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La DG Ambiente della Commissione UE ha pubblicato una nuova Guida sugli appalti pubblici per un’economia circolare, con l’obiettivo di supportare il Piano di Azione adottato nel dicembre 2015. Tra gli esempi di best practice la città di Torino che ha introdotto nei contratti per la ristorazione scolastica misure per migliorare la sostenibilità.

Curata della Direzione Generale Ambiente della Commissione UE è stata pubblicata una nuova Guida sugli appalti pubblici per un’economia circolare che si propone di supportare l’implementazione del Piano di Azione dell’UE per l’Economia Circolare.

Oltre 250.000 autorità pubbliche nell’UE spendono circa 1.900 miliardi di euro (il 14% del PIL) per l’acquisto di beni e servizi, adottando appalti circolari si potrebbe risparmiare una notevole parte di questa somma e creare al contempo nuovi posti di lavoro.

Inoltre, i benefici ambientali sarebbero notevoli con la riduzione di rifiuti, emissioni e di utilizzo di risorse, come è stato recentemente messo in evidenza al World Economic Forum (Davos, 23-26 gennaio 2018) con la presentazione del “Circular Gap Report”.

Il documento fornisce orientamenti introduttivi e buone pratiche su come applicare, nelle procedure di approvvigionamento pubblico, i principi di riduzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero di materia e di risorse naturali. In ogni sezione in cui il documento si articola vengono illustrati esempi concreti di procedure di approvvigionamento pubblico, realizzate da alcune municipalità europee, che dimostrano come i principi di economia circolare siano fin d’ora realtà in diversi territori dell’UE.

Si tratta di politiche di approvvigionamento che vadano oltre gli appalti pubblici verdi (GPP) per impegnarsi negli appalti circolari , intesi come “procedimento attraverso il quale le autorità pubbliche acquistano beni, servizi e opere, che contribuiscano a chiudere il cerchio del consumo energetico e dei materiali all’interno delle catene di approvvigionamento, riducendo al minimo e, nel migliore dei casi, evitando gli impatti ambientali negativi e la creazione di rifiuti lungo l’intero ciclo di vita”.

Sembrerebbe che gli appalti circolari siano, quindi, un sottotipo di appalti verdi con un focus sul ciclo di vita di prodotti e servizi e sui relativi costi. Di certo, la distinzione non è facile da cogliere e gli orientamenti che emergono sono di alto livello e si concentrano per lo più su questioni di partecipazione politica ed organizzativa.

Bisogna rammentare che lo scorso ottobre la Commissione UE ha adottato la Comunicazione “Appalti pubblici efficaci in Europa e per l’Europa” in cui si sottolinea, tra l’altro, l’esigenza di innalzare il livello di professionalità del personale della pubblica amministrazione coinvolto negli appalti per la fornitura di beni servizi e opere.

Non si tratta solo di convincere gli addetti agli acquisti – ha dichiarato Hugo-Maria Schally, Capo unità “Produzione sostenibile, prodotti e consumi” presso la Direzione generale Ambiente della Commissione UE, intervenendo al 2° Congresso sugli Appalti Circolari” (Tallin, 18-19 ottobre 2017) – Gli strumenti strategici devono tendere a guidare l’innovazione e a cambiare il modo in cui vengono forniti beni e servizi. Tutti i feedback che riceviamo dalle imprese e dalla società civile confermano i tre principali motori dell’economia circolare: legislazione, fiscalità e appalti pubblici”.

Per implementare gli appalti circolari, tuttavia, sarebbe opportuno offrire orientamenti e precisazioni in merito sull’Art. 68 (Costi del ciclo di vita) della Direttiva 2014/24/UE sugli Appalti pubblici.

Nella Guida, tra gli esempi di buone pratiche di acquisti circolari nella sezione ridurre, viene menzionata la Città di Torino che nel 2013 ha introdotto nei contratti per la ristorazione scolastica misure per migliorare la sostenibilità, tra cui, oltre la richiesta di utilizzare apparecchi ad alta efficienza energetica e veicoli da trasporto a basso impatto ambientale, la riduzione significativa degli imballaggi e i rifiuti, utilizzando per esempio l’acqua del rubinetto anziché quella in bottiglia acqua e favorendo prodotti riciclabili e riutilizzabili là dove l’imballaggio è inevitabile. Inoltre, i contraenti dovevano passare dall’uso di piatti in plastica a quelli riutilizzabili.

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