, insieme ai Governi, al processo decisionale – ha aggiunto la Saget – svolge un ruolo chiave di conciliazione degli obiettivi sociali ed economici con le preoccupazioni ambientali. In diverse occasioni, tale dialogo non solo ha contribuito a ridurre l’impatto ambientale delle politiche ma ne ha anche evitato un impatto negativo sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro”.

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